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Mediobanca, con il private banking nel rilancio del Paese

13 Marzo 2019 · Riccardo Sabbatini · 5 min

  • Nei dati al 31 dicembre Mediobanca Private Banking e connesse società di gestione mostrano un utile netto di 3,4 milioni e ricavi per 40,6 milioni

  • Il Club Deal di Mediobanca, Equity Partners Investment Club, lo scorso anno ha raccolto 500 milioni e ora li sta investendo

  • Equity Partners Investment Club sta valutando l’investimento nel 49% di Bottega dell’Albergo, azienda marchigiana di successo specializzata in forniture a hotel di lusso. A marzo, potrebbe seguire un’altra operazione

“Con il nostro club deal assecondiamo l’interesse delle maggiori famiglie imprenditoriali italiane a investire nelle nostre medie imprese d’eccellenza che in questo modo possono crescere e prosperare”. L’intervista ad Angelo Viganò, head of Mediobanca Private Banking

“Fare private banking rappresenta per noi anche l’impegno a essere protagonisti del rilancio del paese. Con il nostro club deal assecondiamo l’interesse delle maggiori famiglie imprenditoriali italiane a investire nelle nostre medie imprese d’eccellenza che in questo modo possono crescere e prosperare”. C’è anche una sorta di patriottismo nel modo con cui Mediobanca ha scelto di fare private banking, uno stile radicato in più di 70 anni di storia trascorsi a fianco dell’imprenditoria italiana. Ne parla, con la misurata passione di un banchiere, Angelo Viganò che guida Mediobanca Private Banking fin da quando la divisione è nata (dicembre 2017) con l’incorporazione della controllata Banca Esperia.

Nei dati della semestrale chiusa al 31 dicembre, Mediobanca Private Banking e connesse società di gestione mostrano un utile netto di 3,4 milioni e ricavi per 40,6 milioni con asset totali pari a 19,7 miliardi, di cui depositi per 3,4 miliardi e una raccolta netta di 1,7 miliardi. Il suo Club Deal, Equity Partners Investment Club, dove sono riuniti alcuni dei più importanti nomi del capitalismo made in Italy, lo scorso anno ha raccolto 500 milioni e ora li sta investendo. Dopo la prima acquisizione in Seri Jakala (servizi di marketing a valore aggiunto) Equity Partners Investment Club sta valutando l’investimento nel 49% di Bottega dell’Albergo, azienda marchigiana di successo specializzata in forniture a hotel di lusso. A marzo, potrebbe seguire anche un’altra operazione. La clientela private di Mediobanca appartiene al segmento più elevato degli Hnwi, con patrimoni in gestione di almeno 5 milioni di euro. Sono quasi tutti imprenditori, a ben guardare rappresentano l’eredità accumulata dalla banca di Enrico Cuccia in tanti anni di consulenza a fianco delle imprese, ma non solo.

E’ un modello di business in cui la capacità di soddisfare le esigenze patrimoniali delle famiglie è profondamente intrecciata all’abilità di trovare soluzioni ai problemi aziendali. Ai banker in contatto con quella particolare clientela sono richieste competenze multidisciplinari. “L’acquisizione del cliente – spiega Viganò – avviene normalmente quando l’imprenditore effettua una operazione straordinaria. I nostri 90 private banker dialogano con altrettanti investment banker. All’inizio è il private banker che è in grado di identificare i bisogni dell’interlocutore, ad esempio per una quotazione in borsa, un progetto di valorizzazione. Poi naturalmente, nella fase esecutiva, entra in campo l’investment banker che ha il compito di negoziare e definire i contratti.

Perchè multidisciplinare?

Il private banker diventa un private investment banker perchè di fronte al proprio interlocutore non è più soltanto il propositore di servizi di asset management o di private banking tradizionali ma è in grado di individuare i bisogni legati alla valorizzazione dell’asset principale del nostro cliente, l’impresa, attraverso i prodotti tipici dell’investment banking.

