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Pianificazione finanziaria? Gli italiani vivono nel presente

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

08 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Gli italiani riconoscono l’importanza della pianificazione finanziaria ma pochi sono interessati a metterla in atto

  • L’ostacolo maggiore è la non capacità di proiettarsi verso il futuro. La maggior parte degli intervistati associa il futuro ad un periodo inferiore all’anno

Sempre meno italiani si approcciano alla consulenza finanziaria. Ma perché? Secondo una recente ricerca di IWBank, il problema è legato alla fatica di proiettarsi oltre orizzonti temporali di breve periodo

La pianificazione finanziaria è importante ma non è facile. Sei intervistati su 10 ritengono che la pianificazione a lungo termine sia importante per il futuro, ma solo tre su 10 hanno dichiarato che sia facile. Secondo la ricerca “Il futuro è oggi”, realizzata da IWBank Private investments e l’istituto di ricerca Demia, la difficoltà di pianificare è legata alla fatica di proiettarsi oltre orizzonti temporali di breve periodo. Il futuro viene dunque considerato come una dimensione indistinta, dove non esiste un chiaro piano progettuale di lungo termine. La ricerca evidenzia infatti come due intervistati su 10 associno il futuro ad un periodo inferiore a un anno, mentre sei non vanno oltre un orizzonte temporale di cinque anni.

Ma non tutto è perduto. Se guidati, i risparmiatori sembrano acquisire una maggiore consapevolezza circa la necessità di pianificare il loro avvenire. Dai dati emerge dunque come sette intervistati su 10, se sollecitati, dichiarano che “risparmiare di più e in modo continuativo sia una ricetta che può garantire a se stessi un tenore di vita adeguato in futuro”. La maggiore consapevolezza favorisce di conseguenza anche la figura del consulente finanziario. Sei intervistati su dieci concordano “sulla necessità di essere affiancati da un professionista che possa essere di supporto ad una pianificazione di medio-lungo periodo”. Affidarsi ad un consulente diventa dunque importante per lagenerazione X (nati tra il 1965 e il 1983). Questa generazione si trova dunque in una fase di assunzione di responsabilità verso i propri figli e verso la terza fase di vita.

“Guardare al futuro per programmare e indirizzare al meglio le scelte di oggi non è affatto facile: da qui la responsabilità e l’importanza del ruolo del consulente finanziario, che si trova sempre più impegnato a fornire alle famiglie italiane una visione di insieme e di lungo periodo in grado di abbracciare anche le nuove traiettorie di vita emergenti, aiutando in modo professionale ad acquisire consapevolezza sul futuro e a prepararsi ad affrontare oggi con serenità le sfide del domani” – sottolinea Andrea Pennacchia, direttore generale IWBank Private Investments.

Il consulente gioca dunque un ruolo importante nel futuro del risparmiatore. Ma non può rimanere immobile, deve evolversi. L’allungamento delle prospettive di vita, le evoluzioni del mercato del lavoro, la digitalizzazione e la mobilità geografica sono solo alcune delle macro-tendenze che stanno influenzando le dinamiche generazionali. Sono cambiate anche le tappe fondamentali della vita. Se per i 60, di oggi, la vita è stata scandita da: scuola- lavoro- pensione. I giovani devono affrontare un percorso più altalenante. Questo impone dunque alla figura del consulente un’evoluzione, per poter rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di risparmiatori.

L’indagine ha dunque consentito di tracciare il profilo ideale del consulente finanziario. I Millennials mostrano di preferire un professionista con un’età compresa tra i 35 e i 45 anni, e vogliono avere la possibilità di contattare il consulente in varie modalità, anche al di fuori dai normali orari di lavoro.

La generazione X ha invece in mente un modello di consulente più tradizionale. Vogliono prodotti cuciti su misura e la disponibilità a incontri a domicilio, dopo i primi contatti in sede, per ottimizzare i tempi. Questo target, inoltre, si attende da un consulente finanziario preparazione e formazione continua, certificata e verificabile.

Lagenerazione dei Boomers vorrebbe infine un consulente proattivo e tempestivo in caso di repentini cambi di scenario nei mercati. Questa fascia di età si è dimostrata la meno interessata agli aspetti riconducibili a modalità di contatto innovative, ma più attenta alla chiarezza e comprensibilità del linguaggio.

Ma come si sceglie un consulente?

Dalla ricerca emerge come in Italia il “passa parola” rimane lo schema vincente. Il 34% dei risparmiatori ha infatti dichiarato infatti di sceglie il consulente affidandosi al “passa parola” di persone di cui si fidano. Il 17% dichiara di scegliere il consulente tramite il contatto diretto (meeting, presentazioni pubbliche o personalizzate) e il 12% sceglie in modo autonomo, usando internet.

Analizzando la scelta del consulente attraverso le tre generazioni emerge come: lagenerazione Y (età dai 25 ai 34 anni), si affida principalmente al passaparola, la generazione X (età dai 35 ai 54 anni), i Boomers (età dai 55 ai 74 anni) preferisce invece chiedere u consiglio ad un consulente legato alla propria banca o assicurazione.

Giorgia Pacione Di Bello
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