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Ancora troppo modesta la quota di illiquidi nei portafogli private

Ancora troppo modesta la quota di illiquidi nei portafogli private

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Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

07 Novembre 2018
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  • A giugno la quota di fondi alternativi nei patrimoni private non superava lo 0,2% degli asset in gestione, per un valore totale di 1,1 miliardi di euro

  • In Italia è disponibile per gli investitori privati una gamma limitata perchè nella maggior parte dei casi questa tipologia di prodotti vengono riservati ad investitori professionali, istituzionali oppure qualificati

Utili “mattoni” in un portafoglio ben equilibrato,
gli asset alternativi sono ancora una rarità nei portafogli degli investitori italiani, anche dei più facoltosi. Perché? Ne abbiamo parlato con il segretario generale Aipb, Antonella Massari

Nel giugno di quest’anno
- attestano i dati di Aipb, l’associazione italiana del private banking – la quota di fondi alternativi nei patrimoni private non superava lo 0,2% degli asset in gestione, per un valore totale di 1,1 miliardi di euro, praticamente lo stesso di due anni prima. Nel resto d’Europa la stessa percentuale di “illiquidi” (come vengono chiamati facendo riferimento al frequente status di non quotati e alla difficoltà di dismettere l’investimento in tempi brevi) raggiunge
lo 0,9% ed in Usa il 3,4 per cento. Poiché gli alternativi sono anche lo strumento per finanziare le piccole e medie imprese, tipicamente non quotate, se per ipotesi quel tipo di investimenti raggiungessero in Italia la quota che detengono in Usa e fossero utilizzati per finanziare imprese della penisola una massa di circa 25 miliardi potrebbe dirigersi verso l’economia reale del Paese. “È vero – sottolinea Antonella Massari, segretario generale di Aipb – la quota dei prodotti alternativi presente nei portafogli della clientela private è molto contenuta. La scarsa popolarità di questa categoria di prodotti ha diverse cause, sia lato offerta che lato domanda. Per quanto riguarda l’offerta, va segnalato che in Italia è disponibile per gli investitori privati una gamma limitata poiché nella maggior parte dei casi questa tipologia di prodotti vengono riservati ad investitori professionali, istituzionali oppure qualificati. Inoltre, dai produttori viene stabilita una soglia d’accesso troppo elevata, che di fatto impedisce di investirvi mantenendo un corretto grado di diversificazione del portafoglio del cliente. Infine, alcuni vincoli regolamentari influiscono negativamente sul grado di diffusione di questi prodotti poiché rendono complicata la loro distribuzione. Mi riferisco, ad esempio, alle implicazioni della circolare sui prodotti complessi emanata da Consob nel 2014 che ammette la sottoscrizione di questi prodotti da parte di clienti private esclusivamente nell’ambito di un servizio di consulenza finanziaria “evoluta”, ancora poco diffusa nel mercato italiano.

Dal lato della domanda, il vincolo principale riguarda il basso livello di conoscenza dei prodotti di investimento da parte degli investitori e dei risparmiatori. Le indagini continuano a mostrare poco interesse su temi di educazione finanziaria. Un esempio molto interessante è dato dai recenti risultati dell’indagine realizzata da Consob, dalla quale emerge chiaramente la bassa familiarità delle famiglie italiane con i prodotti finanziari a cui corrisponde una oggettiva difficoltà da parte dei private banker a consigliare prodotti sofisticati quali sono gli alternativi.

La rimozione di alcuni di questi ostacoli passa attraverso una maggiore collaborazione tra produttori e distributori per la messa a punto delle caratteristiche dei prodotti e delle relative documentazioni informative, a cui va aggiunto un costante impegno di tutti gli stakeholder verso un’ampia attività di divulgazione.

foto di Antonella Massari in bianco e nero
Antonella Massari - segretario generale Aipb

La percentuale di investimenti alternativi com’è correlata alla dimensione dei patrimoni? Cresce o meno al crescere dei portafogli?

Per motivi di riservatezza non disponiamo dei dati di dettaglio dei portafogli dei singoli clienti private, ma una buona proxy per provare a rispondere alla sua domanda può derivare dall’analisi delle differenze rilevate nei diversi cluster di operatori di private Banking in cui abbiamo segmentato il mercato. Le banche specializzate
 in servizi di investimento
si caratterizzano per una quota molto importante di clienti con patrimoni finanziari superiori ai dieci milioni, una maggiore penetrazione del servizio di consulenza evoluta
e un grado elevato di architettura aperta. 
A questo segmento 
di operatori corrisponde la quota di
prodotti alternativi
più alta rilevata in 
Italia, quindi è possibile affermare che esiste una relazione tra questa tipologia di prodotti di investimento e la dimensione dei portafogli dei clienti se considerata congiuntamente alle caratteristiche del modello di servizio. Le banche universali che offrono tutti i servizi bancari tradizionali ma hanno sviluppato una business unit dedicata al servizio di private banking, hanno invece clienti concentrati prevalentemente nella fascia patrimoniale compresa tra uno e dieci milioni e un grado di architettura aperta superiore a quello delle specializzate. La quota di prodotti alternativi di questo gruppo di operatori risulta inferiore al cluster precedente e superiore a quella degli operatori misti, a cui appartengono prevalentemente le reti
di consulenza finanziaria, caratterizzati da una minore dimensione media dei portafogli della clientela e un peso inferiore dell’architettura aperta.

