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Bce, stabilità finanziaria sempre più in pericolo

Bce, stabilità finanziaria sempre più in pericolo

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Alcuni Paesi potrebbero trovarsi a dover affrontare le possibili ricadute se i mercati dovessero riconsiderare i rischi del debito sovrano”, spiega la Bce

  • Il rallentamento della crescita “può essere attribuito a un impeto più debole della domanda esterna così come a fattori specifici ad alcuni settori e Paesi” come “gli effetti contrari sulla fiducia dell’incertezza politica in Italia”

  • L’Italia figura tra i paesi dell’Eurozona dove il debito sovrano detenuto dalle banche “rimane elevato o è addirittura aumentato dai primi mesi del 2018”

L’allarme della Bce nel suo ultimo report sulla stabilità finanziaria: aumentano i rischi per crescita economica e c’è bisogno di rafforzare i bilanci dei Paesi più indebitati. Resta alta la guardia anche sull’esposizione ai Btp delle banche italiane, che ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 2 anni

Aumentano e si fanno persistenti i rischi sull’andamento della crescita economica e crescono anche le sfide per la stabilità finanziaria. Questo rende ancor più stringente la necessità di rafforzare i bilanci dei Paesi e dei governi fortemente indebitati. A dirlo è la Bce, nella nuova edizione della sua Financial Stability Review. Nella sua relazione semestrale, l’istituto di Francoforte segnala come la bassa redditività delle banche, l’alto debito pubblico in alcuni Paesi e il crescente numero di società con bassi rating di credito siano le principali vulnerabilità per il sistema finanziario. Resta alta la guardia anche sull’esposizione al debito delle banche italiane, che – sempre secondo la Bce – ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi due anni.

I rischi per la stabilità finanziaria

“Se i rischi al ribasso della crescita si materializzassero – si legge nel report della Bce – i costi del finanziamento per i debiti sovrani più vulnerabili aumenterebbero, il che potrebbe mettere in evidenza le preoccupazioni sulla effettiva sostenibilità del debito“. Oltre agli elevati livelli del debito e agli ampi deficit fiscali, “alcuni Paesi potrebbero trovarsi a dover affrontare le possibili ricadute se i mercati dovessero riconsiderare i rischi del debito sovrano”, sottolinea la Bce. “L’economia dell’eurozona ha perso slancio alla fine del 2018 e nonostante un rimbalzo del pil all’inizio del 2019, gli indicatori economici continuano a puntare verso un’espansione economica sotto tono nel breve termine”, si legge ancora nel Financial Stability Report.

Il rallentamento della crescita “può essere attribuito a un impeto più debole della domanda esterna così come a fattori specifici ad alcuni settori e Paesi, come i problemi dell’industria dell’auto in Germania e gli effetti contrari sulla fiducia dell’incertezza politica in Italia“. Detto questo, sottolinea il rapporto, “la politica accomodante della Bce ha continuato a sostenere la domanda interna”. Anche “le condizioni favorevoli del mercato del lavoro e i trend del mercato immobiliare” hanno fornito “un sostegno ai consumi privati mentre le condizioni favorevoli di finanziamento e fondamentali relativamente resilienti di aziende e famiglie hanno fornito sostegno agli investimenti”.

Banche

L’Italia, insieme al Portogallo, figura tra i paesi dell’Eurozona dove il debito sovrano detenuto dalle banche “rimane elevato o è addirittura aumentato dai primi mesi del 2018”, sottolinea la Financial Stability Review segnalando che “nonostante una certa moderazione nella percezione del rischio sovrano negli ultimi mesi, le posizioni patrimoniali delle banche con consistenti quote di titoli sovrani con valutazioni eque rimangono vulnerabili a improvvisi aumenti dei premi del rischio sovrano“. Secondo gli ultimi dati forniti dalla stessa Bce, a fine aprile le banche italiane detenevano nei loro portafogli Btp per un controvalore di oltre 403 miliardi di euro, in crescita dai 395,704 miliardi di fine marzo.

Francesca Conti
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