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I Nobel premiano gli studiosi dei Big issues

13 Novembre 2018 · Andrea Goldstein · 3 min

Come conciliare prosperità materiale e sostenibilità? Come lottare contro il cambiamento climatico? Sono domande sempre più sentite dalla comunità internazionale. Non a caso quest’anno il Premio Nobel per l’Economia è stato assegnato agli statunitensi William Nordhaus e Paul Romer, che hanno integrato il cambiamento climatico nell’analisi macroeconomica di lungo periodo

Con l’autunno arrivano le piogge, i funghi (non quest’anno, a dire il vero) e il Premio Nobel assegnato a maschi bianchi americani che insegnano formule matematiche infarcite di lettere greche nella Ivy League (il club esclusivo che comprende le 8 più importanti università private Usa). In effetti in mezzo secolo il riconoscimento è andato a una sola donna, solo due volte a non-bianchi e mai a qualcuno che non usasse modelli in università anglosassoni. Circostanze che sembrano confermare che gli economisti vivono in un universo parallelo rispetto al mondo reale.

È invece mai come quest’anno, a 10 anni quasi esatti dallo scoppio della crisi globale, a meritare l’apprezzamento della comunità degli studiosi e quindi la notorità del grande pubblico sono economisti che parlano di Big Issues. Quali politiche nazionali e internazionali adottare per ottenere crescita inclusiva? Come conciliare prosperità materiale e sostenibilità? Come lottare contro il cambiamento climatici? Cosa induce il progresso tecnologico? Ci sono modi migliori del Pil per misurare l’attività economica?

A William Nordhaus dobbiamo il concetto di “contabilità verde”, sviluppato nel 1972 per rispondere alla domanda “Is Growth Obsolete?”. Non si trattava certo di promuovere la decrescita più o meno felice, ma di conciliare dal punto di vista teorico ed empirico ricchezza economica e consumo della natura. La riflessione dell’economista di Yale è uno dei fondamenti dell’analisi dei costi del cambiamento climatico e della misurazione dell’attività economica – così da evitare che il disboscamento, per esempio, aumenti il Pil, mentre sostituire un elettrodomestico energivoro con uno più efficiente lo diminuisca.

Paul Romer è il padre della moderna teoria della crescita cosiddetta endogena, al cui cuore stanno i meccanismi di generazione e diffusione della conoscenza. Il professore di NYU ha studiato come gli incentivi di mercato e le azioni degli agenti economici concorrano a trasformare le idee (un bene, ancorché sui generis) in un formidabile fattore di produzione. È un contributo teorico, ma dalle chiarissime implicazioni pratiche, perché dimostra l’importanza di adottare le politiche giuste, ma anche il costo di lungo periodo di decisioni prese con leggerezza (o, ancora peggio, senza la dovuta consapevolezza delle conseguenze).

Per ambedue i neo-laureati, che certo nessuno confonderebbe per ingenui chavistas anti-global, gravi contraddizioni, ovvero il fallimento del mercato nel generare troppo inquinamento e insufficiente innovazione, possono minare le basi del capitalismo e giustificano la regolamentazione. Nordhaus è stato tra i primi a sostenere l’introduzione della carbon tax ed è stato uno degli autori del Clean Air Act di Obama. Le escursioni di Romer nel mondo della politica sono state ancora più controverse. Qualche anno fa sviluppò il concetto delle “charter cities”, l’idea che sia possibile trapiantare le migliori istituzioni (economiche) al mondo in un territorio circoscritto di un paese povero e mal gestito.

In questi tempi di sovranismo muscolare, va infine enfatizzato come sia Romer, sia (soprattutto) Nordhaus siano fortemente convinti del valore del multilateralismo. È evidente che la salvaguardia del pianeta e l’innovazione siano beni pubblici globali, per i quali benefici e costi non possono in alcun modo essere valutati su scala nazionale.

Andrea Goldstein
Andrea Goldstein
Fino a poche settimane fa chief economist di Nomisma, ha lavorato in numerose organizzazioni internazionali (Banca mondiale, Commissione economica dell’ONU per l'Asia e il Pacifico, Banca interamericana di sviluppo) e soprattutto all'OCSE; attualmente alla Divisione degli Investimenti in qualità Senior economist. È anche editorialista del Sole 24 Ore ed autore di libri e articoli sull’economia globale.
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