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La disuguaglianza di genere ai tempi del covid-19

La disuguaglianza di genere ai tempi del covid-19

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In riferimento alle professioni che svolgono un ruolo critico nella situazione attuale, come gli operatori sanitari, le donne rappresentano il 17% contro il 24% degli uomini

  • Le 15 milioni di madri single negli Stati Uniti saranno le più colpite, con scarse possibilità di accedere alle fonti di assistenza all’infanzia a causa delle misure di isolamento sociale

Il covid-19 potrebbe avere degli effetti più profondi sulla disuguaglianza di genere rispetto alle recessioni del passato. Secondo uno studio, il calo dell’occupazione legato alle misure di distanziamento sociale colpisce specialmente le donne. Ma nel lungo termine potrebbe esserci anche un risvolto positivo

Negli Stati Uniti è allarme disoccupazione. Per la prima volta dal 2010 il numero di occupati calcolato sulla base delle buste paga è sceso di 701mila unità, registrando un tasso di disoccupazione del 4,4%. Si tratta di dati solo parziali se si considera che coprono l’andamento del mercato del lavoro fino alla prima metà di marzo e la maggior parte delle aziende americane è stata travolta dal lockdown solo successivamente. Eppure destano preoccupazione, specialmente se si pensa alla componente femminile: il covid-19 potrebbe avere degli effetti addirittura più profondi sulla disuguaglianza di genere rispetto alle recessioni economiche del passato.

Secondo uno studio dei ricercatori della University of California, della University of Mannheim e della Northwestern University, infatti, mentre le recessioni del passato hanno inciso maggiormente sui settori a elevata occupazione maschile (come l’industria manifatturiera e l’edilizia), il calo dell’occupazione legato alle misure di distanziamento sociale ha un impatto negativo specialmente sulle donne. Partendo dai dati dell’American Time Use Survey, i ricercatori hanno evidenziato che i professionisti che dichiarano di poter usufruire del telelavoro (quello che in Italia è anche definito come “lavoro agile”) sono per il 28% uomini e per il 22% donne. “Questi numeri suggeriscono che in termini di occupazione gli uomini si adatteranno più facilmente rispetto alle donne al mutato ambiente di lavoro durante la crisi – spiegano i ricercatori – Al contrario, un numero maggiore di donne potrebbe affrontare la perdita di posti di lavoro”.

Lo studio ha elaborato poi una classificazione delle professioni in base al ruolo critico svolto nella situazione attuale, come gli operatori sanitari. Anche da questo punto di vista, le donne rappresentano unicamente il 17%, contro il 24% degli uomini. C’è da dire che, come precisato dai ricercatori, tra i lavori “critici” rientra anche il settore dei trasporti che se da un lato risulta necessario per fornire le necessità di base come i rifornimenti alimentari, dall’altro hanno riconosciuto un deciso ridimensionamento, in particolare i trasporti pubblici.

Inoltre, la possibilità delle persone di continuare a lavorare è legata anche alla gestione dei figli. “Le 15 milioni di madri single negli Stati Uniti saranno le più colpite, con scarse possibilità di accedere alle fonti di assistenza all’infanzia a causa delle misure di isolamento sociale”, spiegano gli studiosi. Nonostante ciò, nel lungo termine la disuguaglianza di genere potrebbe conoscere un risvolto positivo della pandemia. Per rispondere alle misure del contenimento del contagio, infatti, molte aziende stanno diventando molto più consapevoli delle esigenze di assistenza all’infanzia dei propri dipendenti, propendendo verso orari di lavoro più flessibili. Un trend che, secondo i ricercatori, potrebbe persistere anche dopo la fine della crisi epidemiologica. Inoltre, molti padri si sono trovati ad assumere la responsabilità dell’assistenza all’infanzia: un aspetto che, nel lungo termine, potrebbe erodere le norme sociali che attualmente conducono a una disuguale divisione nel lavoro domestico e nella cura dei bambini.

Rita Annunziata
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