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Ceo Unicredit: la rosa dei nomi, lo stipendio troppo basso

Ceo Unicredit: la rosa dei nomi, lo stipendio troppo basso

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Dai piani alti della torre Unicredit trapela la lista breve dei nominativi che sarebbero arrivati in fondo al processo di selezione

  • Il nuovo amministratore delegato dell’unico gruppo bancario globale italiano potrebbe doversi accontentare di un emolumento relativamente misero. Le cifre

Piazza Gae Aulenti prende tempo sul sostituto di Jean Pierre Mustier. Si scatenano le indiscrezioni su nomi che provengono da Ubs, Credit Suisse, Commerzbank, BofA e altri molto vicini a Mps. C’è però un problema: lo stipendio potrebbe essere «troppo basso»

La rosa ormai si è davvero ristretta ed entro il 10 febbraio 2021 arriverà l’uomo solo al traguardo (o la donna, come si leggerà più avanti). Dai piani alti della torre Unicredit trapela la lista breve dei nominativi che sarebbero arrivati in fondo al processo di selezione. Si parla dell’ex ceo di Ubs Investments, Andrea Orcel, vecchia conoscenza dell’istituto presieduto da Pier Carlo Padoan. Fu infatti Orcel nel 1998 a tenere a battesimo la nascita del gruppo, con la fusione fra Credito Italiano e Unicredito. In area Ubs anche Martin Blessing, a capo del wealth management del colosso mondiale fino al 2019 ed ex Commerzbank. L’ex ceo di Credit Suisse Tidjane Thiam figurerebbe invece fra i preferiti del consiglio di amministrazione di Gae Aulenti. Si affaccia poi nell’elenco anche il nome di Diego De Giorgi, ex Bank of America.

Non si guarda però solo all’esterno per il successore di Jean Pierre Mustier. Risulta essere molto forte anche il nome di Niccolò Ubertalli, co-ceo della banca commerciale. In area Mps sembrerebbero appetibili i nomi di Marina Natale e Alberto Nagel. La prima, ex cfo di Unicredit, è ceo di Amco, la asset management company destinataria dei crediti deteriorati di Siena. Nagel invece è amministratore delegato di Mediobanca, consulente di Rocca Salimbeni. Su quest’ultimo fronte in realtà fonti vicine a Piazzetta Cuccia rivelano che il manager avrebbe rinunciato alla corsa per il dopo-Mustier.

Intervistato dal Ft, il segretario generale della Fabi Lando Sileoni chiede che il nuovo amministratore delegato di Unicredit, sia «un italiano, non aggressivo che non chiuda filiali e annunci migliaia di esuberi dopo l’accordo con Mps». Sempre il quotidiano economico londinese riporta una spinosa questione: lo stipendio. Il nuovo amministratore delegato dell’unico gruppo bancario globale italiano potrebbe doversi accontentare di un emolumento relativamente misero. Dai dati pubblici risulta infatti che Mustier nel 2019 ha guadagnato 1,2 milioni di euro (diventati 900 milioni per solidarietà durante il primo lockdown): cifra pallida, rispetto a quella dei colleghi europei. Messina, per dire, guadagna 4,3 milioni all’anno. Sergio Ermotti di Ubs guadagnava 13 milioni.

L’importanza della posizione è però strategica per il futuro del sistema bancario italiano ed europeo. Chi raccoglierà la difficile eredità di Jean Pierre Mustier dovrà saper bilanciare le pressioni politiche e quelle degli investitori stranieri. Le prime spingono sempre più intensamente per l’acquisizione di Mps, i secondi temono una deriva statalista di Unicredit, soprattutto dopo l’uscita dell’ad francese (da sempre contrario a una fusione con l’antica banca senese). A quasi un anno dall’ops di Carlo Messina su Ubi, si attendono colpi di scena.

Teresa Scarale
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caporedattore
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