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Brexit, May esce di scena: per Londra il futuro è ancora incerto

Brexit, May esce di scena: per Londra il futuro è ancora incerto

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Francesca Conti
Francesca Conti

24 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le dimissioni della premier Theresa May saranno effettive da venerdì 7 giugno

  • “Ho provato di tutto, ma ho fallito”, ha ammesso l’inquilina uscente del numero 10 di Downing Street

Il volto della Brexit, Theresa May, esce di scena annunciando le sue dimissioni dalla leadership del partito conservatore. Il suo successore sarà scelto entro il 20 luglio. Come reagiranno i mercati a questo nuovo colpo di scena? La view degli asset manager

“Ci ho provato tre volte. Ho creduto fosse giusto perseverare, anche quando le probabilità di insuccesso sembravano alte. Ma ora mi appare chiaro come rientri nel miglior interesse del nostro Paese che questo sforzo sia guidato da un nuovo primo ministro. Quindi annuncio oggi che mi dimetterò da leader del Partito conservatore ed unionista venerdì 7 giugno, perché un mio successore possa essere scelto”. Alla fine, la premier britannica Theresa May si è dimessa. In diretta mondiale e con la voce rotta dalla commozione, la leader dei conservatori del Regno Unito, il volto della Brexit, ha annunciato la sua decisione di lasciare la guida del partito a partire dal 7 giugno prossimo. Il suo successore sarà nominato entro l’inizio della pausa parlamentare estiva il 20 luglio.

Un addio alla sua carriera politica, ma soprattutto alla missione di accompagnare il Regno Unito fuori dall’Unione europea. Lei, che nel referendum aveva votato per il ‘Remain’, esce di scena con “il rammarico che durerà tutta la vita per aver fallito nel suo scopo”. “Ho provato di tutto, ma ho fallito”, ha ammesso l’inquilina uscente del numero 10 di Downing Street. Per il dopo-May si sono già fatti avanti alcuni candidati. Primo tra tutti Boris Johnson, ex capo della diplomazia britannica e grande sostenitore di una ‘hard’ Brexit. “Lasceremo l’Ue il 31 ottobre, con o senza accordo”, ha ribadito a margine di una conferenza economica in Svizzera. Poche ore dopo l’annuncio di May, anche Jeremy Hunt, attuale capo del Foreign Office, si è candidato alla leadership del partito conservatore e quindi alla guida del Paese. Ma il futuro di Londra resta incerto così come dubbia sarà la reazione dei mercati.

foto di Theresa May davanti all'Union Jack

Le reazioni del mondo dell’asset management

Hermes Im

Per il ceo di Hermes Investment Management Saker Nusseibeh, “purtroppo, questa conclusione era inevitabile”. Secondo il manager, questo non significa che ci troviamo più vicini alla fine di questa incertezza. Il quadro politico britannico è lacerato dal dibattito animato degli ultimi tre anni e l’equilibrio del potere negoziale tra Regno Unito e Unione europea resta invariato. Quel che è certo è che Westminster ha una strada lunga e impegnativa per ristabilire la sua reputazione presso la maggioranza degli elettori e il paese ha chiaramente bisogno di una leadership che guarisca le sue divisioni”.

È d’accordo con lui Silvia Dall’Angelo, senior economist della società: “Guardando al futuro, è improbabile che un nuovo leader possa condurre il paese più vicino a una soluzione del dilemma Brexit”. Secondo la manager, “in ogni caso, è improbabile che la situazione relativa alla Brexit si risolva presto, e l’incertezza persisterà, il che continuerà a pesare sulle prospettive economiche e sulle attività finanziarie del Paese”. Per Dall’Angelo “il rischio è che con il prossimo leader – molto probabilmente proveniente dall’ala euroscettica intransigente del partito Tory – le tensioni istituzionali tra esecutivo e Parlamento si intensificheranno, generando potenzialmente un panorama politico ancora più frammentato e disfunzionale. La prossima fase si tradurrà probabilmente in elezioni generali anticipate, ma sono possibili altri risultati, tra cui un secondo referendum e una ‘no-deal Brexit’ (quest’ultimo è lo scenario di default ai sensi dell’attuale legislazione Brexit)”.

State Street

L’incertezza “permane e continua a pesare sulla sterlina”, commenta Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca Emea di Spdr Etfs (State Street Global Advisors). “Il caos persiste – aggiunge – e le probabilità di giungere a un accordo prima del 31 ottobre 2019 non sono aumentate. È difficile immaginare che l’articolo 50 venga cancellato e anche il possibile conseguente impatto positivo che questo avrebbe per la sterlina”. Tuttavia secondo il manager ci sono alcune notizie positive: “Nonostante l’incertezza che grava sull’economia britannica, la disoccupazione rimane storicamente bassa, la crescita salariale è ancora positiva e l’inflazione è vicina al target della Bank of England”.

