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Banche, l’Europa insegue gli Usa. Ma vince la Cina

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Francesca Conti
Francesca Conti

25 Luglio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Sono cinesi 4 delle prime 5 banche al mondo per totale attivi. Jp Morgan Chase è la prima americana, Bnp Paribas la prima europea

  • In Italia, il numero di dipendenti bancari tra 2008 e 2018 è diminuito del 18,9%, sopra la media europea del 17%

  • I dati relativi al primo semestre 2019 indicano che le banche statunitensi hanno iniziato l’anno con più ricavi (+0,4%) rispetto alle europee (-1,8%)

  • Bankitalia possiede la quarta riserva d’oro a livello mondiale (2.452 tonnellate)

Nel panorama delle banche internazionali, le cinesi sono le più forti per totale attivi. E i ricavi degli istituti Usa crescono più di quelli europei. L’aggiornamento 2018 dell’indagine sulle principali banche internazionali dell’area studi Mediobanca

Quattro delle prime 5 banche al mondo per totale attivi sono cinesi. I ricavi delle banche statunitensi crescono a un ritmo più elevato di quelle europee. E queste ultime sono più concentrate sul mercato domestico, infatti non si vedono fusioni transfrontaliere dal 2009. Sono solo alcuni tratti emersi dall’aggiornamento annualedell’indagine sulle principali banche internazionalidell’area studi Mediobanca. I dati dello studio di Piazzetta Cuccia sono riferiti al 2018.

Le banche cinesi occupano quattro posizioni nella top5 globale per totale attivi, con Icb of China che si conferma prima al mondo anche nel 2018. Il primo istituto statunitense è Jp Morgan Chase, mentre Bnp Paribas ha raggiunto Hsbcdiventando la prima big europea. UniCredit e Intesa Sanpaolo perdono 4 posizioni ciascuna e si piazzano, rispettivamente, 26esima e 29esima.

Crescono i ricavi sia negli Stati Uniti (+4%) che in Europa (+0,9%), con Deutsche Bank e Credit Suisse che tornano all’utile dopo tre esercizi. In tutta l’Unione europea prosegue la riduzione del numero di sportelli e di dipendenti bancari (-27,7% e -17% rispetto al 2008) come anche in Italia (-25,5% e – 18,9%), dove gli istituti stanno facendo enormi progressi nella riduzione dei crediti dubbi. Tra le banche centrali, la Bce è prima sia per ammontare di totale attivo (4.702 miliardi) che per tasso di crescita di titoli in portafoglio (1.069%).

Le banche cinesi non hanno rivali

Banche cinesi e americane si alternano nelle prime posizioni della classifica mondiale. Ma Pechino supera la Cina. Il 2018, spiega Mediobanca, è infatti ancora una volta l’anno delle banche cinesi, che occupano l’intero podio della classifica per totale attivo. Si conferma al primo posto Industrial and Commercial Bank of China, con attivi per 3.517 miliardi di euro. Scambio di posizioni al secondo posto: Agricultural Bank of China (2.871 miliardi) supera China Construction Bank (2.856 miliardi). Fuori dal podio il gigante americano Jp Morgan Chase(2.703 miliardi),l’unica banca non cinese presente nella Top5, seguita a brevissima distanza da un altro colosso cinese: Bank of China (2.701 miliardi).

Il sesto posto appartiene anche quest’anno alla giapponese Mitsubishi (2.472 miliardi), seguita dalla statunitense BofA (2.305 miliardi). Ottavo posto per la francese Bnp Paribas (2.276 miliardi), prima banca europea in classifica e in recupero di una posizione rispetto al 2017. Completano la Top10 la seconda banca europea Hsbc (2.275 miliardi) che perde due posizioni e l’americana Citigroup (1.980 miliardi). Ancora indietro le banche italiane che, rispetto alla precedente rilevazione, hanno perso entrambe quattro posizioni: UniCredit(848 miliardi) è 26esima e Intesa Sanpaolo(817 miliardi) è 29esima.

Il 2018 del settore bancario in Europa e negli Usa

Nel 2018 i ricavi del settore bancario sono cresciuti sia in Europa (+0,9%) che negli Stati Uniti (+4%): gli istituti statunitensi– complice anche la crescita del margine d’interesse del 5,1%, – crescono però a un ritmo più elevato. I gruppi bancari americani performano meglio degli europei anche sul fronte delle commissioni nette (+1,7%, contro il -0,3%). Sempre nel 2018, il risultato netto è quasi raddoppiato in Usa(+63,5%, da 75,7 a 123,7 miliardi di dollari) e cresciuto del 18% in Europa. La redditività (utile netto su ricavi) è ai massimi nei dieci anni analizzati con le americane che doppiano le europee (Roe al 12,6% in Usa e al 7% in Europa).

