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Maxibanche e asset manager, si è aperta la stagione M&A

Maxibanche e asset manager, si è aperta la stagione M&A

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

19 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Intesa ha offerto 4,9 miliardi di dollari per Ubi, Franklin 4,5 miliardi di dollari per Legg Mason

  • All’indomani dell’euforia, c’è chi valuta l’offerta di Intesa “ostile”

  • Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, ha parlato. L’iter autorizzativo sarà “complesso” e “per nulla scontato”

Asset manager giganteschi e maxibanche. Da Intesa a Ubi, da Franklin a Legg Mason, passando per Jupiter e Merian. Consolidamento pare la nuova parola d’ordine nel mondo bancario e dell’asset management globale

Era la tardissima serata del 18 febbraio 2020 quando Intesa Sanpaolo annunciava la sua offerta pubblica di scambio su Ubi Banca, “la seconda miglior banca del Paese dopo di noi” [cit. Carlo Messina].

La nuova geografia delle maxibanche e degli asset manager

Il giorno prima, il 17 febbraio, Jupiter Fund Management dichiarava di aver raggiunto un accordo per l’acquisto di Merian Global Investors, dando vita così a un gestore patrimoniale con oltre 65 miliardi di sterline (84,79 miliardi di dollari) di asset in gestione. Ma la tripletta doveva ancora concludersi. Il 19 febbraio, Franklin Templeton confermava l’acquisto in contanti (4,5 miliardi di dollari) della rivale Legg Mason, creando il colosso mondiale del risparmio gestito, con aum pari a 1,5 mille miliardi di dollari.

Il commento di Giovanni Cuniberti, responsabile consulenza fee-only di Gamma Capital Markets

“Intesa Sanpaolo ha lanciato una Ops (offerta pubblica di scambio) volontaria e totalitaria su Ubi Banca. L’offerta ostile prevede che per ogni 10 azioni di Ubi Banca vengano corrisposte 17 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo di nuova emissione. Sulla base del prezzo ufficiale di venerdì 14 febbraio a 2,502 euro ogni azione Ubi Banca viene valutata 4,254 euro. Ubi Banca viene valorizzata circa 4,86 miliardi di euro. Intesa-Sanpaolo vuole diventare leader in Italia ed Europa con l’obiettivo di realizzare, utili superiori ai 6 miliardi”.

Vi sono “possibili sinergie per 730 milioni di euro ante-imposte per anno”. Il consiglio d’amministrazione di Intesa Sanpaolo ha deliberato inoltre “di sottoporre all’assemblea straordinaria dei soci del prossimo 27 aprile la proposta di delegare all’organo amministrativo l’aumento del capitale sociale a servizio dell’Offerta pubblica di scambio”.

In più, “secondo indiscrezioni, gli azionisti principali di Ubi non sarebbero soddisfatti del prezzo offerto da Intesa. Per cui ci potrebbe essere un ritocco al rialzo del prezzo con ricadute positive sulle valutazioni delle altre banche. Il risiko del settore potrebbe portare benefici anche per l’indice italiano con nuova attrattività da parte di investitori esteri”.

Sul fronte italiano, il giorno di Ubi Banca. “Nulla di scontato”

“È molto presto per trarre considerazioni, ma è importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta”. È quanto scrive in una lettera ai dipendenti Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, in seguito alla Ops di Intesa. In quanto tale, “prima di diventare progetto, [la proposta] dovrà passare attraverso un complesso, e per nulla scontato, iter autorizzativo delle autorità vigilanti e di approvazione da parte delle assemblee”.

“Un’operazione non concordata”

Massiah sottolinea come l’offerta pubblica di scambio sia giunta nella giornata “in cui abbiamo presentato il nostro piano industriale, accolto dal mercato e da tutti gli stakeholder con grande consenso e apprezzamento”. Conferma inoltre quanto detto da Messina in conferenza stampa, “tale operazione non era concordata né a conoscenza del nostro Cda e del nostro management”.

Un iter lungo e complesso

Il banchiere precisa che l’esito dell’operazione non è affatto scontato, e che si tratterà di un processo lungo. L’iter autorizzativo sarà “complesso” e “per nulla scontato”. Intesa depositerà l’offerta in Consob entro il 7 marzo p.v. Prima dell’inizio del periodo di adesione (entro fine giugno), il Cda di Ubi dovrà esprimersi in merito.

“Detto questo, qualunque sia lo scenario futuro che ci attende, il modo migliore per poterlo affrontare è continuare a lavorare con l’impegno di sempre, senza minimamente allentare l’attenzione e la focalizzazione sugli obiettivi che ci siamo dati. Lo dobbiamo ai nostri clienti, ai nostri stakeholder e a noi stessi. Per quanto ovvio, sarà mia cura informarvi puntualmente sullo sviluppo della situazione”, conclude Victor Massiah.

Teresa Scarale
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