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Banche centrali, i costi che non ti aspetti

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Redazione We Wealth
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20 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo l’analisi di Tcw mettere mano ai tassi vuol dire soprattutto influenzare i prezzi

  • É necessario che l’analisi dell’operato delle banche centrale diventi più approfondita

Secondo Tad Rivelle, chief investment officer Fixed Income per Tcw, le politiche di stimolo monetario a volte non funzionano come nelle intenzioni di chi le attua. Ecco perchè

In tempi di cresi il ruolo delle politiche delle banche centrali è sempre più importante. Secondo Tad Rivelle, chief investment officer Fixed Income per Tcw i banchieri hanno però promosso il mito che “alzando o abbassando un’unica ‘manopola’, i tassi di interesse, possa essere raggiunto un triplice obiettivo: crescita stabile, inflazione contenuta e mercati finanziari ‘equilibrati’”. Definire una certa politica ‘stimolativa’, sostiene il cio, non la rende necessariamente tale, né chiarisce cosa esattamente si stia stimolando. “L’economia nel complesso non è una macchina e gli esseri umani che sono l’anima del sistema non sempre reagiscono in base allo schema prefissato da un certo piano macroeconomico”.

“Anche se un economista ritiene di poter creare un modello di qualcosa, descriverlo e categorizzarlo, non significa che sia in grado di comprenderne la natura o di fare delle previsioni. Se si muove una certa ‘manopola’ si otterrà un certo insieme di reazioni dirette. Tali reazioni produrranno una seconda ondata di reazioni indirette, e così via”.

Le banche centrali presentano i tassi di interesse come strumenti da mettere al servizio dell’ottimizzazione dei risultati economici. “Ma i tassi di interesse sono innanzitutto dei prezzi – prosegue Rivelle –Quando la Fed riduce artificialmente il prezzo del credito, l’equilibrio naturale tra le esigenze di chi prende e di chi dà in prestito viene turbato. Forse è per questo che l’etichetta preferita dai banchieri centrali per descrivere le politiche sui tassi è ‘stimolativo’. Nessuno può lamentarsi di una politica ‘stimolativa’! Ma si può dire che i risultati di tutti siano equamente ‘stimolati’?”

“Forse, quando la Fed si accorge che la produzione di credito sta rallentando in maniera organica, dovrebbe considerare la possibilità che il rallentamento sia per una buona ragione. Tuttavia, piuttosto che lasciare la decisione ai veri esperti, i banchieri centrali reputano ogni rallentamento del credito come problematico.

Vi è modo di misurare quali siano stati finora i risultati dello stimolo?

“Occorre chiedersi: il credito in questo ciclo è stato usato in modo produttivo? In base ai ricavi generati – misurati attraverso i dati sul Pil – non mi sembra affatto!Evidentemente, troppo credito è stato utilizzato per ‘stimolare’ i prezzi degli asset. Purtroppo, se vi fosse una correzione di tali prezzi, una grande quantità di debito dovrebbe essere svalutato e ciò che era ritenuto ‘stimolo’ verrà riclassificato come cattivo investimento. Né le famiglie né le imprese possono permettersi di continuare all’infinito ad aumentare il rapporto debito/reddito, e questo vale anche per la società nel complesso. Uno stimolo sempre maggiore – vale a dire una leva sempre maggiore – è una strada che non porta da nessuna parte. Gli investitori farebbero bene a ricordarsi la saggezza contadina della legge di Stein: se qualcosa non può andare avanti per sempre, non lo farà”.

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