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Assoreti, al via la sfida della consulenza sostenibile

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

08 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il tema della sostenibilità deve essere integrato nelle politiche aziendali

  • La bassa educazione finanziaria è uno dei motivi che porta ad avere molta liquidità e a non investire

  • Siamo in uno scenario abbastanza impegnativo, caratterizzato da una parte da un rallentamento della crescita economica, ma dall’altro da una dinamica dei mercati finanziari molto positiva

  • Negli ultimi 10 anni, i clienti sono arrivati a 4,5 milioni, con una crescita del 20%, mentre le masse in gestione sono aumentate del 250%, a 600 miliardi

Per le reti e i consulenti finanziari si apre una nuova sfida: far sì che la consulenza sia sostenibile. Il tema è stato affrontato al convegno annuale di Assoreti, dov’è emerso che il lavoro del consulente è sostenibile e misurabile. Il contesto di fondo però è complesso e l’industria del risparmio gestito è fortemente sotto pressione

“Far sì che la consulenza sia sostenibile. È questa la sfida importante a cui le reti e i consulenti finanziari sono chiamati”. Con queste parole Letizia Moratti,presidente Ubi Banca, ha aperto il convegno annuale di Assoreti dal titolo “Dal risparmio agli investimenti: contesto e condizioni per un servizio di consulenza sostenibile alle famiglie e di sostegno all’economia”, al quale hanno partecipato anche Stefano Cappiello (dirigente generale, capo direzione IV “Sistema bancario e finanziario – affari legali” del Mef , dipartimento Tesoro), Gregorio De Felice (chief economist di Intesa Sanpaolo), Raffaele Lener (ordinario di diritto dei mercati finanziari, dipartimento di Giurisprudenza Università di Roma Tor Vergata) e Paolo Molesini(presidente di Assoreti).

La sostenibilità deve passare da una dimensione di impegni presi a parole a una dimensione di impegni nelle azioni”, ha spiegato Moratti, ricordando che la sostenibilità si declina in tre ambiti: sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale.

Sicuramente non si può ignorare il contesto di fondo e il basso livello di educazione finanziaria in cui versa l’Italia. “Un contesto di sfide, disparità crescenti e di cambiamenti climatici che incidono sulla nostra vita quotidiana”, ha aggiunto Moratti, precisando che il tema della sostenibilità deve essere integrato nelle politiche aziendali.

Le famiglie sono gli attori principali e possono essere il motore della trasformazione. “L’obiettivo è di avere una distribuzione di prodotti sostenibili, ed è una sfida che riguarda i cf”, ha detto, ricordando l’importanza del rapporto tra cliente e consulente finanziario.

Partendo dalla ricchezza in mano alle famiglie, stimata (secondo i dati di Bankitalia) in 4.300 miliardi, si nota come il 32% sia detenuta in liquidità, un valore in crescita di circa il 2% annuo. Si tratta di un dato positivo che rappresenta la capacità delle famiglie di far fronte alla crisi, ma indica anche le difficoltà nel pianificare il patrimonio nel medio e lungo termine.

“La bassa educazione finanziaria è uno dei motivi che porta ad avere molta liquidità e a non investire”, ricorda il presidente di Ubi, che poi ha poi aggiunto che in Italia il 50% delle famiglie con 25-50 mila euro non ha un cf, un dato molto indietro rispetto all’Europa e che rappresenta un gap da colmare

Come far fronte a questo?

“Con un rinnovato impegno nella formazione in modo da far sì che il cliente abbia meno l’obiettivo di difesa del patrimonio nel breve periodo, accompagnandolo nelle scelte che lo aiutino a gestire il patrimonio in ottica di lungo termine e con visione complessiva”, ha risposto Moratti.  Una visione di ecosistema, dove un ruolo importante è svolto dagli investimenti sostenibili, e quindi dagli investimento Esg e tematici.

E l’interesse verso questi prodotti sta aumentando, anche se non è ancora visto come prioritario da tutti, ma solo da una tipologia di clientela. “C’è una sensibilità crescente su questo tema soprattutto da parte dei Millennials e delle donne e l’accelerazione deriva da un urgenza contingente, anche considerando che “nel 2050, l’84% della popolazione italiana sarà inattiva”, ha precisato Moratti.

