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L’addio di Unicredit a Fineco. Ceduto l’ultimo 18,3%

L’addio di Unicredit a Fineco. Ceduto l’ultimo 18,3%

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Livia Caivano
Livia Caivano

09 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’impatto patrimoniale stimato è un aumento di circa 30 punti base del Cet1 capital ratio del gruppo del terzo trimestre

  • L’addio definitivo, con la cessione della quota del 18,3%, ha su Fineco l’effetto di aumentarne il flottante facendo diventare così la banca online una public company

Dalla vendita delle ultime 111,6 milioni di azioni Fineco, l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha ricavato altri 1.099 milioni di euro. A due mesi dalla cessione della quota del 17%, Unicredit esce quindi del tutto dalla banca multicanale guidata da Alessandro Foti

Unicredit conclude con successo il collocamento dell’ultimo pacchetto di partecipazione detenuto in FinecoBank ed esce definitivamente dalla banca online. Il colosso bancario ha, infatti, completato la procedura di accelerated bookbuilding per la cessione a investitori istituzionali delle restanti 111,6 milioni di azioni ordinarie detenute in FinecoBank, corrispondenti al 18,3% del capitale azionario della società. L’operazione è avvenuta a un prezzo di 9,85 euro per azione, con uno sconto di circa il 4,4% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Fineco pre-annuncio, per un corrispettivo totale di 1.099 milioni di euro.

Con questa mossa è stato così raggiunto un altro obiettivo del piano strategico 2020-23, che l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier sta infatti mettendo a punto e che sarà presentato a Londra il prossimo dicembre. L’impatto patrimoniale stimato dall’operazione Fineco è complessivamente di un aumento di circa 30 punti base del Cet1 capital ratio del gruppo del terzo trimestre, in linea con l’obiettivo di raggiungere i 200-250 pb annunciato lo scorso 7 maggio e per il quale era prevista la vendita di alcuni asset. Nella notte tra il 7 e l’8 maggio, infatti, Unicredit aveva concluso con successo l’operazione di ‘accelerated bookbuilding‘ del 17% di azioni ordinarie Fineco, scendendo così da circa il 35% al 18,3% nel capitale della società. In quella occasione, il corrispettivo dell’operazione della vendita delle 103,5 milioni di azioni ordinarie Fineco (a un prezzo di 9,80 euro per azione, a sconto del 4,4% circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Fineco pre-annuncio) era ammontato a circa 1.014 milioni di euro.

In Borsa, intanto, il 9 luglio, il titolo FineoBank ha chiuso la seduta lasciando sul campo l’1,8%, a 10,12 euro (quindi sopra i 9,85 euro del prezzo di vendita), mentre il gruppo di Piazza Gae Aulenti è salito dello 0,3%.

Per l’operazione, Unicredit si è avvalsa di JP Morgan, Ubs Investment Bank e Unicredit Corporate&Investment Banking  in qualità di joint bookrunners: questi hanno rinunciato all’impegno di lock-up assunto dall’istituto nell’ambito della prima offerta.

Unicredit e la newco estera

Secondo quanto scritto dal Sole 24Ore, l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier avrebbe avviato una gara, finalizzata a scegliere il soggetto che dovrebbe aiutare la banca a rivedere l’impianto di gruppo. Allo studio ci sarebbe la possibilità di creare una sub-holding estera, basata con tutta probabilità  in Germania, in cui concentrare tutte le banche e attività estere, dalla stessa Germania all’Austria, dalla Turchia all’Est Europa. Al di sopra, a controllare il tutto al 100%, ci sarebbe la holding ‘madre’ italiana, che verrebbe confermata in Italia, a Milano, dove il gruppo manterrebbe la sede, il quartier generale e la quotazione del titolo, e sotto cui ricadrebbero tutte le attività domestiche.

Il rafforzamento di Fineco

S&P Global Ratings nella giornata dell’8 luglio ha assegnato un rating BB- al bond Additional Tier 1 (AT1) di Fineco, di cui si sta valutando l’emissione nel corso del roadshow della banca. L’istituto guidato da Alessandro Foti ha annunciato che “alla luce delle favorevoli condizioni e dell’interesse atteso, il consiglio di amministrazione ha autorizzato la possibilità di incrementare l’ammontare dell’emissione Additional Tier 1 denominata in euro fino a un importo nominale massimo di 300 milioni”. La mossa permetterebbe a Fineco di rafforzare il patrimonio dopo il distaccamento da Unicredit e mantenere il leverage ratio vicino al 3% su base pro forma.

La partecipazione in Mediobanca

Lo scorso 27 giugno, Unicredit ha elevato la propria quota in Mediobanca dall’8,697 all’8,848%. Lo si è appreso dagli aggiornamenti resi alla Consob in tema di partecipazioni rilevanti nelle società quotate. Da rilevare che la partecipazione, per effetto di contratti di cessione di opzioni put, è salita al 10,117%, ma con diritti di voto fermi all’8,848%. In una lettera inviata a Consob e Mediobanca, Unicredit ha scritto: “Le operazioni che hanno comportato il superamento della soglia del 10% a livello aggregato, includendo anche le altre posizioni lunghe con regolamento in contanti, sono ordinarie ed effettuate per temporanee attività di copertura nell’ambito del business di public distribution e in nessun modo dirette ad acquisire azioni Mediobanca a titolo di stabile partecipazione”.  Queste operazioni, si legge, non hanno impatto sull’accordo di consultazione tra soci Mediobanca, né sono state effettuate in concerto con controparti terze.

Livia Caivano
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