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Ops Intesa-Ubi per Unicredit è “killer acquisition”

Ops Intesa-Ubi per Unicredit è “killer acquisition”

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Unicredit, il terzo “ingombro” sullo sfondo dell’intricata vicenda ops Intesa-Ubi aggiunge al quadro le tinte fosche di una nuova valutazione. Quella di Intesa è una mossa qualificabile come “killer acquisition”

Venti di guerra da Unicredit sull’ops Intesa-Ubi

Non si placano i malumori dei concorrenti per la mossa di Intesa Sanpaolo. Adesso tocca a Unicredit, che per bocca del suo consulente Cleary Gottlieb fa sapere che l’ops di Carlo Messina su Ubi Banca è “una mossa qualificabile come killer acquisition”. Perché? Essa “blocca sul nascere ogni ipotesi espansiva da parte dell’operatore più scomodo presente sulla scena nazionale”. In tal modo costruendo “una ops disegnata” per mantenere “ampio margine di discrezionalità e manovra, paralizzando al contempo la vitalità e operatività dell’impresa target”.

Parole non certo tenere, quelle della società di consulenza Cleary Gottlieb. La sua memoria di 21 pagine – depositata presso l’Antitrust – si fa portatrice di una valutazione forte e diretta nei confronti dell’istituto di Ca’ de Sass.

Intesa “sostanzialmente disinteressata alla convenienza economica dell’operazione” secondo Unicredit

Lo riporta Il Messaggero. Lo scontento di Unicredit nei confronti dell’ops Intesa-Ubi punta il dito anche sulla cessione di alcune filiali a Bper Banca, proprio per non incorrere nelle maglie dell’Antitrust. “Nonostante il perimetro del ramo d’azienda oggetto dell’ipotizzata cessione a Bper, sia significativamente ampliato rispetto a quello originariamente pattuito (400-500 filiali), il prezzo di cessione è rimasto invariato”. Per questo motivo, prosegue la nota, “appare evidente che Intesa sia interessata solo all’eliminazione dal mercato del concorrente Ubi Banca”. E sembra altresì “sostanzialmente disinteressata alla convenienza economica (e industriale) dell’operazione”.

Maverick

Secondo Unicredit, l’offerta pubblica di scambio di Intesa su Ubi avrebbe del predatorio. L’operazione (definita “Maverick”) ridurrebbe il gioiellino Ubi a “solo un moncone” di quello che è oggi. La nuova entità derivante dall’acquisizione dovrebbe infatti “rinunciare a una percentuale elevatissima (37%) dell’intero parco sportelli della banca. Per giunta, in ambiti territoriali ove questa è particolarmente radicata e quindi appetibili per un acquirente e coincidono con le aree più ricche del paese”.

Sempre secondo l’istituto di piazza Gae Aulenti, la via scelta da Carlo Messina per aggirare i divieti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è “impraticabile”. Il motivo è che “consiste nella cessione di un’enorme porzione dell’attuale parco sportelli di Ubi”. E “tali cessioni interesseranno in gran parte province/catchment area situate in Lombardia”.

Ops Intesa-Ubi, per Unicredit non ha aspetti pro-concorrenza

Per l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier, “l’operazione non ha aspetti pro-concorrenziali, non è necessaria per ridurre il rischio di effetti coordinati. L’operazione avrebbe solo evidenti effetti anti-competitivi”. Ciò perché “il secondo operatore non risulta essere Unicredit, ma un altro operatore per cui non si vede come sia sostenibile la tesi dell’attuale oligopolio a due che l’operazione scardinerebbe creando una virtuosa asimmetria dimensionale fra Intesa e Unicredit”.

Unicredit non rivela “il nome del secondo operatore”. Per concludere, l’istituto di piazza Gae Aulenti caldeggia “una rivisitazione al ribasso (del 30%) della quota di mercato critica”. Manca inoltre il “necessario grado di sicurezza che la soluzione ipotizzata venga realizzata” con riferimento al quorum del 66,7% per cedere le filiali.

La replica di Intesa Sanpaolo

L’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, replica subito che “con l’approvazione da parte della Bce, la nostra ops rivolta ai soci Ubi Banca ha segnato un passaggio decisivo nell’ambito di un’operazione”. E rammenta che l’operazione, “come ricordato da Andrea Enria, rappresenta una prima mossa verso un processo di aggregazione del settore bancario”.

Teresa Scarale
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caporedattore
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