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Private banking, le banche asiatiche fanno fatica

Private banking, le banche asiatiche fanno fatica

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

19 Aprile 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il livello globale di Aum è diminuito da 1,69 a 1,63 mille miliardi di dollari nel 2018. Il calo non ha fatto raggiungere gli obiettivi di crescita previsti dagli istituti asiatici

  • Il trambusto finanziario del 2018 ha fatto sì che la classifica delle Top 20 League non cambiasse nel giro di un anno

Secondo l’ultimo report pubblicato dall’Asian private banker il 2018 non è stato un anno molto fortunato per le banche asiatiche, ma anche per gli istituti più consolidati

Crollo degli asset in gestione da parte dei colossi bancari nel 2018. Secondo il report: “Asia private banking Aum growth stalls” pubblicato da Asian private banker, società di ricerca con il focus sull’Asia, il totale in gestione è calato da 1,69 mille miliardi nel 2017 a 1,63 mille miliardi nel 2018.

Questo calo ha impedito alle banche asiatiche la sperata crescita. E infatti Ubs Global Wealth Management ha mantenuto, saldamente, la prima posizione nella classifica dei Top 20 League, nonostante abbiamo visto una diminuzione dell’Aum del 6,7%. Ad inizio anno il gruppo svizzero aveva infatti buone possibilità di superare i 400 miliardi di dollari in Asia, ma il dissesto finanziario che ha colpito l’interno settore bancario ha resto l’obiettivo irraggiungibile. Nelle prime posizioni si troviamo: Credit Suisse private banking, HSBC Private banking, Julius Bear, Morgan Stanley Private wealth management, Bank of Singapore, Gestione patrimonilae BNP Paribas, JP Morgan Private banking, Goldman Sachs Private wealth management e Lgt. Tra le Top 10, solo quattro hanno registrato un miglioramento dei totali di Aum (Credit Suisse, Morgan Stanley, Bank of Sinapore e JP Morgan). Mentre Cmb Private Banking e Efg Bank hanno registrato il calo maggiore. Nella classifica 2018 ci sono inoltre due importanti escluse: Citi e Dbs. Le due banche sono infatti state escluse perché secondo il report “mischiano” attività private e non private (a livello numerico Citi e Dbs entrerebbero nella classifica, dato che hanno un Aum di 256 miliardi e di 161,5 miliardi di dollari).

Analizzando i dati del report si nota come il calo dell’Aum è rimasta constante, se si tiene in considerazione, la variabile geografica e il modello di business. Le banche internazionali di private banking hanno infatti registrato un calo del 3,6%, mentre gli istituti di credito con sede in Asia sono state marginalmente migliori registrando un -3.4%.

Giorgia Pacione Di Bello
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