Come influiscono la propensione al rischio e i comportamenti degli investitori?

Per quanto riguarda la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, non abbiamo modo di osservare la relazione diretta che esiste tra il profilo dei singoli clienti e le relative scelte di investimento, ma le informazioni qualitative che abbiamo raccolto dagli operatori confermano una concentrazione del grado di interesse verso i prodotti alternativi presso clienti con minori esigenze di liquidabilità degli investimenti. In aggiunta, come Associazione stiamo notando una crescente attenzione dell’industria verso una segmentazione della clientela che tenga 
in considerazione elementi socio-demografici e comportamentali. Rispetto al recente passato in cui
la clientela private veniva segmentata esclusivamente in base alla dimensione del portafoglio, il settore sembra prestare attenzione ad esempio ai bisogni di investimento del cliente e al livello di servizio che si aspetta di ricevere. Questo passaggio culturale del mercato private ci ha convinto a sviluppare una segmentazione della clientela basata su differenti approcci verso il servizio di consulenza finanziaria e, più in generale, nel rapporto con il denaro e nella relazione con la banca principale. Tra le altre cose, ne è emerso un grado differente di interesse dei segmenti di clientela verso le nuove forme di investimento.

Fonte AIPB: Analisi del mercato servito dal Private Banking in Italia, dati al 30-06-2018

In un periodo in cui aumenta la volatilità dei mercati regolamentati, si accentuano le preoccupazioni per l’ampliarsi dello spreadsui titoli di stato italiani. Come stanno cambiando le scelte degli investitori?

I dati di mercato di cui disponiamo attualmente sono relativi a fine giugno 2018. Non riusciamo ancora ad osservare gli effetti sui portafogli private della tensione sui mercati finanziari registrata a partire da maggio a oggi. Cominciamo però a vedere un aumento della liquidità (+ 8,7%) e una diminuzione delle obbligazioni bancarie proprie penalizzate dal progressivo allargamento dello spread Btp-Bund. Continua invece la crescita del peso dei prodotti assicurativi. Si tratta di scelte coerenti con un atteggiamento prudente ma di breve periodo, in attesa che si chiariscano meglio gli scenari macro- economici, finanziari e politici. Invece, la quota di fondi alternativi sembra non essere influenzata dal contesto. A fine giugno risulta sostanzialmente in linea con il valore registrato a dicembre 2017 pari allo 0,2% degli AuM del mercato servito dal private banking, per un valore totale di 1,1 miliardi.

Fonte AIPB: Analisi del mercato servito dal Private Banking in Italia, dati al 30-06-2018

Che ruolo hanno gli alternativi nel sostegno dell’economia reale del paese?

Ritengo che in Italia ci sia bisogno di un mercato dei capitali ben più articolato di quello attuale per sostenere le Pmi nel loro percorso di sviluppo. I prodotti alternativi focalizzati sull’economia reale, soprattutto se specializzati sull’Aim a su titoli non quotati, possono dare un contributo importante sia in termini di liquidità che di crescita del mercato. Per decenni le imprese hanno avuto un livello di indebitamento sbilanciato sui prestiti bancari. Ciò ha consentito anche a imprese con margini ridotti, data l’alta leva finanziaria, di mettersi in gioco con quote ridotte di capitale proprio. Il sistema era però vulnerabile con una sola fonte
di finanziamento. Questo contesto sta cambiando, per motivi sia congiunturali sia strutturali. Sappiamo che durante una crisi, ai minori finanziamenti le imprese spesso rispondono con tagli agli investimenti perdendo ulteriormente competitività e efficienza. Ciò, a sua volta, induce le banche a ridurre il credito all’impresa. Per uscire definitivamente da questa situazione di empasse occorre sviluppare finalmente un mercato dei capitali privati. 4/5 dei finanziamenti alle imprese in Italia sono oggi intermediati dalle banche, negli Usa la situazione è diametralmente opposta: 4/5 provengono dal mercato e solo 1/5 dalle banche. Dobbiamo chiaramente evolvere verso una situazione più equilibrata, la transizione può essere graduale ma il mercato va attrezzato da subito. Sono quindi benvenute tutte le iniziative che agevolano
la creazione di un circolo virtuoso tra risparmi, investimenti e sviluppo dell’economia reale del Paese perché i volumi e i soggetti coinvolti appaiono ancora troppo limitati rispetto al potenziale. Certo, il Paese deve meritarselo. Vale la pena sottolineare che nel recente passato si sono manifestate alcune condizioni favorevoli che hanno permesso l’attivarsi di questo circolo virtuoso. Mi riferisco ad esempio al trend congiunturale positivo con effetti sul listino italiano, allo spread contenuto dei titoli italiani, al miglioramento del clima generale di fiducia dei risparmiatori, con la conseguente riduzione del peso della liquidità nei portafogli per la ricerca di una gestione del patrimonio finanziario più efficiente. Questo scenario positivo ha stimolato il sistema di offerta a sviluppare nuovi veicoli per l’investimento in titoli meno liquidi (ad esempio i Pir o gli Eltif) per indirizzare liquidità preziosa verso le Pmi.

Riccardo Sabbatini
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