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Faro Bce: banche italiane sotto pressione

Faro Bce: banche italiane sotto pressione

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

14 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Seduta pesante a Piazza Affari, con le principali banche italiane in forte calo. Mps crolla del 10%

  • La definizione di una soluzione per Carige e nuove richieste da parte della Bce per Mps creano volatilità e incertezza sull’intero comparto bancario

Sistema bancario italiano al tappeto a Piazza Affari. Mps finisce ko, dopo la lettera della Bce. Nel mirino, il piano di risanamento e soprattutto l’applicazione dell’addendum anche sugli stock di Npl. La view degli esperti

Banche sotto pressione. Una raffica di vendite si è abbattuta, infatti, sul settore bancario italiano. Male Bpm, Bper, Ubi, Unicredit, che hanno registrato cali intorno al 3%. In forte contrazione, però, soprattutto Mps, che è sprofondata del 10%, dopo che venerdì era stata resa nota la lettera in cui la Bce aveva rilevato i punti deboli sul piano di risanamento e soprattutto sull’applicazione dell’Addendum anche sugli stock di Npl, elemento che preoccupa anche gli altri istituti.

Secondo alcuni analisti finanziari, la bozza di decisione della Bce sullo Srep raccomanda a Mps di svalutare completamente entro il 2026 non solo i nuovi flussi di Npl ma anche lo stock di crediti deteriorati in essere allo scorso marzo, con un impatto complessivo potenziale che potrebbe oscillare tra gli 8,7 e gli 1,1 miliardi di euro. Stime pesanti per Mps, ma che preoccupano anche tutto il settore delle banche, con il mercato che si interroga se il pugno duro della Bce potrebbe essere applicato anche ad altri istituti.

“La versione originale dell’Addendum Bce (che prevedeva la svalutazione dello stock di Npl entro sette anni, ndr) era stata superata da una versione più leggera proposta dalla Commissione Ue (che prevede la svalutazione solo dei nuovi flussi, ndr) ma – a quanto si può capire – la Bce può utilizzare un approccio differente caso per caso”, ha dichiarato Mediobanca, che poi ha proseguito dicendo: “Riteniamo che il mercato dovrà valutare se questo approccio caso per caso sia qualcosa che si applica solo a Mps o anche ad altre banche in Italia o fuori dall’Italia”.

Nel weekend, intanto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, a margine del suo intervento alla scuola di formazione politica della Lega, parlando del decreto per salvare Carige passato nei giorni scorsi, ha detto: “C’è il problema Carige e avremo nelle prossime settimane un problema Mps? Forse sì”. A proposito della banca senese ha auspicato che Monte dei Paschi di Siena “abbia risolto tutti i propri problemi”, aggiungendo che se non sarà così, il governo dovrà farsene carico responsabilmente. “Siccome siamo al governo non possiamo chiudere gli occhi sui problemi del credito e far finta di nulla. Stiamo vivendo una congiuntura economica non favorevole in tutta Europa”, ha precisato.

Cosa succederà ora?
Secondo Giacomo Calef, country manager Italia dj Notz Stucki, “la definizione di una soluzione per Carige e nuove richieste da parte della Bce per Mps creano volatilità e incertezza sull’intero comparto, che va ad aggiungersi a previsioni economiche in continuo peggioramento, a causa di un rallentamento che non riguarda solo il mercato italiano, ma anche quello europeo”.
Secondo l’esperto, le vendite sui titoli delle banche italiane probabilmente continueranno nelle prossime settimane a causa di diversi fattori. “Dobbiamo ricordare come lo spread, nonostante sia diminuito nelle scorse settimane, rimanga comunque molto alto (rispetto ai valori di marzo 2018) e ciò causa un maggior costo di funding per le banche, con impatto negativo sul bilancio – ha detto Calef – Inoltre incide negativamente anche la “pulizia” degli Npl, che nel lungo periodo porta ad acquisire un maggior grado di solvibilità, ma nel breve ha riflessi negativi sul conto economico”.

Su questo tema, Mirko Sanna, director di S&P per le Istituzioni finanziarie, presentando a Milano l’outlook per il comparto nell’anno in corso, ha detto: “Lo sforzo delle banche (italiane, ndr) per continuare a migliorare la qualità degli asset dipende da una continua crescita economica e su questo fronte rimane ancora molto da fare, ad esempio per gli Npl che pur alla luce dei sensibili miglioramenti registrati rimangono ancora su valori doppi rispetto alla media europea che è al 5%. Crediamo che a livello di sistema debbano ancora scendere di 40 miliardi nell’arco dei prossimi 18 mesi, al 10%”.

Sanna ha poi però sottolineato come la maggior parte delle banche italiane abbia migliorato in maniera costante i propri fondamentali e questo vale anche per le banche passate attraverso autentiche bufere come Mps. Alla domanda se siano prevedibili nuove importanti operazioni di M&A nel comparto, Sanna ha spiegato che le condizioni non sono favorevoli a questo scenario per l’aumento dei costi di funding e per la situazione economica e in particolare appaiono improbabili acquisti di attività all’estero. “Il contesto di mercato, soprattutto sul rischio Italia, è talmente elevato”, ha dichiarato Sanna, e “non sarebbe molto conveniente per una banca italiana andare sul mercato con un’operazione”, conclude l’analista di S&P sottolineando che fino a qualche mese fa sarebbero state possibili M&A, ma ora non più.

Attenzione, però, “la situazione italiana delle banche è nuovamente preoccupante ma non generalizzata”, ha precisato Giovanni Cuniberti, responsabile consulenza fee-only di Gamma Capital Markets, che interpellato su Mps ha detto: “Nella lettera della Banca centrale europea a Mps, datata 5 dicembre, ma di cui è stata data comunicazione solo il 12 gennaio scorso, si dice chiaramente che le la situazione non è quella desiderata. Male la redditività che è inferiore al piano, male la raccolta ma soprattutto l’attenzione è posta sui crediti deteriorati con la soglia di Total Srep capital requirement all’11% che dovrà essere applicata con la copertura integrale di tutti i crediti problematici in essere, portandola al 100% entro il 2026. Il tempo è sufficiente se la banca tornerà a crescere, altrimenti ci saranno nuovi problemi”.

L’istituto senese non è l’unico in difficoltà.
“Altre news negative arrivano da Popolare di Bari con 139 milioni di perdite nei primi sei mesi del 2018 e azioni giù del 75% in tre anni e da Banca Agricola Popolare di Ragusa, i cui piccoli azionisti stanno subendo il blocco della liquidabilità delle azioni, con la banca che, forte di una direttiva europea, si rifiuta di
riacquistarle”, ha dichiarato Cuniberti, che invece, a differenza di S&P, ha una view diversa sulle operazioni di M&A. “Secondo me ci sarà necessariamente un nuovo percorso di M&A volto a fornire maggiore solidità al sistema e a tagliare i costi. Fra le big, tra le candidate c’è sicuramente Banco Bpm. Questa possibile “crisi” sarà affrontabile in un contesto di non recessione e di assenza di crisi del debito pubblico, in caso contrario ci sarà ancora da soffrire”, ha concluso Cuniberti.

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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