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Crediti deteriorati e bad bank, spunta la data ufficiale

Crediti deteriorati e bad bank, spunta la data ufficiale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

25 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La data di inizio lavori per la creazione della bad bank europa per l’acquisizione dei crediti bancari deteriorati sarebbe il 25/09/2020. Al tavolo, anche Amco

  • Secondo gli analisti di Equita Sim, le principali questioni da risolvere sarebbero due: modalità ed entità del rafforzamento patrimoniale

Dopo mesi di indiscrezioni, si avvicina la concreta creazione della bad bank europea per i crediti deteriorati. Sotto la lente degli analisti, soprattutto Mps. Ma tutto il settore bancario pare beneficiare del fermento successivo alle ultime operazioni di risiko bancario, e sul tavolo europeo c’è anche il dossier Del Vecchio

Bad bank europea: dopo mesi di indiscrezioni, ci sarebbe una data precisa di inizio lavori, il 25 settembre. Lo riporta il Sole24Ore. Quel giorno dovrebbe partire infatti la tavola rotonda della Commissione europea relativamente alla pulizia dei bilanci bancari Ue. Ci saranno il vicepresidente Valdis Dombrovskis, l’economista Irene Tinagli e il gotha dei funzionari della direzione della stabilità finanziaria e dei mercati, della Bce e le asset management company nazionali. Per l’Italia, ci sarà Amco (Asset Management Company), acquirente designata dei crediti deteriorati di Mps. Intanto, la Borsa ci crede. Sulla scia della possibile autorizzazione da parte della Bce alla cessione degli Npl di Monte Paschi ad Amco, Piazza Affari apre in rialzo sul comparto bancario.

Mps sotto la lente degli analisti

 

Secondo gli analisti di Equita Sim, le principali questioni da risolvere sarebbero due: modalità ed entità del rafforzamento patrimoniale. Quest’ultimo è necessario per ristabilire i coefficienti patrimoniali a seguito dell’operazione, visto che il Cet1 fully phased scenderebbe al 9,7%. I rumores di questi giorni ipotizzano un aumento di capitale di un miliardo di euro. In tal caso, il Cet1 arriverebbe (post cessione Npl Amco) all’11,5%.

 

Sempre Equita sottolinea come un rafforzamento del capitale sia condizione necessaria affinché la banca risulti appetibile per future acquisizioni. Secondo gli esperti di Intesa Sanpaolo, dopo la scissione degli Npl, il Cet1 fully loaded di Banca Mps dovrebbe scendere al 9,7%, livello giudicato troppo “tirato” nell’attuale scenario gravido di incertezza. L’emissione di obbligazioni Tier2 o At1 potrebbe aiutare a colmare il divario con le richieste dei regolatori. Avrebbe però un impatto negativo sulla redditività già limitata della banca, senza risolvere il problema di un Cet1 troppo debole.

 

Bisogna inoltre ricordare che l’attuale contesto è quello del quadro temporaneo Ue per le misure di aiuti di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19”. Per questo motivo, i governi possono ricapitalizzare le banche entro il 31/12/2020 senza ricorrere al burden sharing degli azionisti e dei creditori subordinati.

 

I rialzi bancari in apertura di giornata

 

Piazza Affari amplia il rialzo segnato in apertura e sale dell’1% nella prima mezz’ora di scambi spinta dai bancari Unicredit (+3,53%), Bper (+3,33%) e banco Bpm (+2%), spinti da ipotesi di nuove aggregazioni tra Istituti, allargate a Mps (+3%). Più cauta Intesa (+1,2%), alle prese con l’Opa residuale su Ubi. In rialzo lo spread in rialzo a 145 punti base. Salgono Generali (+2,5%), Atlantia (+2,38%), in vista di una definizione dell’ingresso di Cdp in Aspi, e Leonardo (+2,5%). Acquisti su Stm (+1,44%) e Tim (+1,25%), che riunisce il cda lunedì prossimo 31 agosto sul progetto FiberCop. Pochi i segni meno, limitati a Interpump (-0,88%), Mediolanum (-0,4%) e Amplifon (-0,22%). Immobile As Roma a 34,9 centesimi, ben al di sopra degli 11,65 centesimi dell’Opa di Friedkin. Corrono Cairo (+3,49%) e Autogrill (+2,95%), deboli Piaggio ed Fnm (-1,15% entrambe).

Mediobanca, l’altro dossier

Nell’ultima seduta di Piazza Affari Mediobanca ha concluso in rialzo dello 0,5% a 7,23 euro facendo meglio del listino generale. Il mercato di fatto ha già promosso la richiesta di Leonardo Del Vecchio di salire al 20% di Mediobanca dall’attuale 9,9%. Da fine maggio infatti il titolo è salito da quota cinque all’attuale livello superiore ai sette euro. Quello di Mediobanca è l’altro dossier italiano – dopo quello Mps – sul quale è chiamata a esprimersi la Vigilanza europea.

La Delfin di Del Vecchio si era rivolta a Francoforte, dopo un semestre di trattative con via Nazionale. La società ha specificato di essere interessata a un investimento finanziario, escludendo di voler presentare una lista per il rinnovo del Cda alla prossima assemblea del 28 ottobre 2020. Un modo per non destare le preoccupazioni della Bce e dei soci del patto di consultazione. Quest’ultimo complessivamente controlla il 12,6%, avendo come primo azionista Mediolanum al 3,3%. Fuori dal patto c’è il gruppo Bolloré, con il 6,7%. Se Del Vecchio salisse all’obiettivo del 14% ipotizzato e mai smentito, sarebbe comunque il primo azionista, ma non esprimerebbe nessun rappresentante in consiglio di amministrazione.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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