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Azimut punta sull’estero. Nel radar Banca Generali e Fineco

Azimut punta sull’estero. Nel radar Banca Generali e Fineco

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Francesca Conti
Francesca Conti

03 Luglio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il business estero del gruppo vale oggi 1,5 miliardi di euro, pari al 28% delle masse gestite. Per il 2024 il gruppo punta a raggiungere il 35%

  • La raccolta di Azimut per il mese di giugno è pari a circa 700 milioni di euro, e include i 400 milioni derivanti dall’acquisizione di Rasmala Egypt Asset

  • Azimut al momento esclude possibili matrimoni con Banca Generali o Fineco, ma non esclude di poter valutare i dossier in caso di futura proposta concreta

  • Nei 15 anni dallo sbarco in Borsa Azimut ha raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e generato quasi 2 miliardi di utile netto, di cui circa 1,3 miliardi pagati agli azionisti come dividendo

Aumentare il business nei paesi ad alto potenziale di crescita e cogliere le opportunità degli investimenti alternativi: questi i principali punti della strategia di sviluppo di Azimut per i prossimi 5 anni. Quanto ai primi 15 anni trascorsi,  secondo il presidente Giuliani la società non è giustamente prezzata dal mercato. Riguardo a possibili aggregazioni con Fineco o Banca Generali, invece, Azimut valuterà solo future proposte ‘serie’

La campanella che segnava l’ingresso di Azimut a Piazza Affari è ormai un ricordo di 15 anni fa e la visione del gruppo indipendente del risparmio gestito è già proiettata verso i prossimi 5 esercizi. Manca poco alla presentazione del futuro piano quinquennale della società (il quarto) – che dovrebbe essere svelato nei prossimi 12 mesi – e già sono chiari i primi obiettivi di sviluppo.

Il driver principale sarà la crescita delle attività estere in paesi ad alto sviluppo che – indica per la prima volta la società italiana del gestito – valgono già 1,5 miliardi. Un patrimonio che, secondo il presidente Pietro Giuliani, dovrebbe essere maggiormente pesato nelle principali classifiche del risparmio gestito italiano, come quelle di Assoreti e Assogestioni. Ma il gruppo ha anche in mente di moltiplicare le masse negli asset alternativi e – se qualcuno proporrà i dossier in modo serio – non esclude un futuro matrimonio con Banca Generali o Fineco.

Obiettivo espandere le masse all’estero

Il primo obiettivo del prossimo piano pluriennale sarà lo sviluppo del business dei paesi ad alto potenziale di crescita. In questi anni Azimut ha aumentato la sua presenza all’estero, dove attualmente detiene il 28% delle masse gestite. Il piano prevede che questa percentuale raggiunga il 35% entro il 2024. Su 15,6 miliardi di euro di masse gestite all’estero, 4,2 fanno capo all’area Europa, Medio Oriente e Nord Africa, 6 miliardi nelle Americhe e 5,5 nell’area Asia-Pacifico. “Nel 2018 le attività all’estero hanno dato un tangibile contributo positivo alla redditività del gruppo, con un’accelerazione della marginalità che continueremo a vedere nei prossimi periodi”, ha spiegatoPietro Giuliani. I principali mercati esteri, per Azimut, sono l’Australia e il Brasile. In Australia il gruppo ha già lanciato 7 fondi, mentre nel Brasile Azimut vede sono tante possibilitá e una grande competizione.

“Secondo le nostre stime – ha aggiunto – basate su multipli di mercato locali così come transazioni di M&A nei rispettivi paesi, il solo business estero vale circa 1,5 miliardi di euro”. A certificare l’ottimismo sulla presenza all’estero del gruppo è l’ultimo dato di raccolta, anticipato dal presidente nel corso di una conferenza stampa a Milano. “A giugno la raccolta è stata di 700 milioni, inclusi i 400 milioni che arrivano dall’acquisizione in Egitto”, ha spiegato Giuliani, ricordando che nel primo trimestre 2019 Azimut ha acquisito Rasmala Egypt Asset, il principale gestore del paese che investe secondo i dettami della Sharia.

Gli asset alternativi

Un’altra fonte di crescita sarà l’espansione – attraverso Azimut Libera Impresa – nel settore degli asset alternativi e non quotati (es. private equity, private debt, venture capital, etc.). Nei piani di Azimut, il peso di questi asset è previsto raggiungere almeno il 15% delle masse totali del gruppo dall’attuale 1%. Un salto significativo, che per Paolo Martini, direttore generale e amministratore delegato del gruppo, “vuol dire entrare in un mondo dove ci sono ancora pochi player. C’è ancora uno spazio importante per fare bene a imprese, clienti e consulenti”. In un mondo in cui l’accesso al credito è sempre più difficile, Azimut si vuole posizionare “come un ponte tra il mondo dell’asset management e quello delle imprese”, sottolinea Martini.

