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Mediobanca, il private banking resta centrale per la crescita

07 Febbraio 2019 · Redazione We Wealth · 3 min

  • Il wealth management chiude il 2018 in leggero calo rispetto al 2017. Utile netto pari a 35,7 milioni di euro contro i 36,2 milioni di euro del 2017

  • Che Banca! Continua la crescita. Il semestre chiude con un risultato lordo di 23,2 milioni, in aumento dell’11% rispetto allo scorso anno, dopo ricavi in crescita dell’1,7%

Il private banking chiude dunque il semestre con un utile lordo di 27,5 milioni in aumento del 5,4% rispetto allo scorso anno

Wealth management di Mediobanca in leggero calo rispetto al 2017. La banca ha infatti chiuso il 2018 con un utile netto pari a 35,7 milioni di euro; in calo dell’1,4% rispetto al 2017 quanto aveva raggiunto i 36,2 milioni di euro. Entrando maggiormente nel dettaglio dei risultati. Il conto economico vede ricavi in crescita del 6,5% a 272,2 milioni, i costi di struttura si attestano a 215,1 milioni, in crescita del 7,2% (+1,9% al netto dei 10,6 milioni ex Ram), il risultato operativo sale del 9% a 51 milioni e il Roac aumenta dal 13% al 14% per l’ottimizzazione degli Rwa del private banking e sale al 16% contabilizzando i benefici Airb sui mutui CheBanca! effettivi dal 2019.

Il wealth management resta dunque un ambito su cui Mediobanca continua a puntare. Continua, infatti, il reclutamento dei gestori affluent (saliti ora a 418) e la ri-focalizzazione di quelli private su un’offerta di servizi integrata con il CIB. La rete dei consulenti finanziari di CheBanca! è raddoppiata nell’ultimo anno a 288 (di cui 44 nell’ultimo trimestre). Il numero di clienti è in parallelo cresciuto di circa 50 mila negli ultimi 12 mesi a 840 mila (30 mila nell’ultimo semestre). La raccolta netta del semestre è stata pari a 3,4 miliardi, ben diversificata tra prodotti e canali, le masse sono in crescita dell’11% a 64,9 miliardi e fanno capo per 23,3 miliardi a CheBanca! e per 41,3 miliardi al Private Banking e alle società di asset management.

Hnwi & private banking, la crescita

In un contesto di grande incertezza dei mercati che ha fortemente condizionato gli investimenti da parte della clientela, la divisione vede una raccolta netta positiva per circa 2,4 miliardi concentrata prevalentemente sui depositi (1,7 miliardi) di Mediobanca Private Banking e sul collocamento di nuove masse nel segmento alternative (0,5 miliardi).
Il private banking chiude dunque il semestre con un utile lordo di 27,5 milioni in aumento del 5,4% rispetto allo scorso anno. Da un lato la divisione beneficia del consolidamento di Ram (5,2 milioni), dall’altro sconta la pressoché assenza di performance fees (8,5 milioni lo scorso anno).

I ricavi aumentano del 12,7% (da 111,8 a 126 milioni, di cui 19,7 milioni ex Ram) e riflettono le maggiori commissioni (+16,6%, da 84,9 a 99 milioni); al netto del concorso Ram. Il margine di interesse aumenta da 20,1 a 23,6 milioni per il maggior contributo della Compagnie (da 16,2 a 19,8 milioni). I costi crescono del 15,7% (da 86,1 a 99,6 milioni) con una componente Ram di 10,6 milioni suddivisa tra costi del personale (7,7 milioni) e spese amministrative (2,8 milioni).

CheBanca! Numeri in crescita

La base clienti è in costante aumento: 837mila a dicembre 2018 (807mila al 30 giugno), con il canale digitale che rappresenta il 40% delle nuove acquisizioni.
La rete proprietaria è stata rafforzata con l’inserimento di gestori affluent/premier, che oggi contano 418 professionisti. I consulenti finanziari sono saliti a 288 (da 226 a giugno 18 e 157 a dicembre 17) e sono collocati in 59 uffici (da 46 a giugno 18 e 35 a dicembre 17); rimane confermato l’obbiettivo di salire a 320 consulenti nel giugno 2019.

Il semestre chiude con un risultato lordo di 23,2 milioni, in aumento dell’11% rispetto allo scorso anno, dopo ricavi in crescita dell’1,7% (da 143,7 a 146,2 milioni), trainati dalle commissioni (+12,9%; da €36,8m a €41,6m) nonostante lo scarso appetito al rischio dei clienti e la rateizzazione nelle commissioni passive degli oneri di acquisizione dei consulenti finanziari. I costi di struttura sono pressoché stabili (+0,9%) e le rettifiche su crediti sono in calo da 8,3 a 7,2 milioni. L’utile netto salda a 15,9 milioni (invariato) dopo maggiori imposte (7,3 milioni contro 5 milioni) per la normalizzazione del carico fiscale.

A fine dicembre è stato raggiunto un accordo per la cessione dell’intero portafoglio sofferenze generato in passato dalla filiale francese (attività interrotta nel dicembre 2009) in carico per 3,3 milioni (valore lordo pari a 14,3 milioni) il cui closing avverrà nei primi mesi del 2019 e pertanto, trasferiti alla voce Attività finanziarie alle attività in via di dismissione.

Il Gruppo guidato dall’amministratore delegato, Alberto Nagel, archivia l’anno appena trascorso con un utile netto di 450,5 milioni di euro, in calo del 5,4% rispetto ai 476,3 milioni del 2017. I ricavi sono aumentati del 9% a 1,277 miliardi di euro.

Redazione We Wealth
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