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Bankitalia, la ricchezza delle famiglie torna al 2005

31 Maggio 2019 · Francesca Conti · 5 min

  • La ricchezza netta delle famiglie si è ridotta nel 2018 di poco più del 2 per cento ed è scesa a 8,1 volte il reddito disponibile

  • Gli strumenti del risparmio gestito nel 2018 rappresentano il 31% delle attività finanziarie dei portafogli italiani, contro il 17% nel 2008

  • Nel 2018 il quadro tracciato da Bankitaia indica una forte riduzione del peso delle obbligazioni, anche se restano la componente prevalente (65%) e un aumento dell’incidenza delle azioni

Per le famiglie italiane la ricchezza netta è tornata ai livelli del 2005. Un calo che ha riguardato soprattutto la componente finanziaria, spinta al ribasso dalla forte caduta dei mercati. La relazione di Bankitalia per il 2018 segna però anche una nota positiva per gli strumenti del risparmio gestito: polizze, quote di fondi comuni e previdenziali restano molto elevati nei portafogli italiani

La ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto il valore più basso dal 2005. Un calo che ha riguardato soprattutto la componente finanziaria, ed è stato determinato dalla “forte caduta” di azioni e obbligazioni. Il dato più rilevante della Relazione annuale della Banca d’Italia sul 2018 tocca direttamente le famiglie italiane al cuore del risparmio.

“Sulla base di nostre stime – spiega Palazzo Koch – la ricchezza netta, ossia la differenza tra le attività reali e finanziarie e le passività, si è ridotta di poco più del 2 per cento ed è scesa a 8,1 volte il reddito disponibile (8,4 nel 2017), il valore più basso dal 2005”. La ricchezza netta del Paese, valutata in rapporto alla popolazione, rimane quindi prossima a quella di Francia e Germania. L’Italia, sottolinea Bankitalia, “è il Paese che nel 2018 ha registrato il maggiore calo delle attività finanziarie nel portafoglio delle famiglie”.

Questo anche se “i nuclei familiari esposti alla volatilità dei prezzi dei titoli (ossia quelli con investimenti in azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni) rappresentano poco più del 10 per cento della popolazione”. Rispetto alle altre, queste famiglie hanno redditi più elevati e dispongono di maggiori riserve di attività liquide. Le tensioni sui mercati della seconda metà del 2018 si sono associate “a una riduzione degli investimenti netti in attività finanziarie di circa il 20 per cento (37 miliardi)” e “a un atteggiamento prudenteda parte delle famiglie”.

Sono rimasti “elevati i depositi a vista e gli acquisti di polizze assicurative a rendimento minimo garantito”, mentre “sono state vendute azioni e sono fortemente diminuite le sottoscrizioni di quote di fondi comuni”. Anche i Pir, sostenuti fino a giugno, “si sono in seguito progressivamente azzerati”. In un contesto di mercato caratterizzato dalla volatilità, nel 2018 “sono tornati a crescere gli acquisti di titoli di Stato che garantiscono rendimenti alti ai risparmiatori che li mantengono in portafoglio fino alla scadenza”, evidenzia Bankitalia.

Gli italiani e il risparmio gestito

Buone notizie per gli strumenti del risparmio gestito: polizze assicurative, quote di fondi comuni e previdenziali diversi dal Tfr “nel portafoglio delle famiglie restano molto elevati rispetto al passato”, rappresentando il 31% delle attività finanziarie, contro il 17% nel 2008. Questi strumenti hanno consentito ai risparmiatori di diversificare maggiormente i rischi del portafoglio, anche attraverso più ampi investimenti sui mercati internazionali.

“Alla fine del 2018 le quote di fondi comuni e i prodotti assicurativi e della previdenza privata rappresentavano circa un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane”, sottolineano i dati di Palazzo Koch. Bankitalia ricorda che “oltre a consentire di accumulare risparmio a fini previdenziali e di acquistare protezione contro i rischi, gli strumenti del risparmio gestito agevolano la diversificazione del rischio di portafoglio”.

Il quadro tracciato da Bankitaia indica nel 2018 “una forte riduzione (14 punti percentuali) del peso delle obbligazioni, che rimangono comunque la componente prevalente(65 per cento), e un aumento dell’incidenza delle azioni (5 punti percentuali) e delle quote di fondi comuni per i quali non è possibile risalire alla composizione (9 punti percentuali)”. Se “il calo delle obbligazioni è riconducibile ai titoli di Stato italiani e alle obbligazioni bancarie”, è invece aumentato “il peso delle obbligazioni estere, in particolare di quelle emesse da società non finanziarie”.

Bankitalia sottolinea che “all’ampliamento della componente azionaria hanno invece contribuito i titoli delle società finanziarie sia italiane sia estere, anche se il peso delle società non finanziarie estere rimane prevalente”. Attraverso i prodotti del risparmio gestito a fine 2018 “le famiglie investivano in obbligazioni e azioni emesse dalle società non finanziarie statunitensi e francesi il doppio di quanto investivano in quelle italiane”.

Il “forte aumento” degli investimenti in fondi comuni “è quasi interamente dovuta ai fondi di diritto estero, in prevalenza di diritto lussemburghese, ed è in larga parte riconducibile agli investimenti a copertura delle polizze unit linked”, chiarisce Bankitalia. “La riclassificazione degli investimenti indiretti comporta due principali cambiamenti nella composizione della ricchezza finanziaria delle famiglie:

  • l’aumento del peso delle obbligazioni italiane, attribuibile ai titoli di Stato (9 punti percentuali nel 2018);
  • la maggiore diversificazione geografica degli investimenti attraverso i titoli di debito (6 punti percentuali) e le quote di fondi di investimento (5 punti percentuali)”, spiega ancora Palazzo Koch.

“Sebbene le attività verso residenti rimangano largamente prevalenti, dopo la riclassificazione le attività verso non residenti registrano un aumento rilevante (dall’11 al 24 per cento del portafoglio finanziario)”, conclude Bankitalia.

Francesca Conti
Francesca Conti
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