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Ubs Gwm: il 2021 sarà l’anno della ripresa

Ubs Gwm: il 2021 sarà l’anno della ripresa

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

17 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Per quanto riguarda gli investitori, la parola d’ordine è diversificare e andare oltre le grandi società Usa su cui ci si focalizza

  • Nel prossimo decennio, Ubs, sottolinea come i clienti private si troveranno di fronte a un mondo più indebitato, più disuguale, con forti spinte locali, ma anche più digitale e, per certi versi, più sostenibile

Il prossimo anno la banca elvetica prevede che la produzione economica e gli utili aziendali torneranno ai livelli pre-pandemia globale

“I prossimi mesi saranno complessi, ma il progredire dei vaccini e l’abitudine a convivere con il virus consentiranno un graduale miglioramento nel corso del prossimo anno. Gli utili aziendali potranno tornare ai livelli pre-crisi, almeno per gran parte dei settori, già entro il 2022. Per molti investitori questa fase di volatilità rappresenta una chance per rivedere il proprio assetto strategico e posizionarsi sul nascente ciclo economico e sui temi che probabilmente risulteranno vincenti”, dichiara Matteo Ramenghi Chief Investment Officer di Ubs Wealth management Italia.

Un 2021 che dovrà dunque essere all’insegna della positività. Dopo un anno molto tormentato, il colosso elvetico, prevede che nel 2021 la produzione economica e gli utili aziendali torneranno ai livelli precedenti alla pandemia. Ma non solo, secondo il rapporto annuale : “Year Ahead” pubblicato dal chief investment office di Ubs global wealth management, una combinazione di stimoli fiscali, tassi d’interesse costantemente bassi e l’arrivo del vaccino è destinata a generare rendimenti superiori alla media per le piccole e medie imprese, per azioni selezionate in ambito energetico e finanziario e per le società del settore industriale e dei beni voluttuari.

Gli investitori però da parte loro devono fare i compiti a casa. E dunque focalizzarsi sulla diversificazione. “Diversificare i portafogli nel prossimo futuro nel settore azionario, guardando oltre le aziende resilienti, di grandi dimensioni e con sede negli Stati Uniti che hanno dominato nel 2020. Gli investitori devono pensare a livello globale, cercare un potenziale di recupero e guardare a nuovi vincitori nel lungo periodo”, si legge nel report. E dunque la chiave potrebbe essere quello di avere un portafoglio con liquidità e obbligazioni a basso rendimento puntando ai titoli di stato dei mercati emergenti espressi in dollari Usa, alle obbligazioni asiatiche ad alto rendimento e alle obbligazioni crossover selezionate vicine alla linea di demarcazione tra gli emittenti con rating investment grade e quelli con rating ad alto rendimento.

A sottolineare che il 2021 sarà un anno positivo c’è anche Mark Haefele, chief investment officer di Ubs global wealth management: “pensiamo che il 2021 sarà l’anno della ripresa. La ritrovata crescita, le politiche fiscali e monetarie espansive e la nuova leadership politica ci portano a prevedere una nuova leadership sul mercato anche nel 2021. Guardando oltre l’anno che ci attende, gli investitori dovrebbero anche considerare i settori in fase di trasformazione tecnologica. Se l’ultimo decennio è stato caratterizzato da investimenti nella tecnologia stessa, pensiamo che il prossimo decennio sarà caratterizzato da investimenti in grado di modificare lo status quo vigente in altri settori”.

L’outlook di Ubs non si ferma però qua. Se infatti ci si sofferma sul futuro, nel prossimo decennio, la banca elvetica sottolinea come gli investitori si troveranno di fronte a un mondo più indebitato, più disuguale, con forti spinte locali, ma anche più digitale e, per certi versi, più sostenibile. Si potranno trovare delle opportunità a lungo termine in tendenze incrementate dalla pandemia e che contribuiranno ad alimentare un futuro nuovo e sostenibile, soprattutto nei settori in fase di rivoluzione tecnologica. Che si tratti della transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio, dell’accresciuta necessità di un sistema sanitario più efficiente e con un approccio olistico o della spinta a digitalizzare ulteriormente i servizi finanziari, le aziende esposte a queste tendenze dovrebbero godere di una crescita superiore alla media nel lungo termine. Entro il 2035 la sola transizione al 5G dovrebbe generare un valore economico pari a 13,2 trilioni di dollari.

Giorgia Pacione Di Bello
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