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Caos Brexit, cosa succederà ora? Parlano gli analisti

Caos Brexit, cosa succederà ora? Parlano gli analisti

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Redazione We Wealth
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13 Marzo 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Sulla notizia della bocciatura della nuova proposta di accordo, la sterlina è tornata volatile

  • La prospettiva di una proroga dei termini dell’art.50 non rassicura gli investitori

Per la seconda volta in meno di due mesi il Parlamento ha detto no all’accordo per l’uscita dall’Unione europea di Theresa May. Cosa succederà ora? Il parere degli analisti di Aberdeen, Goldman Sachs Am, Banor Capital e Alliance Bernstein

Con la nuova sconfitta incassata da Theresa May per Brexit, arriva un piano di emergenza che riguarda le tariffe, pensato per proteggere sì l’industria ma anche per prevenire l’eventuale aumento dell’inflazione in caso di una uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza accordo. Nel frattempo gli analisti reagiscono alla notizia del voto negativo di martedì sera e provano a capire cosa succederà adesso.

Rischio sterlina

“Il risultato era già scontato ancora prima della votazione”, commenta Stephanie Kelly, senior political economist di Aberdeen Standard Investments. Risultato? “La sterlina rischia di essere volatile nei prossimi giorni. Mi aspetterei fortemente che il Parlamento respingesse il No deal a larga maggioranza. In questo modo si gettano le basi per l’approvazione di una proroga dell’articolo 50 entro la fine della settimana. In questo scenario la sterlina dovrebbe registrare buone performance in quanto il rischio tecnico del No Deal si riduce. La questione interessante è per quanto potrà essere estesa la proroga e quali condizioni saranno imposte dall’Ue, poiché l’approvazione della proroga richiede l’unanimità a Bruxelles. Questo condizionerà altresì la risposta del mercato. Durante l’eventuale periodo di proroga, ci aspettiamo ulteriore volatilità della sterlina, a causa del potenziale riallineamento della politica britannica e la possibilità di un nuovo passaggio alle urne per gli elettori. In particolare, nuove elezioni politiche rappresenterebbero una sfida per gli investitori: se da una parte un governo laburista probabilmente perseguirebbe una soft Brexit, dall’altra l’agenda politica di nazionalizzazione preoccupa molti investitori”.

Anche Goldman Sachs Asset Management aveva anticipato il risultato della votazione “dopo la pubblicazione della valutazione del procuratore generale Geoffrey Cox sui cambiamenti” relativi all’accordo, concordati all’ultimo minuto con l’Ue. “Per dimostrare la leadership e il controllo del processo Brexit dopo l’ennesima sconfitta, c’è stata qualche speculazione sul fatto che il Primo Ministro Theresa May potesse anticipare l’esito delle votazioni previste per mercoledì 13 marzzo e giovedì (per escludere una Brexit “senza accordo” e un ritardo Brexit) annunciando la sua intenzione di cercare ed estendere l’articolo 50″.

Durante questo periodo di estensione ci aspetteremmo che un gruppo trasversale di parlamentari continui a perseguire una versione più morbida del risultato finale della Brexit rispetto a quanto stabilito nell’attuale accordo del Primo Ministro, con un maggiore allineamento in corso con le attuali istituzioni dell’Ue. Una maggioranza stabile nella Camera dei Comuni potrebbe alla fine fondersi attorno a questo stato finale della Brexit. Ciò detto, non escluderemmo la possibilità che il primo ministro Theresa May proponga nuovamente il suo accordo con ulteriori revisioni prima della fine del mese. Ci aspettiamo che la sterlina britannica, che ha invertito la forza nel corso della giornata, si indebolisca ulteriormente in mezzo a una prolungata incertezza. Detto questo, escludere un “no deal” Brexit potrebbe fornire un supporto per la valuta. La nostra aspettativa centrale da lungo tempo è stata che il Regno Unito alla fine lasciasse l’Ue ed entrasse in un periodo di transizione status quo; questa vista rimane intatta. Tuttavia, riconosciamo che la tempistica per tale risultato è fluida, in particolare dato che è improbabile che l’Ue accetti o un limite temporale per il blocco irlandese o un meccanismo unilaterale di uscita dal Regno Unito dagli accordi doganali che applica”.

foto di Theresa May davanti all'Union Jack
Theresa May - Primo Ministro Gran Bretagna

Problema credibilità

Il governo non ha più carte da giocare né alcuna credibilità sul piano domestico né internazionale”, fa eco Giacomo Mergoni, ceo di Banor Capital. “Il parlamento ha ora tutta la responsabilità e voterà nei prossimi giorni per escludere un’uscita senza accordo (ma è una decisione unilaterale, quindi di poco conto) e per prolungare la permanenza nella Ue mentre si cercano altre non meglio definite soluzioni. La durata dell’estensione racchiude in sé la chiave degli eventi futuri. Un’estensione breve, di pochi mesi, per evitare le elezioni europee di maggio, non darebbe il tempo di compiere sostanziali passi avanti ed il parlamento si troverebbe a ridiscutere l’accordo della May con le mani legate. Un’estensione più lunga, di un anno o più, invece, riaprirebbe tutti gli scenari possibili: elezioni anticipate e/o accordo tipo Norvegia e forse un secondo referendum in cui scegliere tra l’accordo e la permanenza nella Ue. Il dato di fatto è che chiunque analizzi le varie modalità di uscita con razionalità non può non vederne le enormi difficoltà. Il popolo britannico non ama le lunghe polemiche e l’impressione è che potrebbe abbandonare l’utopia di un Paese isolato, ma libero di decidere del proprio futuro senza tener conto dei principali partner commerciali. Servirà ancora tempo per capire la fine di questa delicata partita, ed il tempo è amico dei remainers.”

E’ chiaro che al momento non esiste una maggioranza per una posizione unificante del Regno Unito sulla Brexit e questo vuoto deve essere riempito rapidamente”, conclude Darren Williams, director global economic research di Alliance Bernstein. “E’ probabile che il parlamento ora rifiuti un’uscita senza accordo, la cosiddetta “no deal Brexit”, e approvi un’estensione dell’Articolo 50 in una nuova sessione di voto domani. Mentre ciò non è abbastanza per eliminare dai giochi l’opzione no deal, è possibile che ora il parlamento assuma maggiore controllo sul processo Brexit. E questo presumibilmente spingerà il Regno Unito verso una posizione soft Brexit o addirittura verso un secondo referendum che potrebbe ribaltare l’esito di quello precedente. Se fosse così, i sostenitori dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea guarderanno indietro al voto di martedì come al giorno in cui si sono lasciati scivolare dalle mani l’intera ipotesi Brexit”.

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