Oggi le masse del gruppo destinate agli asset alternativi valgono 556 milioni. L’obiettivo di Azimut è quello di arrivare a 1,5 miliardi entro il 2020. “Azimut Libera Impresa ha preso il via 5 anni fa. Attraverso questa società diamo una mano all’economia reale e al sistema-paese Italia”, continua Martini. Secondo il manager gli asset alternativi rappresentano “davvero un’ottima opportunità di rendimento” ed è necessaria una loro “democratizzazione”, ad esempio “riducendo la soglia di accesso a questi prodotti”.

Un titolo ‘sottovalutato’ in Borsa

“L’attuale capitalizzazione di Borsa del gruppo Azimut è di soli 2,4 miliardi di euro, nonostante siamo ai vertici del settore per utile netto e crescita delle masse. Dobbiamo quindi constatare un’evidente sottovalutazione sia del business domestico che di quanto creato all’estero in questi anni”, commenta Giuliani, constatando come “nonostante la turbolenza che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi mesi, la performance media ponderata netta al cliente da inizio anno è ad oggi superiore al +5,5%. Anche prendendo un orizzonte temporale più lungo, a 3 anni per esempio, la performance netta al cliente rimane superiore a quella dell’industria di quasi l’1% all’anno”.

Il motivo di una sottovalutazione in Borsa per il presidente Giuliani è il seguente: “C’è qualcuno che volendoci comprare gioca a tenere il prezzo basso. Considerato che quest’anno faremo almeno 300 milioni di utili e che ai nostri concorrenti vengono riconosciuti multipli del 14-15, dovremmo valere 4 miliardi senza considerare la potenziale crescita del nostro business all’estero, che già oggi vale 1,5 miliardi. L’invidia è una brutta cosa”, ha precisato. “Non mi sento sotto assedio – ha aggiunto il presidente – non c’è niente da conquistare. Chi vuol comprare, comprerebbe società e brand ma le persone sono libere e in 6 mesi possiamo ricostruire tutto da un’altra parte. Questo è il motivo per cui nessuno ha avuto il coraggio fino ad ora di fare un’Opa ostile”, ha concluso Giuliani.

Possibili matrimoni e acquisizioni (ma non ora)

Un matrimonio con Banca Generali? “Siamo liberi, nessuno ci è mai venuto a proporre seriamente di acquistare Banca Generali, se qualcuno ce lo proporrà seriamente valuteremo”, ha precisato Giuliani. “Se ci porteranno il dossier lo valuteremo, come facciamo con tutte le cose. Naturalmente dipenderà dal prezzo, dalle condizioni e da altri fattori”, ha aggiunto il presidente, spiegando che “per noi la banca è una commodity”. Stesso discorso per Fineco. “Il prezzo è ancora proibitivo, così facciamo fatica a comprarla. Se cambia qualcosa valuteremo”, ha continuato il numero uno del gruppo.

I primi 15 anni a Piazza Affari

I numeri di Azimut a 15 anni dalla quotazione comprendono oltre55 miliardi di euro di masse gestite e un total return del 751% (circa il 50% in più all’anno) per gli azionisti che hanno seguito il gestore indipendente sin dall’Ipo del 7 luglio del 2004. Un risultato che ha permesso ad Azimut di classificarsi 1° nel periodo per rendimento totale tra i titoli finanziari italiani e 4° tra i componenti del Ftse Mib. Nel tempo sono stati raggiunti tutti gli obiettivi prefissati nei tre business plan completati dalla quotazione. Il gruppo è cresciuto in Italia dal 2004 di circa 1.100 consulenti finanziari e private banker, portando così il numero complessivo da circa 700 professionisti a quasi 1.800 di oggi (2.200 includendo la rete all’estero).

Nei 15 anni dallo sbarco in Borsa, Azimut ha inoltre raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato quasi 2 miliardi di euro di utile netto, di cui circa 1,3 miliardi pagati agli azionisti come dividendo. Gli obiettivi conseguiti nel quinquennio che si avvia a conclusione sono: asset totali superiori a 55 miliardi (erano 14 miliardi nel 2009 e 50 quelli previsti a fine piano), una raccolta netta media annua di oltre 5 miliardi di euro (erano 2,5 miliardi previsti nel piano e ca. 2,7 miliardi da inizio anno), un pay out ratio tra i più alti in Italia e un utile netto che nel 2019 sarà di 300 milioni di euro.

Francesca Conti
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