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Monte Paschi fra wealth management e fondo Apollo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per Mps una sorpresa positiva arriva però dal wealth management, che si conferma sostanzialmente stabile, in linea con le ultime trimestrali 2020 diramate in questi giorni dalle banche italiane

  • Possono spiegarlo vari fenomeni. La contrazione del business ha sortito un effetto di aumento della liquidità sui conti correnti. Le imprese hanno riscontrato una minore necessità di finanziarsi. Gli stessi clienti privati hanno accumulato giacenza sui propri conti a causa delle minori opportunità di consumo

  • Nelle ultime ore si è affacciato sul panorama Monte Paschi il fondo Apollo. Ma un fondo di private equity ha rendimenti attesi significativamente superiori agli asset bancari. Apollo in particolare non può realizzare sinergie con Mps. E allora perché tanto interesse per Siena?

Nel panorama bancario italiano, quatto quatto si impone il wealth management. Unica voce o quasi che in un periodo sfidante mostra il segno più. O che comunque fa meglio delle altre. Anche in Mps, che chiude l’anno con i conti in peggioramento e spera in un’acquisizione (dal fondo Apollo?). Ne abbiamo parlato con Daniele Funaro, partner di Bain & Company e con altri insider

Mps chiude il 2020 con una perdita di 1,689 miliardi di euro, dato in peggioramento rispetto al rosso di 1,033 miliardi del 2019. A gravare sul bilancio, le «componenti non ricorrenti» e le «rettifiche non ordinarie su crediti legate al covid», come si legge nella nota della società. Una sorpresa positiva arriva però dal wealth management, che si conferma sostanzialmente stabile, in linea con le ultime trimestrali 2020 diramate in questi giorni dalle banche italiane.

«Il trend wealth è positivo su tutto il sistema bancario. La raccolta diretta è significativa», osserva Daniele Funaro, partner di Bain & Company. «Ci sono vari fenomeni che possono spiegarlo. Il primo è indubbiamente legato al contesto covid» e apparentemente può sembrare contro intuitivo. «La contrazione del business ha infatti sortito un effetto di aumento della liquidità sui conti correnti. Non essendoci tensioni dal lato della domanda, le imprese hanno riscontrato una minore necessità di finanziare la crescita della propria attività. Parimenti i clienti privati hanno accumulato liquidità sui propri conti correnti per minori opportunità di consumo».

Conseguentemente, «è aumentata significativamente la giacenza media sui conti correnti bancari», unitamente ai fondi arrivati grazie alle garanzie dello Stato. L’aumento dei depositi (a rendimento vicino allo zero e improduttivo per le banche) ha incentivato gli istituti di credito a promuovere presso i clienti «politiche di conversione dei depositi in prodotti del risparmio gestito». Così facendo, le banche hanno reso produttive le loro risorse, aumentano il margine nel segmento del wealth management. Il secondo fenomeno è legato alla liquidità riversatasi sui mercati per mancanza di alternative di spesa. «Un mini volano che ha spinto alcuni a reinvestire parte del proprio portafoglio in prodotti del risparmio gestito. Un vero e proprio trend, «come dimostrano i risultati record di raccolta – sia diretta che gestita – di questo periodo». In particolare, la gestita «ha beneficiato anche di un effetto mercato».

Fenomeno, quello della crescita del wealth management, trasversale rispetto a tutto il territorio: gli italiani hanno tenuto i propri soldi sui conti correnti convertendoli poi in prodotti di asset management per «un mix di precauzione e mancanza di possibilità di spesa».

Al di là del buon risultato del segmento wealth, nel corso del 2020 Mps ha visto indebolirsi la sua solidità patrimoniale (Cet1), scesa dal 14,7% di fine 2019 al 12,1% di fine 2020. Anche guardando al singolo trimestre, la banca ha chiuso con una perdita di 149,6 milioni di euro. Pesano sul risultato parziale costi operativi per 573 milioni, in crescita del 5,2% sul trimestre precedente e rettifiche non ordinarie su crediti per 48 milioni di euro. Nonostante 380 milioni di commissioni (miglior risultato della banca degli ultimi due anni) il risultato operativo lordo (144 milioni) è calato del 29% sul trimestre precedente.

I risultati di Mps si collocano in un contesto di sostanziale pausa sul versante acquisizioni, dice una fonte a We Wealth. «Il nuovo ad Andrea Orcel sarà operativo in Unicredit solo a fine aprile». In generale, gli assetti bancari «si stanno riconfigurando» e avranno bisogno di qualche mese per essere effettivi. Le combinazioni possibili sono molte. Nelle ultime ore si è affacciato sul panorama Monte Paschi il fondo Apollo. «Ma i fondi di private equity hanno rendimenti attesi significativamente superiori agli asset bancari», suggerisce la fonte. Il fondo Apollo inoltre «a differenza di Unicredit non può realizzare sinergie industriali con Mps». Stanti queste premesse, è «difficile formulare un prezzo appetibile», conferma l’analista. L’interesse del fondo potrebbe essere solo mirato «ad acquisire informazioni sulla target, per poi ambire a un’operazione di più ampio respiro», ipotizza un professionista del banking italiano. Quale? «Un’eventuale bad bank da scissione: questo potrebbe essere il vero obiettivo del fondo di pe, con la connessa gestione del portafoglio non performing».

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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