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Commissione banche, Mattarella firma legge ma chiede di vigilare

Commissione banche, Mattarella firma legge ma chiede di vigilare

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Marzo 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il Colle avverte il rischio che i parlamentari potrebbero “anche involontariamente, condizionare, direttamente o indirettamente, le banche nell’esercizio del credito, nell’erogazione di finanziamenti o di mutui, e le società”

  • Mattarella segnala l’importanza di rispettare “i criteri che ispirano le norme della Costituzione”

Dal Colle arriva la firma sulla legge che istituisce la commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato traccia il confine del campo d’azione che dovrà avere l’organismo bilaterale

Il documento era sul tavolo da oltre un mese, ma il presidente Sergio Mattarella ha deciso di firmarlo solo il 29 marzo. Il Quirinale ha dato il via libera alla legge per l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, voluta dal governo gialloverde. Ma le perplessità del Colle sulla tenuta della piena autonomia delle autorità monetarie e di vigilanza emergono da un’inconsueta lettera ai presidenti di Camera e Senato piena di avvertenze sul campo di azione che avrà l’organismo bicamerale.

Secondo il capo dello Stato occorre evitare che la Commissione possa arrivare a un “controllo dell’attività creditizia, sino a coinvolgere le stesse operazioni bancarie, ovvero dell’attività di investimento nelle sue varie forme”. Non è “in alcun modo in discussione, ovviamente, il potere del Parlamento di istituire commissioni di inchiesta in settori della vita istituzionale, economica o sociale. Non può, tuttavia, passare inosservato che, rispetto a tutte le banche, e anche agli operatori finanziari, questa volta viene, tra l’altro, previsto che la Commissione possa ‘analizzare la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento‘”, si legge nella lettera inviata da Mattarella alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e al presidente della Camera Roberto Fico.

Il presidente della Repubblica avverte il rischio che “soggetti, partecipi dell’alta funzione parlamentare ma pur sempre portatori di interessi politici, possano, anche involontariamente, condizionare, direttamente o indirettamente, le banche nell’esercizio del credito, nell’erogazione di finanziamenti o di mutui e le società per quanto riguarda le scelte di investimento si colloca decisamente al di fuori dei criteri che ispirano le norme della Costituzione”. Mattarella ricorda la natura privata delle banche e il rispetto dell’articolo 41 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica.

Il presidente della Repubblica, poi, avverte che “occorre evitare il rischio che il ruolo della Commissione finisca con il sovrapporsi – quasi che si trattasse di un organismo ad esse sopra ordinato – all’esercizio dei compiti propri di Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip e Bce“. Una sovrapposizione che “provocherebbe grave incertezza” tra i vigilati sulle indicazioni da osservare. Mattarella invita poi alla cautela sulla gestione delle informazioni sulle banche in possesso delle Autorità di vigilanza. L’obbligo del segreto professionale è volto a scongiurare l’allarme che la diffusione indebita di informazioni relative alla gestione degli enti creditizi e delle società finanziarie può suscitare tra i risparmiatori e sui mercati.

Il Colle vuole che la Banca d’Italia sia messa al riparo da ogni governo e che la sua indipendenza venga tutelata. Per questo chiede una riflessione aggiuntiva sulla commissione d’inchiesta presentata dai gialloverdi, che dovrebbe essere guidata dal giornalista e conduttore televisivo pentastellato Gianluigi Paragone. Ma non è sul nome del presidente che Mattarella vuole fugare ogni dubbio, quanto sul fatto che l’attività della commissione si possa trasformare in un improprio strumento di pressione del Governo su Palazzo Koch. E per questo che la firma della legge per la Commissione è stata accompagnata proprio dalla lettera ai due presidenti di Camera e Senato, che delimita confini e finalità di un’operazione che rischia di screditare Bankitalia e il sistema creditizio italiano.

Francesca Conti
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