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Contratto di Governo: l’importante è crederci

Contratto di Governo: l’importante è crederci

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Livia Caivano
Livia Caivano

17 Maggio 2018
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  • Lega e Movimento 5Stelle lavorano da giorni a un contratto di Governo che permetta di far partire la XVIII legislatura

  • Il documento include diverse misure economiche

  • Vengono messi in discussione i rapporti con l’Europa a vario titolo, tra cui Euro e debito pubblico

  • mercati non gradiscono ed è tornato l’incubo spread

Dopo il 4 marzo coalizioni e partiti sembrano non riuscire a trovare un accordo su nulla. Dopo i rumors sulla cancellazione del debito, arriva il contratto di Governo ufficiale

A buttare benzina sul fuoco al generale clima di confusione e incertezza che circonda la formazione del nuovo Governo, ci ha pensato l’Huffington Post pubblicando uno spoiler del contratto di Governo Lega – Movimento 5Stelle. Prontamente smentito e definito obsoleto dai due partiti, il documento conteneva misure economiche per tutti i gusti: referendum per uscire dall’Euro, legge Fornero, cancellazione del debito pubblico: i mercati non l’hanno presa bene. Da ieri mattina investitori e detentori di più o meno piccole fette del debito di Stato si sono interrogati sul futuro di questo Paese e in più di uno, nel dubbio, ha preferito vendere. Lo spread tra il Btp italiano e il decennale tedesco si è allargato di oltre 20 punti base, ai massimi degli ultimi 4 anni (150 pb al 17 maggio).

Così la sera stessa è arrivate la risposta ufficiale: chiuso il contratto di Governo, pronte 40 pagine (semi) definitive disciplinate in 22 punti. Non mancano all’appello la revisione della legge Fornero sulle pensioni, il reddito di cittadinanza, per il quale si parla di poco meno di 800 euro al mese a persona (e lo stanziamento di 17 miliardi annui) e il superamento della direttiva Bolkstein sulla libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i vari Paesi.

Ma parliamo di debito. “L’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, bensì tramite la crescita del Pil grazie alla ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”. Infatti nel documento troviamo poco dopo la conferma della volontà di sterilizzazione delle clausole di salvaguardia (che da sole costeranno circa 12 miliardi di euro) inserite in un più “coraggioso e rivoluzionario” piano di detassazione e semplificazione che riguarda persone fisiche e imprese. Parola chiave? Flat tax, “caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta”. Per le persone fisiche, le partite Iva e le famiglie, il documento prevede due aliquote fisse, al 15% e al 20% (per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito familiare). Per le società invece l’aliquota fissa sarà pari al 15%. Confermata la “No tax area” per le classi a basso reddito. Non vengono specificati in alcun modo gli scaglioni di reddito.

5Stelle e Lega puntano tutto sull’incentivare la propensione al consumo e agli investimenti. E sulla crescita in disavanzo, in barba a un debito di 2.302 miliardi di euro, pari al 132% del prodotto interno lordo italiano. Ma il rapporto deficit – Pil dello Stato è già pericolosamente vicino al tetto del 3% imposto dall’Europa, quello debito – Pil fuori quota ormai da tempo: come pensa il nuovo Governo di spuntarla e aumentare la spesa pubblica senza incorrere nelle ire degli altri cugini europei? “Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo necessario scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente in bilancio”: secondo il documento verrà richiesto che l’acquisto della Banca Centrale Europea dei titoli di Stato di tutti i Paesi dell’area Euro venga escluso dal calcolo del rapporto debito – Pil, portandolo così da 130% al 116%.La cancellazione del debito è uscita dalla porta ed è rientrata dalla finestra.

Più in generale, riguardo i rapporti con l’Europa, il contratto di Governo firmato dai due partiti, ritiene necessaria “una ridiscussione dei Trattati dell’UE e del quadro normativo principale, compresa la politica monetaria unica. Con lo spirito di tornare all’impostazione pre Maastricht in cui gli Stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà”.

Passiamo al piano per la crescita. Nel documento viene annunciata l’istituzione di una “banca per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane”, garantita dallo Stato. “Dovrà agire sotto la supervisione di un organismo di controllo pubblico nel quale siano presenti il Ministero dell’Economia e il Ministero dello sviluppo economico”. La nuova banca avrà moltissimo da fare:

-cofinanziamento con il sistema bancario in supporto alle piccole e medie imprese
-gestione di un fondo di garanzia per le PMI
-finanziamento di iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale;
-export e project finance in concorrenza con altri player di mercato
-credito di aiuto alle imprese italiane che operano nei Paesi in via di Sviluppo
-innovazione con il fine di perseguire le politiche di indirizzo del MEF

Molta carne al fuoco e poche certezze: senza previsione delle coperture per il momento gli italiani non possono fare altro che fidarsi dei rappresentati che hanno scelto. E incrociare le dita.

Livia Caivano
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