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Davos, al via il Wef tra grandi assenze e rivoluzione 4.0

Davos, al via il Wef tra grandi assenze e rivoluzione 4.0

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Francesca Conti
Francesca Conti

21 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Al Forum sono attesi oltre 3.000 rappresentanti del mondo economico-finanziario, governativo e culturale provenienti da circa 90 Paesi

  • Tra i grandi assenti di questa edizione, l’amministrazione Usa, la premier britannica Theresa May e il presidente francese Emmanuel Macron

Dal 22 al 25 gennaio si apre nell’esclusiva località svizzera di Davos la 49esima edizione del World Economic Forum. Quest’anno il tema principe è la ‘globalizzazione 4.0′

Mancano poche ore all’evento dell’anno più atteso dalla comunità economica internazionale. Dal 22 al 25 gennaio avrà luogo nell’esclusiva località svizzera di Davos la 49esima edizione del World Economic Forum. Tra le vette che incorniciano la stazione sciistica dei Grigioni sono attesi oltre 3.000 rappresentanti del mondo finanziario, imprenditoriale, accademico, governativo, culturale e artistico provenienti da circa 90 Paesi. Sfide globali e ostacoli allo sviluppo internazionale saranno i principali temi di discussione per i partecipanti, in uno scenario internazionale caratterizzato dal rallentamento dell’economia cinese, dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, dai cambiamenti climatici e dalle innovazioni del digitale.

Il sentiment di fondo non è sicuramente dei più positivi. Dalla 22° Annual global ceo survey di PwC è emerso, infatti,  che circa il 30% dei ceo di tutto il mondo ritiene che la crescita economica globale diminuirà nei prossimi 12 mesi: un balzo record rispetto al 5% dello scorso anno.  Dall’indagine è risultato che solo il 42% dei supermanager si attende una crescita dell’economia nei 12 mesi (contro il 57% del 2018) e che gli italiani sono tra i meno ottimisti: il 70% crede in una crescita del proprio business nei 12 mesi (dal 90% del 2018) e l’84% a tre anni (dal 94% del 2018). I mercati strategici per i ceo mondiali e italiani sono gli Usa e la Cina ma l’interesse per lo sviluppo globale si abbassa in relazione all’attuale incertezza geopolitica. A preoccupare, inoltre, sono gli equilibri politici, l’eccesso di regolamentazione ed i conflitti commerciali. La Brexit rappresenta un serio pericolo ma tra i principali fattori di rischio globali indicati dall’Fmi nel suo aggiornamento al World Economic Outlook, c’e’ anche il nostro Paese. “Il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”, ha detto il direttore della Ricerca dell’istituto di Washington Gita Gopinath, in una conferenza stampa a Davos

In questo contesto,  l’innovazione digitale sarà centrale all’interno dei dibattiti, dedicati ufficialmente quest’anno alla ‘globalizzazione 4.0’ e ai suoi meccanismi. Intanto, il tradizionale discorso di apertura è stato tenuto il 21 gennaio da Ueli Maurer, presidente della Confederazione svizzera per il 2019 a capo del Dipartimento federale delle finanze. I leader mondiali ragioneranno, tra i differenti argomenti, anche di criptovalute, blockchain, cybersicurezza e – per la prima volta – di cannabis, considerato uno dei più promettenti settori economici del momento.

Da anni le misure di sicurezza in occasione del forum sono ingenti. Quest’anno, secondo quanto riferito da alcuni media, saranno spesi circa 9 milioni di franchi. I costi della manifestazione sono alti, ma altrettanto elevato è il volume d’affari generato dalle attività del forum. In base al bilancio allegato nell’ultimo report annuale della Fondazione del World economic forum, tra luglio 2017 e giugno 2018 i ricavi totali ammontavano a 326 milioni di franchi svizzeri, con costi pari a circa 325 milioni di franchi, per un utile di 1,7 milioni. Secondo uno studio dell’Università di San Gallo, solo il meeting annuale genera in Svizzera un giro d’affari di circa 94 milioni (dati 2017), di cui 60 milioni a favore di Davos. Le spese dell’istituto che organizza l’evento saranno coperte per la maggior parte dalle società che vi partecipano. Le tasse di membership e partnership vanno da un minimo di 60 mila a un massimo di 600 mila franchi svizzeri. Il biglietto per l’ingresso al meeting annuale gli scorsi anni si aggirava invece intorno ai 19mila dollari.

Presenze e grandi assenze

Per la politica questo sarà invece l’anno delle grandi assenze. A mancare all’appello saranno per primi gli Stati Uniti. Il presidente Usa Donald Trump e dell’intera delegazione statunitense a causa dello shutdown in corso nel Paese. Trump aveva affidato la guida della rappresentanza ai ministri degli Esteri, Mike Pompeo e del Tesoro, Steven Mnuchin, ma non sarà presente nessuno della sua amministrazione.

Tra le grandi assenza, quella della premier britannica Theresa May, alle prese con le incertezze sulla Brexit e il presidente francese Emmanuel Macron, impegnato sul fronte interno dei ‘gilet gialli’. Anche il primo ministro libanese Saad Hariri ha cancellato il viaggio programmato per Davos, per concentrarsi sui colloqui per la formazione del governo in patria. Per l’Italia mancheranno i vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio, ma sono attesi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che interverrà a quattro panel tra mercoledì e giovedì.

La lista dei leader politici presenti al summit rimane comunque molto lunga. Nella cittadina svizzera arriveranno Shinzo Abe, primo ministro del Giappone, Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, Wang Qishan, vicepresidente della Repubblica popolare cinese e Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo. Presente anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, alla sua nona edizione. Per quanto riguarda l’Italia, saranno presenti tra i rappresentanti del settore economico-finanziario il presidente della Cassa Depositi e Prestiti Massimo Tononi, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, il ceo e il cio di Generali, Philippe Roger Donnet e Timothy Ryan, l’ad di Unipol, Carlo Cimbri e il ceo di Ifis, Giovanni Bossi. Ben rappresentate le giovani generazioni, con 50 membri del forum Global Shaper Community (tra i 20 e i 30 anni) e 100 Young Global Leaders (sotto i 40 anni). La presenza femminile, invece, si conferma in netta minoranza al 22%.

Francesca Conti
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