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Ignorare le donne costa al settore finanziario 700 mld l’anno

Ignorare le donne costa al settore finanziario 700 mld l’anno

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • I 700 miliardi di dollari l’anno di ricavi addizionali – spiega Oliver Wyman – sarebbero più dei ricavi annuali delle maggiori istituzioni finanziarie globali

  • Nel mondo la percentuale globale di donne nei comitati esecutivi è cresciuta, passando dal 16% del 2016 al 20% attuale, e quella relativa alle donne nei consigli di amministrazione ha raggiunto il 23%

  • L’Italia presenta solo il 13% di donne nei comitati esecutivi (nel 2016 il dato si attestava al 14%). La presenza di donne nei cda è però pari al 35%, dato sopra la media europea

Se fossero più attente alla propria clientela femminile, le società del mondo dei servizi finanziari potrebbero realizzare oltre 700 miliardi di dollari di ricavi in più ogni anno. A dirlo è l’indagine annuale di Oliver Wyman, Women in Financial Services 2020. L’Italia è particolarmente in ritardo, con la rappresentanza femminile nei comitati esecutivi pari solo al 13%

Ignorare la clientela femminile, in finanza, può costare caro. Per essere più precisi, circa 700 miliardi di dollari ogni anno. Secondo il report annuale di Oliver Wyman Women in Financial Services 2020, infatti, le società del mondo dei servizi finanziari potrebbero realizzare oltre 700 miliardi di dollari di ricavi annuali addizionali se riuscissero a servire meglio la loro clientela femminile. La cifra stimata – sottolinea la società di consulenza – è maggiore dei ricavi annuali delle maggiori istituzioni finanziarie globali.

“Le donne sono il più grande segmento di clientela sottoservita nell’ambito dei servizi finanziari”, spiega Jessica Clempner, principal della società e autrice di riferimento del report. “Nonostante abbiano un ruolo sempre più importante come acquirenti di servizi finanziari, le loro esigenze non trovano riscontro in maniera adeguata. Non ascoltando e non comprendendo la loro clientela femminile, le società stanno lasciando sul piatto potenziali entrate”, aggiunge la manager.

Cosa fare, quindi, per non lasciarsi sfuggire questa opportunità? Secondo lo studio per cogliere questi ricavi, le aziende dovrebbero capire i bisogni delle loro clienti donne e creare prodotti e servizi specifici per loro, migliorando di conseguenza l’offerta anche per il resto della clientela. Gli  autori del report spiegano ad esempio come i prodotti retail e di wealth management non siano progettati in maniera coerente con le esigenze finanziarie delle donne, e come altri prodotti apparentemente ‘neutrali’ in realtà siano orientati verso gli uomini.

Oltre a guardare alle donne in quanto clienti, Women in Financial Services esamina la loro posizione come lavoratrici, supervisori e azioniste, e afferma che per raggiungere progressi significativi le società devono approcciare in maniera più ampia la diversità di genere. In questo senso la pressione per arrivare a generare più utili tramite la diversità e l’inclusione, si legge nello studio, sta crescendo.

Donne e leadership: Italia fanalino di coda

Nel mondo la percentuale globale di donne nei comitati esecutivi è cresciuta, passando dal 16% del 2016 al 20% attuale, e quella relativa alle donne nei consigli di amministrazione ha raggiunto il 23%, con un aumento del 4% rispetto a tre anni fa.

Tuttavia, il settore deve ancora fare molta strada. La rappresentanza tra i ceo e nei ruoli di presidenza è decisamente troppo bassa, rispettivamente al 6% e al 9%. Il 19% dei comitati esecutivi e il 15% dei cda delle società di servizi finanziari sono ancora composti interamente da uomini.

Guardando alle differenze tra stati, Israele eccelle con il 38% di rappresentanza nei comitati esecutivi, seguito da Australia, Svezia, Finlandia, Thailandia, Norvegia, Canada e Sud Africa. La percentuale più bassa si riscontra in Arabia Saudita; male anche la Cina, il Giappone e la Corea del Sud.

L’Italia è decisamente sotto la media, con appena il 13% di donne nei comitati esecutivi, addirittura in rallentamento rispetto al 2016 (quando il dato si attestava al 14%). Il paese va meglio se si guarda alla presenza di donne nei cda – 35%, dato sopra la media europeama il divario rispetto alla quota femminile nei comitati esecutivi è il più ampio in Europa, il che suggerisce come gli interventi legislativi abbiano risolto la questione solo a livello formale, e non culturale.

“Il settore dei servizi finanziari si trova a dover affrontare le stesse sfide del passato, compresi i preconcetti inconsci e il gap di metà carriera che frena tante donne”, commenta Claudio Torcellan, partner responsabile Financial Services per il Sud Est Europa. “All’orizzonte ci sono poi fattori importanti che potrebbero rallentare potenziali progressi, come la minaccia di una recessione, questioni culturali mai così difficili da risolvere, e la digitalizzazione del settore”.

Francesca Conti
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