“In mancanza di un catalizzatore migliore, gli investitori potrebbero anche indirizzarsi in maniera prudente verso le azioni del Regno Unito. Gli investitori nazionali possono beneficiare delle esposizioni internazionali e di una sterlina più debole, mentre sul fronte obbligazionario continuiamo a concentrarci sulla parte breve della curva dei Gilt per via della mancanza di chiarezza sulla direzione che prenderanno le negoziazioni sulla Brexit”, conclude Lesné.

Schroders

Se il posto di Theresa May fosse preso dall’ex sindaco di Londra Boris Johnson, sostenitore di una ‘hard’ Brexit, si potrebbe arrivare a un’uscita dall’Ue senza accordo. Per Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, questo porterebbe “probabilmente a una conclusione delle relazioni” tra Ue e Uk “a ottobre”. Se ciò dovesse accadere, “ci aspetteremmo che l’economia rallentasse e cadesse in recessione verso fine anno. La Bank of England alla fine probabilmente taglierebbe i tassi di interesse, ma il deprezzamento atteso della sterlina farebbe impennare l’inflazione. Il settore delle famiglie è già sceso sotto la soglia di sicurezza in termini di tasso di risparmio, e di conseguenza è molto probabile una contrazione della domanda”, spiega lo strategist.

“Come risultato dell’ulteriore incertezza legata alla Brexit, ci aspettiamo che l’attività economica nel Regno Unito debba affrontare nuove difficoltà”, commenta Janet Mui, Global economist della società. Mui ricorda che “il recente intensificarsi della turbolenza politica ha provocato un sell-off della sterlina, portandola ai minimi degli ultimi quattro mesi rispetto al dollaro. Per ora la sterlina non ha reagito significativamente dopo le dimissioni di Theresa May. Ciò significa che tale notizia era già stata prezzata. Guardando al futuro, è probabile che la valuta rimanga volatile e soggetta a rischi di ribasso in reazione alle notizie sulla Brexit”.

Ubs

“Pur aspettandoci un periodo di notevole incertezza e volatilità, rimaniamo pronti a cogliere le opportunità derivanti dalla reazione del mercato alla situazione politica del Regno Unito. La sterlina è sottovalutata, soprattutto rispetto alla nostra stima della sua parità del potere di acquisto”, sostiene Mark Haefele, Global chief investment officer Gwm di Ubs Ag. La risposta adeguata per i singoli investitori, secondo Haefele, “varia a seconda della loro esposizione alla sterlina e agli strumenti finanziari britannici”. “Per gli investitori globali con un’esposizione limitata al Regno Unito, riteniamo che sia giunto il momento di prepararsi ad aumentare con cautela l’esposizione alla sterlina”, sottolinea Haefele, anche se a suo giudizio “è ancora troppo presto per assumere posizioni consistenti” perché “la volatilità è destinata a rimanere elevata”.

Se “l’ansia degli investitori facesse crollare la valuta britannica fino a 1.15, potrebbe valere la pena assumere posizioni lunghe più consistenti”. Per gli investitori globali con un’esposizione esistente agli strumenti finanziari Uk, “raccomandiamo di rivedere attentamente le posizioni in portafoglio in base a questa nostra analisi dei potenziali scenari. Da tempo raccomandiamo agli investitori internazionali di assumere coperture per proteggersi contro un ulteriore indebolimento della sterlina e ci sembra ancora troppo presto per chiuderle.

Janus Henderson Investors

“L’incertezza continuerà a regnare”. Parola di Oliver Blackbourn, fund manager del multi-asset team di Janus Henderson Investors, “la crescita sarà ostacolata dalla mancanza di volontà nel compiere investimenti da parte delle aziende. È probabile che qualsiasi rimbalzo della sterlina sia temporaneo, in quanto l’ottimismo svanirà rapidamente non appena la realtà resterà invariata. Anche i rendimenti dei Gilt rimarranno moderati in tale contesto. Le azioni del Regno Unito potrebbero trarre vantaggio da una valuta più debole, ma la minaccia di un cambiamento si aggirerà su di esse per quanto riguarda gli scambi. Tuttavia, i titoli del Regno Unito continuano a essere attrattivi a causa di un elevato rendimento dovuto ai dividendi e ad altre caratteristiche difensive all’interno di un ciclo avanzato”.

Francesca Conti
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