Il convegno è proseguito poi con Stefano Cappiello (Mef) che ha tracciato un quadro del contesto normativo e di mercato in cui si muove la consulenza e ha indicato nel Tesoro un propulsore di questo cambiamento e promotore di nuove iniziative compatibili con il contesto europeo. “Un maggiore ruolo dei mercati finanziari rende più resiliente l’economia reale, offre ai risparmiatori e agli investitori istituzionali una gamma più ampia di prodotti di investimento nell’economia reale e rende più resilienti gli stessi sistemi bancari e assicurativi, in una relazione sinergica”, ha detto Cappiello, aggiungendo che “la sostenibilità è un fattore di competitività” e che “le imprese che avranno successo saranno quelle capaci di autosegnalarsi come sostenibili”. Ovviamente quelle quotate hanno maggiore facilità a veicolare questo messaggio.

Ma questa sfida della consulenza sostenibile, in che momento arriva?

Sicuramente in un momento in cui la variabile politica ha ruolo importante. “Siamo in uno scenario abbastanza impegnativo, caratterizzato da una parte da un rallentamento della crescita economica, ma dall’altro da una dinamica dei mercati finanziari (bond e equity) molto positiva”, ha spiegato Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo). E il riferimento va all’andamento di Piazza Affari, che da inizio anno ha messo a segno un rialzo del 18-20% a fronte di una crescita economica che è uguale a zero.

“Le incertezze dello scenario internazionale –  come la guerra dei dazi, l’aumento della tensione del Golfo Persico e la Brexit –  sono dei pilastri, tanto da aver provocato una importante modifica delle politiche monetarie”, ha aggiunto De Felice, che parla della necessità di un cambio di marcia e di risposte destinate ad arrivare dalle politiche fiscali, in uno contesto che vede la Cina come una potenza economica, che conquista sempre più quote di mercato e che rappresenta una minaccia per gli Usa, e un’Europa la cui locomotiva, data dalla Germania, mostra segnali di affanno, con una Italia che si trova in una fase di meno rischi finanziari, ma di mancanza di crescita.

E i consulenti, come si pongono in questo contesto, caratterizzato da tassi negativi destinati a rimanere così per diversi mesi?

Si assiste infatti a una forte pressione per l’industria del risparmio gestito (ci sono circa 14-15 mila miliardi di dollari di bond in titoli di stato con rendimento negativo). “In un mondo che non cresce ci sono dei driver importanti che fanno la differenza e il lavoro di chi deve scegliere è più complesso ma non impossibile”, ha spiegato De Felice, che poi ha concluso citando i temi della sostenibilità, della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e delle scienze della vita etc.

Il ruolo del consulente

L’ultima parola l’ha presaPaolo Molesini (Assoreti), che ha ripercorso la storia, di successo, della nascita dei consulenti finanziari, avvenuta circa 50 anni fa su stimolo della produzione, della loro capacità di adattarsi al mercato e del loro ruolo. “Il nostro lavoro è sostenibile perché crea valore per il cliente e porta disciplina nel processo di investimento”, ha dichiarato Molesini.
Una funzione che sembra banale, ma che banale proprio non è. “Ed è un valore misurabile”, ha aggiunto, facendo riferimento a una ricerca di una casa di investimento che ha evidenziato come il rendimento medio dei portafogli dei clienti (e non si parlava di Italia) sia la metà del rendimento dei mercati a parità di asset class. “Quindi l’emotività delle scelte di investimento si mangia la metà della performance e il nostro contributo è appunto quello di eliminare l’emotività”, ha proseguito il presidente di Assoreti, che poi ha concluso dicendo: “Noi però siamo anche efficaci e la misura della nostra efficacia si deve nel successo commerciale del nostro servizio. Negli ultimi 10 anni, i clienti sono arrivati a 4,5 milioni, con una crescita del 20%, ma le masse in gestione sono aumentate del 250%, a 600 miliardi. Questa è quindi una prova che il cliente ritiene che il nostro contributo sia superiore a quello che possono dare dei canali o degli strumenti alternativi”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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