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Ops Intesa-Ubi, in Borsa scocca l’ora del via ufficiale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Luglio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Dopo mesi di battaglie sotterranee, il 6/7 inizia ufficialmente in Borsa l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Il cda di quest’ultima ha ufficialmente detto no: sei le motivazioni. Il fronte del diniego potrebbe iniziare però a sgretolarsi in caso di miglioramento delle condizioni economiche dell’offerta

Intesa-Ubi, ops ai varchi di Borsa

Dal 6/7 e fino al 28/7, ogni socio Ubi Banca per ogni 10 azioni potrà averne 17 Intesa Sanpaolo, con un premio pari al 27,6%. Con l’operazione, Ca’ de Sass punta a ottenere il 66,7% del capitale dell’istituto guidato da Victor Massiah, in modo da avere la maggioranza assoluta nell’assemblea straordinaria e poter così procedere alla fusione per incorporazione di Ubi. Un eventuale non raggiungimento della soglia però non arresterebbe l’operazione. Carlo Messina ha fatto sapere che accetterà di proseguire anche con il 50% più una delle azioni. Anche così, potrà comunque essere proposta all’assemblea degli azionisti l’approvazione della fusione. In entrambi i casi, prevedibilmente a partire dall’esercizio 2021.

Il no di Ubi

“Il consiglio di amministrazione di Ubi Banca ritiene che l’offerta” di Intesa Sanpaolo “non sia conveniente per i suoi azionisti e che il corrispettivo dell’offerta non sia congruo sotto il profilo finanziario”. Con queste parole il consiglio di amministrazione della banca guidato da Victor Massiah ha respinto all’unanimità l’offerta pubblica di scambio promossa da Intesa Sanpaolo lo scorso 17 febbraio sulla totalità delle azioni Ubi.

Le sei motivazioni del diniego di Ubi

Sei i motivi del diniego, illustrati nella comunicazione ufficiale della banca. Innanzitutto, manca un corrispettivo per cassa. Ciò porrebbe a carico degli azionisti Ubi i rischi del raggiungimento degli obiettivi strategici da parte di Isp. Per esempio, vi sono incertezze circa il perfezionamento della fusione e dell’operazione di cessione del ramo bancario a Bper e dei rami assicurativi a UnipolSai ai termini e alle condizioni previsti da Isp. Di più, secondo Ubi tale corrispettivo non remunera adeguatamente questi rischi, comportando un’allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Intesa. Il corrispettivo “non riflette il reale valore di Ubi”, penalizzandone gli azionisti rispetto a quelli di Intesa prosegue la nota.

Le azioni Ubi presentano elevate potenzialità di crescita di valore. La banca fa riferimento all’aggiornamento del suo piano strategico 2020-2022. La nuova versione del piano prevede dividendi distribuibili per circa 840 milioni di euro nel triennio, a fronte dei 510 previsti a febbraio. Ubi ha quindi deciso di innalzare l’ammontare di capitale distribuito di 330 milioni.

Un’operazione inutile in Europa e dannosa in Italia?

Secondo il cda di Ubi, l’ops è volta “a rafforzare la posizione di Intesa in Italia attraverso l’eliminazione di un concorrente”. Questo però non modifica “il posizionamento europeo di Isp”. E “l’ops è controproducente anche per gli stakeholder di Ubi Banca”. Il motivo è che “consentirebbe a Isp di creare una posizione di leadership dominante in Italia”. Si tratta di una posizione “anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera Ubi”.

Tuttavia, se ci fosse un rilancio… I nomi

Però, “se ci dovesse essere chiesto da Intesa Sanpaolo di negoziare siamo a disposizione”, ha affermato la presidente di Ubi Banca Letizia Moratti, aggiungendo che il rilancio deve giungere dall’offerente.

“Siamo disponibili a valutare e studiare i termini dell’offerta lanciata da Intesa su Ubi di cui siamo soci [al 4,96%, ndr]”. A parlare è Aldo Poli, presidente della Fondazione Monte di Lombardia, socio storico di Ubi e “pattista” di peso nel comitato azionisti di riferimento (car). In un’intervista al Sole24Ore Poli lascia intendere che un rialzo del prezzo di offerta potrebbe sgomberare il campo da ogni residua remora. “A noi come fondazione interessa che il nostro investimento sia valorizzato al meglio e il territorio sia tutelato. Dal cda della fondazione ho avuto un mandato per valutare la convenienza della proposta di Intesa: questo è ciò che ci interessa”.

Anche la Fondazione Cr Cuneo si sta muovendo, ma il presidente Giandomenico Genta preferisce non sbilanciarsi, attendendo i risultati dell’analisi all’advisor SocGen. Prudente anche il sindacato bresciano. Il car (20% del capitale Ubi) preferisce rimandare ulteriori valutazioni a “eventuali sviluppi dell’offerta”. Si noti che il car si era da subito schierato contro l’offerta. Dello stesso avviso era il più piccolo Patto dei mille. I fondi fino ad ora non si sono espressi.

Nell’affollata (per usare le parole di Paolo Savona) ops, non poteva mancare il Codacons. L’associazione ha presentato un’istanza alle due banche e alla Procura della Repubblica di Milano. Nella lettera, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori esprime “forti preoccupazioni su alcuni aspetti che riteniamo debbano essere chiariti e focalizzati nell’interesse dei piccoli risparmiatori”.

Teresa Scarale
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caporedattore
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