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Banche e fondi: “Diamo un taglio (di 90 minuti) alle Borse Ue”

07 Novembre 2019 · Francesca Conti · 3 min

  • La proposta di ridurre di un’ora e mezza il tempo quotidiano di contrattazioni viene dall’Association for Financial Markets in Europe (Afme) e dall’Investment Association

  • Le associazioni propongono di posticipare di un’ora le aperture dei mercati e di ridurre di mezz’ora le chiusure

  • Gli esperti sottolineano che durante le prime ore di contrattazioni i volumi di scambio sono solitamente limitati e che oltre un terzo degli scambi della giornata si concentra quasi sempre nell’ultima ora

Banche e fondi europei sono pronti a un taglio. Di cosa? Del tempo di negoziazione delle Borse del Vecchio Continente. Novanta minuti in meno di contrattazioni al giorno – spiegano le associazioni Afme e Investment Association – migliorerebbero la qualità degli scambi, favorendo la diversità tra gli operatori di mercato

Novanta minuti in meno. È il tempo che banche e gestori di fondi europei chiedono per le Borse del Vecchio Continente. Una mossa radicale che secondo questi soggetti migliorerebbe l’efficienza del mercato Ue e il benessere del personale addetto agli scambi. Ma non tutti sono d’accordo.

La proposta di ridurre di un’ora e mezzo il tempo quotidiano di contrattazioni viene dall’associazione per i mercati finanziari europei (Association for Financial Markets in Europe o Afme) e dall’Investment Association, associazione che rappresenta i gestori patrimoniali con sede nel Regno Unito.

Secondo queste associazioni il tempo di negoziazione delle Borse europee – di circa 8 ore e mezza – rappresenterebbe uno svantaggio rispetto, ad esempio, alle 6 ore e mezza di Wall Street o alle 6 ore dei mercati asiatici.

Afme e Ia, i cui membri – tra cui Goldman Sachs, Barclays, BlackRock e Bnp Paribas – rappresentano la maggioranza del trading azionario, propongono che la campana di apertura sia suonata alle 9.00 (le 10.00 ora italiana) e che la chiusura si verifichi invece alle 16.00 (le 17.00 ora italiana), al posto che – rispettivamente – alle 8.00 e alle 17.30 ora di Londra.

Gli esperti sottolineano come durante le prime ore di contrattazioni i volumi di scambio siano solitamente limitati – il che rende più costosa l’attività di trading – mentre al contrario oltre un terzo degli scambi della giornata si concentri quasi sempre nell’ultima ora.

“Accorciare le ore” di scambio “concentrerebbe la liquidità portando a costi di negoziazione più uniformi e offrirebbe più tempo ai trader e al mercato per digerire gli annunci aziendali“, affermano le due associazioni.

Un orario prolungato – aggiungono – inciderebbe sulla salute mentale e sul benessere degli operatori di mercato e rappresenterebbe un ostacolo all’assunzione di personale diversificato, in particolare individui con impegni familiari o di assistenza.

Ma non tutti sono d’accordo con questa posizione. Secondo Rainer Riess, direttore generale della Federation of European Securities Exchanges, associazione che rappresenta 27 Borse dell’Ue, dell’Efta e della Svizzera, gli attuali orari di negoziazione in Europa “funzionano” e non dovrebbero essere rivisitati. L’orario attuale – per Riess – riflette le esigenze degli investitori e consente ai mercati europei di interagire al meglio con gli Stati Uniti e l’Asia.

Cboe, il più grande scambio transfrontaliero d’Europa, ha affermato che probabilmente avrebbe più senso abbreviare le sessioni all’inizio della giornata, visto che non si sovrappongono al mercato statunitense.

Aquis Exchange – pur avendo accolto positivamente le iniziative volte a migliorare i mercati – sostiene che ridurre gli orari di negoziazione non sarebbe il modo più efficace per aumentare la diversità o il numero di donne tra gli operatori.

Francesca Conti
Francesca Conti
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