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I trend in accelerazione della fase 2: parla Banca Generali

I trend in accelerazione della fase 2: parla Banca Generali

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Livia Caivano
Livia Caivano

27 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Quando ci siamo trovati di fronte all’esplosione dell’emergenza, il nostro primo pensiero è andato al tema della fiducia poi ci siamo concentrati su formazione e tecnologia”

  • “Sui mercati dobbiamo riparlare del concetto di rischio”

  • “Da qualche tempo monitoriamo un trasferimento di ricchezza dai piccoli istituti bancari alle grandi realtà del private banking”

Che effetti avrà l’epidemia di coronavirus sul mondo del risparmio gestito sul lungo termine? Secondo Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali, non dobbiamo aspettarci nessun colpo di scena ma solo l’evoluzione di meccanismi che erano già in atto da tempo

Masse in migrazione dai piccoli istituti verso i big del private banking, tecnologia alla portata di tutti e rafforzamento del rapporto di fiducia tra consulente e cliente: ecco in breve cosa succederà nei prossimi mesi secondo Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali. In un’intervista a We Wealth il vicedirettore ha precisato però che il coronavirus è – o sarà – solo il catalizzatore di queste evoluzioni che erano, in effetti, già in moto da tempo.

 

Fiducia

“Quando ci siamo trovati di fronte all’esplosione dell’emergenza, il nostro primo pensiero è andato al tema della fiducia”, racconta Bernardi. “Come mandante abbiamo fatto in modo di assicurare ai nostri professionisti tutti gli strumenti che potessero sostenerli nel loro dialogo con i clienti, sulla gestione del risparmio e della liquidità, oltre che sulla protezione della famiglia. Quindi – prosegue – siamo stati loro vicini perché riuscissero a fare altrettanto con i risparmiatori, specie nella fase iniziale della pandemia: ci sono state comunicazioni costanti da parte del centro studi e del top management. In questo frangente la parola chiave è stata vicinanza”.

Formazione

Prosegue il vicedirettore generale: “Abbiamo poi ripreso l’attività di formazione: avevamo già lavorato tanto in termini di finanza comportamentale e saremmo partire a marzo con un percorso di competenze relazionali all’interno del nostro innovativo Bg Training & Innovation Hub. Si tratta di un percorso che sicuramente riprenderemo una volta che l’emergenza sarà conclusa ma, nel frattempo, abbiamo raccolto i frutti del lavoro fatto negli anni passati e continuato il processo di formazione dei nostri consulenti anche a distanza”.

Tecnologia

“Fin dal primo caso di contagio in Italia, abbiamo accelerato il percorso di aggiornamento tecnologico già in atto con una serie di nuove funzionalità che hanno consentito ai nostri consulenti di poter affiancare i clienti anche a distanza. Al fianco della nostra storica app di Digital Collaboration, abbiamo introdotto la possibilità di disporre ordini anche tramite email o registrando un audio con il nostro contact center. Se fino a prima della pandemia i rapporti con i clienti erano basati su presenza fisica e contatti telefonici, oggi le videochiamate sono all’ordine del giorno. Per le generazioni che non sono abituate all’uso della tecnologia o che vivono in piccoli centri, dove la fisicità ha ancora un valore forte, questa emergenza rappresenta un cambiamento epocale. Ma se per alcuni esercizi commerciali la digitalizzazione può essere un problema, nel mondo della consulenza finanziaria crediamo invece che si trasformerà in un forte vantaggio con la figura del private banker che ne uscirà fortemente valorizzata”.

Mercati

“Anche in questo caso è stata accelerata la complessità di una situazione già non semplice: prima era difficile trovare il rendimento, adesso le opportunità ci sono ma è cambiato il concetto di rischio. Dopo 10 anni di crescita dei valori di mercato quasi continua abbiamo bisogno di rivedere la nostra idea di rischio la cui percezione è ormai alterata”.

Spostamento di masse

“Da qualche tempo monitoriamo un trasferimento di ricchezza dai piccoli istituti bancari alle grandi realtà del private banking. I dati di raccolta di marzo sono positivi infatti, a dimostrazione del fatto che alcune realtà che vengono considerate dai risparmiatori come meno solide e meno attrezzate per affrontare crisi di questo tipo. E, in effetti, i costi di regolamentazione e di compliance sono insostenibili per alcune banche, che tendono quindi ad aggreggarsi: chi non ce la fa perde clienti e questi spostano le loro masse verso istituti più stabili come il nostro”.

“E’ vero – sottolinea Bernardi – la società uscirà da questa emergenza profondamente cambiata ma di fatto si stanno accelerando dei macrotrend che erano già in atto”.

Livia Caivano
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