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Il Robo for advisory di Banca Generali per i consulenti

12 Agosto 2019 · Riccardo Sabbatini · 3 min

  • Il Robo for advisory di Banca Generali è operativo da poco più di due mesi

  • Il nuovo sistema sta attivamente contribuendo alla diffusione della consulenza evoluta tra la clientela della banca

Banca Generali ha adattato il motore digitale di Ubs alle proprie esigenze di advisory. Intervista al vicedirettore generale Andrea Ragaini

La consulenza evoluta aumenta la sua potenza di fuoco. Ogni notte, quando i mercati finanziari si fermano, i computer di Banca Generali si mettono al lavoro. Analizzano attentamente i portafogli della clientela top della banca (affluent e private). Se qualcosa non va o se i cambiamenti dei mercati renderebbero preferibile una correzione di rotta nella strategia di investimento, lanciano alert o suggerimenti che vengono automaticamente scaricati nelle consolle operative dei consulenti della società. Questi ultimi di prima mattina li analizzano, li valutano e, a partire dalle 9,30 di ogni giorno, sono in grado di chiamare i propri clienti per decidere assieme il da farsi.

È il Robo for advisory di Banca Generali, definizione inglese in cui la parola chiave è “for”, a chiarire che la piattaforma di calcolo è messa a disposizione dei consulenti e non è accessibile direttamente ai clienti i quali avrebbero difficoltà a gestirne la complessità. Operativo da poco più di due mesi il nuovo sistema sta attivamente contribuendo alla diffusione della consulenza evoluta tra la clientela della banca. A fine maggio questa si estendeva a 6.800 portafogli (seguiti da circa 1000 consulenti finanziari) con oltre 3,6 miliardi di asset in gestione, 1,3 miliardi in più rispetto a inizio anno. Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, spiega caratteristiche e potenzialità di un servizio che – sottolinea “mette a disposizione del risparmio gestito una potenza computazionale assai elevata”.

Banca Generali è partita dal “motore” fornito da Ubs Partner, società creata ad hoc dal gruppo svizzero – i suoi algoritmi permettono di tenere sotto controllo l’universo dei titoli quotati – e in un anno e mezzo di lavoro in comune lo ha adattato alle proprie necessità e stile di gestione. Ne è scaturita una piattaforma proprietaria di notevole articolazione e complessità.

Ogni giorno, appunto, i portafogli dei clienti sono vagliati attentamente e l’analisi – precisa Ragaini – si articola in tre dimensioni, di rischio, di qualità e di asset allocation.

Iniziamo dal rischio. Ogni titolo incluso nel portafoglio viene scrutinato per valutarne i principali rischi finanziari, di concentrazione, di liquidità, di diversificazione, di controparte, di rating. Se quei parametri superano determinate soglie – predeterminate da Banca Generali o definite dal cliente – il sistema genera in automatico alert che, vagliati dal consulente, vengono proposti al cliente così da sostituire quel titolo più a rischio con un altro equivalente ma “a norma”.

C’è poi l’analisi di “qualità” dove convergono le assunzioni di Banca Generali sull’andamento dei mercati. Sono il frutto dei report prodotti da Ubs ma anche di quelli provenienti da un gran numero di altre fonti indipendenti (Ambrosetti ed il network europeo Esn, ad esempio). È un’analisi che punta a intercettare i trend dei mercati e a vedere se i portafogli sono positivamente orientati a coglierne le opportunità.

Infine si valuta l’asset allocation dei patrimoni e la si confronta con quella “ideale” costruita dalla banca in relazione ai profili di appetito al rischio e alle caratteristiche specifiche dei propri clienti. Anche su questi aspetti il sistema può generare in automatico specifiche raccomandazioni.

Ma tutti questi input, sottoposti a un investitore, non possono anche disorientarlo spingendolo a cambiare frequentemente scelte d’investimento, accorciandone l’orizzonte?
“No – risponde il vicedirettore generale di Banca Generali – con l’eccezione delle analisi sui rischi, i cui alert sono diffusi in continuo, il sistema è tarato per fornire suggerimenti sulla qualità e l’asset allocation che i consulenti possono gestire ogni giorno senza problemi. Sul piano pratico ai clienti sono proposte 4-5 correzioni di rotta ogni anno, quelle che possono realmente influenzare l’andamento delle performance. È come avere un antifurto installato in casa. Non deve necessariamente scattare ma intanto fornisce sicurezza”.

Da questa fase iniziale di operatività Banca Generali sta ricavando le prime indicazioni. “La prima conseguenza che abbiamo notato – osserva Ragaini – è un aumento della diversificazione nei portafogli della clientela con un maggiore controllo dei rischi. Non ne abbiamo ancora evidenze scientifiche ma riteniamo che tutto ciò stia contribuendo a ridurre la volatilità degli investimenti”.

La remunerazione del nuovo servizio è proposta con due modalità. Alla formula “fee on top”, tipica del private banking svizzero e delle maggiori realtà italiane, si affianca l’approccio “fee based” che consente di selezionare anche solo un singolo ambito di analisi tra i diversi indicatori patrimoniali, con un focus sui molteplici aspetti del rischio, un servizio di alert e di reportistica dedicati.

Viste le sue potenzialità il nuovo servizio potrebbe essere proposto anche alle fasce di clientela con portafogli di dimensione più contenute?
“Una parte di questa metodologia che riguarda alcuni controlli di rischio – è la risposta di Ragaini – l’abbiamo esteso alla consulenza di base perché la tutela del rischio degli investimenti per noi è di primaria importanza. Invece le metriche di qualità e di asset allocation sono riservate alla consulenza evoluta. Insomma, per dirla con il gergo automobilistico, l’Abs te lo montiamo di serie, se vuoi avere anche il radar anticollisione che previene di urtare la macchina che ti precede questo è un optional”.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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