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Ops Intesa-Ubi, parla Savona (Consob): troppo affollamento

Ops Intesa-Ubi, parla Savona (Consob): troppo affollamento

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

28 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Il presidente di Consob Paolo Savona sbotta sull’ops Intesa-Ubi: troppi i soggetti chiamati ad esprimersi. Oltre alla Consob, Antitrust, Ivass, Bankitalia e la Bce. E ora, anche il tribunale. Il suo è però un intervento a tutto tondo, rivolto anche al ruolo del fintech

Quel 17 febbraio 2020 Carlo Messina certo poteva prevedere che la sua offerta pubblica di scambio su Ubi Banca avrebbe incontrato degli ostacoli. Ma forse non si aspettava che al 28 di maggio ci sarebbe stato un problema di sovraffollamento nel percorso. A doversi esprimere sull’Ops non ci sono solo Consob, Antitrust, Ivass, Bce/Bankitalia. Ora, c’è anche il tribunale. Cinque autorità per decidere sull’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca secondo il presidente di Consob Paolo Savona sono troppe. Occorre un’autorità che si assuma la responsabilità di decidere.

Il presidente della Consob, nel corso di un’audizione davanti alla commissione di inchiesta sulle banche, ha evidenziato che gli effetti della crisi Covid-19 si sono fatti sentire anche sull’offerta lanciata da Ca’ de Sass su Ubi. Ma soprattutto ha rimarcato che “cinque soggetti a decidere” su questa operazione sono troppi. “Così non funziona”, ha affermato Savona. Ha poi precisato di non chiedere maggiori poteri per la Consob, ma ha domandato “che ci sia qualcuno che prende le decisioni, che si assume le sue responsabilità”.

L’operazione che dovrebbe portare alla fusione di Ubi Banca in Intesa Sanpaolo si gioca su diversi livelli. Non solo quelli delle autorità bancarie e assicurative (Bankitalia, Bce e Ivass). Vi sono infatti procedimenti in corso davanti alla stessa Consob e all’Antitrust.

L’intervento di Savona su Intesa-Ubi dopo la richiesta di intervento del tribunale

Ora, l’ultimo fronte che si è aperto è quello giudiziario. Ubi ha infatti coinvolto il tribunale al fine di esprimersi sulla possibile inefficacia dell’Ops di Intesa a causa della pandemia. L’evento infatti avrebbe fatto intervenire la condizione Mac (material adverse clause). Per questo motivo, secondo Ubi, Intesa si sarebbe dovuta esprimere tempestivamente sulla rinuncia a tale condizione. Invece si è riservata “di confermare se l’offerta è valida oppure no al termine del processo perché l’offerta è e deve essere irrevocabile”.

Nei fatti però Intesa ha sempre manifestato l’intenzione di proseguire con l’Ops. Carlo Messina, ha più volte espresso l’intenzione di portare a termine l’offerta. Anzi, ha sottolineato come l’emergenza renda l’operazione ancora più vitale.

I tafferugli in corso stanno dilatando i tempi dell’operazione, e si allunga la lista dei soggetti che vi entrano. Non ultima, Unicredit, la quale ha chiesto di entrare parte nel procedimento decisionale dell’Antitrust.

Non solo Ubi e Intesa: Savona parla del fintech

Paolo Savona conferma il suo giudizio positivo sui decreti del governo per i “bisogni urgenti di liquidità e di sostegno” alle imprese con l’emergenza Covid. Nella sua audizione di fronte alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario finanziario, ribadisce inoltre due richieste. “Sarebbe opportuno estendere al capitale di rischio le garanzie concesse all’indebitamento per affrontare il problema del peggioramento della leva finanziaria dal lato del debito, che diverrà sempre più un punto di attenzione da parte del mercato”.

“Con questo provvedimento si impegnerebbero i beneficiari a ben gestire il risparmio a essi affidato e a spartire con i risparmiatori i possibili benefici, evitando di privatizzare i guadagni e socializzare le perdite”. Poi aggiunge: “Ho anche suggerito, partendo dal caso specifico dell’intervento pubblico per la Banca Popolare di Bari, che occorre sperimentare i metodi fintech per la concessione del credito, poiché i metodi tradizionali basati su indicatori finanziari del passato, proiezioni econometriche del futuro e valutazioni soggettive dei manager non funzionano e inducono le banche a ridurre le esposizioni al rischio per prudenza o all’azzardo morale nella concessione”.

Teresa Scarale
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