Sono ancora pochi i gruppi bancari europei a respiro internazionale: per 10 istituti europei analizzati, l’home country vale oltre il 70% dei ricavi.In aggiunta, negli ultimi dieci anni non si registrano grandi operazioni transfrontaliere di M&A: l’ultima risale al 2009 e riguarda l’acquisizione della belga Fortis Bank da parte della francese Bnp Paribas.

Il decennio 2008-2018 evidenzia la forte tendenza alla riduzione del numero di sportelli (-27,7%) e del numero di dipendenti bancari (-17%) in tutta l’Unione Europea. Non fa eccezione l’Italia, che ha ridotto del -25,5% gli sportelli e del -18,9% il personale bancario.

Usa e Europa: principali differenze

Le evidenze del 2018 dimostrano che, rispetto ai competitor statunitensi, le banche europee:

  • Destinano più risorse ai clienti(il 46,9% contro il 38,2%) e meno a liquidità/interbancario (il 35,4% contro il 41,4%);
  • Sono mediamente meno esposte ai derivati;
  • Raccolgono meno con depositi(il 46,5% contro il 54,3%) e più con obbligazioni(il 13,7% contro il 9,9%);
  • Hanno meno capitale(il 5,9% contro il 9,6%) e leva maggiore(19,1x vs 13,2x).

I dati relativi al primo semestre 2019 indicano che le banche statunitensi hanno iniziato l’anno con più ricavi (+0,4%) rispetto alle europee (-1,8%). Discorso inverso per il risultato netto, che vede crescere maggiormente gli istituti europei(+10% contro il +5,1% degli americani).

Le banche italiane

Il 2018 delle maggiori banche italiane ha fatto registrare:

  1. Enormi progressi nella riduzione dei Npl. Per le prime due banche italiane – UniCredit e Intesa Sanpaolo – sono passati dal 5,2% al 3,6% dei crediti complessivi nel 2018. Un risultato comunque inferiore rispetto a una media europea dell’1,5%. Per le prime 5 banche del Belpaese (oltre a Intesa Sanpaolo e UniCredit, Mps, Banco Bpm e Ubi Banca) gli Npl sono scesi dall’8,5% del 2016 al 4,6% del 2018 , con coverage ratio di poco superiore alla media europea;
  2. Un elevato ricorso a esposizioni sovrane ma un modesto peso delle cosiddette attività di “livello 3”: 16,7% del patrimonio netto tangibile (17,6% la media europea). Con “livello 3” si intende una classificazione gerarchica delle attività finanziarie valutate alfairvalue introdotta nel 2008 dai principi contabili Fas 157 per gli Stati Uniti e Ifrs  7
    per l’Europa. Il “livello 1” comprende le attività quotate in mercati regolamentati, il
    “livello 2” quelle la cui valutazione è desunta dalle quotazioni di attività
    comparabili e infine il “livello 3” quelle attività la cui valutazione è effettuata
    utilizzando parametri non direttamente osservabili sul mercato, mancando sia un
    qualsiasi mercato di riferimento, che le grandezze utili alla loro valutazione. Per queste ultime, si tratta di attività il cui valore è determinato in modo discrezionale dalla banca sulla base di propri modelli interni e che non hanno certezza di liquidabilità
  3. Per le due maggiori banche italiane, una redditività superiore alla media europea: Roe 2018 al 7,8% (8,1% per Intesa Sanpaolo e 7,5% per UniCredit) rispetto al 7% della media europea.

I risultati delle banche centrali

Nel periodo 2008-2018 la Banca centrale europea ha segnato un ammontare di totale attivo più elevato (4.702 miliardi di euro) rispetto alla Bank of Japan(4.426 miliardi) e alla Federal Reserve (3.544 miliardi). Allo stesso tempo la Bce ha fatto registrare anche il tasso di crescita di titoli in portafoglio maggiore (1.069%) rispetto alla Fed (794,3%) e alla BoJ (731,3%). A livello europeo, gli attivi di bilancio della Banca d’Italia (rispetto al 2008) sono cresciuti a ritmi più elevati rispetto alle altre banche centrali. Bankitalia possiede infine la quarta riserva d’oro a livello mondiale (2.452 tonnellate). In Europa lo scettro spetta alla Deutsche Bundesbank(3.370) e su scala globale alla Fed(8.133,5).

Francesca Conti
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