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Brexit, 'deal or not deal' Londra si prepara al peggio

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Novembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • In caso di mancato accordo, secondo la Banca d’Inghilterra, il Paese potrebbe prepararsi alla peggiore crisi dal 1945

  • Se il Parlamento Uk bocciasse la proposta di accordo con l’Ue, l’economia britannica potrebbe perdere l’8% del Pil nel 2019

  • La sterlina, sempre secondo l’istituto, potrebbe crollare del 25%

Le previsioni di governo, Bank of England e Tesoro Uk sulla Brexit non sono rosee. Ma la premier britannica Theresa May, fedele al voto britannico, ribadisce che “rimanere nell’Ue non è un’opzione”

Le previsioni, in attesa del voto definitivo, sono per lo più catastrofiche. Alla vigilia del voto parlamentare sull’addio del Regno Unito all’Unione europea, il cui dibattito a Westminster dovrebbe iniziare il 4 dicembre e culminare l’11 con il voto contrario o meno all’accordo che la premier Theresa May ha firmato con la Ue il 25 novembre a Bruxelles, le massime istituzioni del Paese sembrano preannunciare uno scenario cupo.

Il governo britannico ha pubblicato una simulazione in base alla quale – come riporta il Financial Times – con l’insieme delle restrizioni all’immigrazione e alcuni nuovi attriti sul commercio nel lungo termine, il Pil del Paese calerà del 3,9%. Uno scenario che non si realizzerebbe, invece, se il Regno Unito rimanesse nella Ue.

Poche ore più tardi arriva l’allarme della Bank of England: “Potrebbe aspettarci la peggiore crisi dopo la Seconda Guerra mondiale”. La Banca d’Inghilterra ha infatti stimato le conseguenze della Brexit in caso di ‘no deal’, cioè ‘nessun accordo‘, scenario che potrebbe verificarsi qualora il Parlamento britannico bocciasse il piano che May ha raggiunto con l’Europa per trascinare Londra fuori dall’Ue. Nella peggiore delle ipotesi l’economia britannica si contrarrà immediatamente dell’8% nel solo 2019 e Londra perderà 10,5 punti di Pil in cinque anni. Durante la crisi del 2008 – per fare un confronto – il Pil britannico scese ‘solo’ di 6,25 punti.

Sempre secondo le stime dell’istituto, la sterlina potrebbe crollare del 25%, il prezzo delle case capitolare del 30% e vi sarebbe un’impennata dell’inflazione al 6,5%. Il tasso di disoccupazione raddoppierebbe al 7,5% dall’attuale 4,1%, oltre un inevitabile aumento dei tassi di interesse. Per tornare a una catastrofe simile, ha fatto notare il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, bisogna tornare al 1945, dopo la guerra contro Hitler.

Pareri sono arrivati, ovviamente, anche dal Tesoro. Il cancelliere dello Scacchiere britannico Philip Hammond, titolare del Tesoro nel governo May, ha dichiarato che il Regno Unito “in termini puramente economici” starà comunque “peggio” con la Brexit, come si legge sulla Bbc. Ma ha spiegato che l’accordo firmato da May a Bruxelles va “sostenuto” perché porta al minimo le conseguenze, oltre che “benefici politici”. Inoltre rispetta il mandato popolare del referendum del 2016.

Attraverso questo accordo l’economia britannica sarà “leggermente più piccola“, ha aggiunto Hammond. Il provvedimento offre tra “i benefici politici” anche quello di restituire al Regno Unito la sovranità, ad esempio riprendendo “il controllo della pesca nelle nostre acque” o la possibilità “di firmare intese commerciali con Paesi terzi”. Insomma, per il cancelliere si tratta comunque del miglior accordo possibile.

Ne è convinta anche la premier britannica Theresa May, che stamattina nel corso di un’audizione in commissione parlamentare sulla Brexit ha ribadito che “rimanere nell’Ue non è un’opzione” perché “il popolo ha votato per uscirne”. Spinta da alcuni deputati a dire cosa accadrebbe se l’accordo di divorzio da lei sottoscritto a Bruxelles fosse rigettato a Westminster, May si è limitata a dire che “vi sarebbero misure pratiche” da prendere senza dare dettagli. Non si è invece soffermata sui rischi in caso di ‘no deal’, insistendo sul fatto che ora è tempo di “focalizzarsi sull’accordo” sul tavolo.

Francesca Conti
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