PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Brexit, un rompicapo ancora da risolvere

Brexit, un rompicapo ancora da risolvere

Salva
Salva
Condividi
Francesca Conti
Francesca Conti

22 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Il governo di Theresa May dovrà votare il piano di uscita concordato tra negoziatori europei e britannici per ottenere una proroga dell’uscita dalla Ue al 22 maggio

  • In caso di una nuova bocciatura del Parlamento, entro il 12 aprile Londra dovrà stabilire se intende o meno partecipare alle elezioni europee in programma fra il 23 e il 26 maggio

  • Secondo uno studio dell’Istituto Bertelsmann, una Brexit senza accordo costerebbe all’Italia 4 miliardi di euro l’anno

La Brexit resta una partita aperta. Londra ha ottenuto il rinvio dell’uscita al 22 maggio, ma a patto che il Parlamento voti l’accordo dei negoziatori. Tra gli analisti cresce la preoccupazione

Deal or no deal? E, soprattutto, quando? La Brexit rimane un rebus tutto da risolvere, con diversi scenari ancora aperti. La tarda sera del 21 marzo ha portato ai cittadini del Regno Unito un respiro di sollievo: la data dell’uscita del Paese dall’Unione europea, inizialmente fissata al 29 marzo, è stata posticipata dal Consiglio europeo al 22 maggio. Più tempo, dunque. Ma a condizione che il primo ministro Theresa May convinca il Parlamento ad approvare il piano di uscita concordato dai negoziatori europei e britannici. Gli stessi deputati che negli ultimi due mesi l’hanno già respinto due volte, e che May nel suo discorso del 21 sera ha descritto come contrapposti al “popolo”.

Se invece l’accordo sarà nuovamente bocciato dall’aula, entro il 12 aprile Londra dovrà proporre una via da seguire, stabilendo in particolare se intenda o meno partecipare alle elezioni europee in programma fra il 23 e il 26 maggio, caso in cui sarà necessario chiedere un ulteriore rinvio, probabilmente soggetto alla possibilità di tenere nuove elezioni o un  secondo referendum. In caso contrario, il Regno Unito potrebbe procedere anche con una Brexit senza accordo.

Fino al 12 aprile, comunque, tutte le opzioni restano aperte, e sono quattro: un accordo, un ‘no deal’, un’estensione lunga o la revoca dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, revoca che implicherebbe l’annullamento della Brexit e la permanenza di Londra nell’Ue.

L’ipotesi di un’uscita senza accordo è quella che preoccupa maggiormente negoziatori e professionisti del mondo finanziario. Sono stati già pubblicati diversi studi che hanno calcolato l’impatto economico di un’uscita ‘disordinata’ del Regno Unito dall’Ue. L’ultimo è quello dell’Istituto Bertelsmann, secondo il quale con un ‘no deal’ la ricchezza dei cittadini inglesi si dovrebbe ridurre di 57,3 miliardi di euro l’anno, circa 900 euro a testa. Ai cittadini dell’Ue costerebbe invece 40,4 miliardi, mentre all’Italia una Brexit senza accordo peserebbe 4 miliardi di euro l’anno. La Germania e la Francia, con una perdita stimata rispettivamente a 9,5 e 8 miliardi di euro l’anno, sarebbero i Paesi più colpiti del Vecchio Continente.

E il 22 marzo il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha lanciato un avvertimento ai leader dell’Ue, sottolineando che le società private europee e britanniche non stanno prendendo abbastanza sul serio la possibilità che si verifichi un ‘hard Brexit’, e non hanno programmato a sufficienza che cosa fare in quell’eventualità. Questa impreparazione, per Draghi, potrebbe ripercuotersi con effetti negativi sull’economia.

Le paure dei mercati

Quali saranno le conseguenze per le aziende che operano nel Regno Unito? E la sterlina? E cosa implicherà questo per i mercati? Le obbligazioni del Regno Unito subiranno forti variazioni di valore? In che direzione? Come si muoverà la Bank of England? Queste sono solo alcune delle domande che si pongono investitori e analisti. Secondo Francesco Dalla Libera, investment team di Euclidea, in particolare, “la situazione in questo momento in Gran Bretagna è caotica, vi sono ancora molte scelte da intraprendere ed il negoziato con l’Unione Europea è ancora un ‘cantiere aperto’”.

“In un crescente flusso di notizie negative, i mercati continuano invece a salire di valore (in parte legati al resto del comparto azionario europeo) ma tale crescita non è affatto supportata da notizie positive dall’economia britannica e non sembra riflettere i rischi che la Brexit comporta. In altre parole, per quanto questa salita possa continuare in futuro, nel momento in cui effettivamente non si trovi un accordo (e non si ottenga una proroga), le conseguenze sui mercati sarebbero quantomeno disastrose, sia per le azioni che per le obbligazioni”, spiega Dalla Libera. Alla luce di queste e altre considerazioni, la scelta di Euclidea, sottolinea Dalla Libera è stata quella di diminuire fortemente la percentuale dei portafogli che investono nel Regno Unito, sia lato azionario che obbligazionario, “in quanto non crediamo sia saggio investire in un contesto in cui il rendimento non è compensato dal rischio preso”.

Stando all’ultima cio view di Dws, invece, quella sulla Brexit è “un’incertezza che i mercati detestano. Per ora, gran parte degli investitori conta sul fatto che qualcosa sia comunque legiferato, anche se solo una proroga. Mostrandosi perfettamente in linea con il modello applicato finora, quello ossia di evitare le decisioni difficili, specialmente per quanto concerne il lato Gran Bretagna”.

A fronte di uno scenario che rimane incerto è intervenuta anche la Consob, adottando una serie di provvedimenti volti ad assicurare la continuità operativa dei mercati nel contesto post-Brexit. In particolare, riferisce una nota, Consob ha rilasciato il nulla osta all’operatività nel Regno Unito dei sistemi multilaterali di negoziazione “BondVision Europe Mtf”, “Mts Cash Domestic” ed “Ebm”, gestiti da Mts; dei mercati regolamentati “Mta”, “Miv”, “Mot”, “Etfplus”, “Idem-Equity” e dei sistemi multilaterali di negoziazione “Aim Italia”, “ExtraMot”, “SeDex”, “Bit Eq Mtf”, “AtFund”, gestiti da Borsa Italiana. Consob ha inoltre deliberato l’autorizzazione ad EuroTlx all’estensione dell’operatività nel Regno Unito e il riconoscimento del mercato “Ice Futures Europe”. Entrambe le decisioni sono subordinate al rilascio rispettivamente del parere e dell’intesa da parte delle Autorità competenti.

Francesca Conti
Francesca Conti
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Società e Istituzioni UK