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De Guindos, Bce: "Protezionismo rischio numero uno per l'Eurozona"

De Guindos, Bce: "Protezionismo rischio numero uno per l'Eurozona"

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Livia Caivano
Livia Caivano

20 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La guerra commerciale rischia di essere un grosso problema (anche) per l’Eurozona

  • Secondo De Guindos, però, la Bce ha tutti gli strumenti necessari per far fronte al rallentamento dell’economia dell’Eurozona

Il vicepresidente della Banca centrale europea intervistato da Le Monde non ha dubbi sul fatto che l’istituto centrale abbia strumenti sufficienti per far fronte al rallentamento dell’economia

Brexit, la volatilità dei mercati, l’incertezza politica. I fattori che influenzano la forza della crescita europea, spiega Luis de Guindos, vice presidente della Bce a Le Monde, “sono diversi e difficili da integrare in un modello macroeconomico”. Anche se il lavoro non è (stato) facile, il braccio destro di Mario Draghi ritiene comunque che le misure attuate dalla banca centrale negli ultimi anni abbiano efficacemente contribuito a sostenere la ripresa dell’occupazione, essenziale nella lotta contro le disuguaglianze e nella crescita economica dell’Eurozona.

La Bce è sufficientemente armata per far fronte al rallentamento dell’economia europea?

Sì, ma va ricordato “che la politica monetaria non è onnipotente. Il suo obiettivo principale è garantire la stabilità dei prezzi, che contribuisce al buon andamento dell’economia, mentre la politica fiscale e le riforme strutturali sono ugualmente importanti per supportare l’attività”.

Per ora, la Bce è in fase di analisi delle cause del rallentamento dell’economia e alcune di queste “sono solo temporanee”. Nessuna decisione verrà presa finché la nostra “diagnosi” non sarà completa.

Quali sono le cause della decelerazione di attività?

“Si tratta del risultato di fattori internazionali, che hanno interessato le nostre esportazioni: il rallentamento dell’economia globale e cinese, il rischio protezionista, la volatilità del mercato, la difficoltà di alcuni paesi emergenti. Ma anche di fattori interni, come le incertezze legate alla Brexit, o le tensioni legate al bilancio italiano”. La Bce ha potere limitato riguardo ai fattori esterni. COnsiderata l’incertezza predominante, “non abbiamo intenzione di discostarci dalla nostra politica accomodante nel breve termine”.

“Difficile da valutare con certezza in che modo le incertezze politiche abbiano influito sulla crescita della zona euro, le variabili sono diverse e difficili da integrare in un modello macroeconomico. Da qui a sei mesi il protezionismo sarà il principale rischio sulla scena internazionale e uno delle principali cause della volatilità dei mercati”. E’ cruciale, prosegue il vicepresidente, che Stati Uniti, Cina ma anche l’Unione Europea trovino un terreno comune affinchè le tensioni non degenerino in una guerra commerciale potenzialmente molto dannosa.

Livia Caivano
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