I bisogni patrimoniali delle famiglie e delle loro imprese, però, non sono sempre coincidenti. Le aziende in Italia sono spesso sottocapitalizzate mentre le famiglie degli imprenditori mostrano, al contrario, un aspetto florido. Non è sempre agevole individuare un percorso virtuoso.

L’Italia è il quinto saving pool in Europa e tra i primi 10 al mondo. Abbiamo uno stock di ricchezza privata che è tra primi posti e rappresentiamo pertanto un paese di grandi opportunità per il private banking. Sull’altro fronte vi sono le aziende spesso troppo piccole per reggere il confronto internazionale ed è per questo che una della grandi sfide del private investment banking è di cercare di stimolare gli imprenditori ad aggregarsi a fare operazioni straordinarie come andare in borsa. Oggi ci sono troppe poche aziende quotate a Milano.

Fino ad oggi però Mediobanca si è soprattutto occupata di grandi gruppi.

Sicuramente il gruppo intende rimanere tra i leader nell’offrire servizi ai grandi gruppi ma vuole essere tra i protagonisti anche nel mondo mid market, per aziende con un fatturato fino a 500 milioni che hanno bisogno di un supporto per trovare nuovi capitali, nuova finanza, magari alternativa al credito bancario.

Anche il club deal risponde a queste esigenze?

Con Equity Partners Investment Club abbiamo risposto ad un’aspettativa delle nostre grandi famiglie di private banking che volevano allocare parte del patrimonio nel mercato degli illiquidi. Vogliono fare investimenti nell’economia reale, non vogliono più una private bank che propone soltanto investimenti in gestioni patrimoniali, fondi o soluzioni di Am. Ma vanno alla ricerca di nuovi affari, di investimenti in società non quotate. Equity Partners Investment Club prenderà quote di maggioranza o di minoranza su vere eccellenze italiane nel mondo del mid market. Attirano l’interesse di grandi fondi internazionali di private equity che stanno facendo acquisizioni importanti. Il nostro club deal è la risposta italiana, anche per far si che le aziende rimangano nel nostro paese.

Ma con le fosche nubi che si stanno addensando sul paese è proprio il momento di investire in aziende italiane?

Abbiamo riscontrato una battuta d’arresto nell’ultimo trimestre dell’anno passato. E anche nel primo trimestre di quest’anno vediamo un rallentamento dell’economia italiana più forte di quello che potevamo aspettarci. Abbiamo visto che la produzione industriale ha registrato un stop importante in Germania, e noi siamo fortemente legati all’economia tedesca. A livello macro c’è un rallentamento ma per gli investimenti in aziende italiane eccellenti con una forte vocazione all’export continuiamo a vedere grandi opportunità. Vi sono aree del mondo, ad esempio nei paesi emergenti, che stanno vivendo una ripresa abbastanza sostenuta.

Per esempio l’investimento che andremo a fare nella Bottega dell’Albergo riguarda un’azienda che esporta il 70% del fatturato con un mercato importante in Asia e Stati Uniti. Nonostante sia un’azienda italiana non risente del clima del paese ma è esposta invece ad una crescita economica globale che seppure meno forte del 2018 quest’anno viaggia comunque attorno al 3 per cento. Vediamo, insomma, un’opportunità anche perchè stiamo prendendo posizione su aziende non quotate italiane a multipli molto più bassi rispetto a quelli che pagheremmo per peers basati in Germania, Francia o in un’altra area d’Europa.

E’ soltanto l’Italia oggetto degli investimenti che proponente ai clienti?

Nient’affatto. Abbiamo realizzato un accordo con Russel Investments proprio per rispondere all’esigenza di allocare il patrimonio nel mondo del private market (equity, private debt, distressed, real estate, venture capital, infrastrutture) attraverso il supporto di un player globale che permetta ai nostri clienti di accedere alle migliori soluzioni al mondo in questa asset class. In questo modo realizziamo una diversificazione che consente di elevare il rendimento medio dei portafogli.

Avete allo studio altri accordi di questo tipo?

Non escludo altre intese con player internazionali anche per asset class, private debt, direct lending, su cui siamo molto interessati.

Da dove nasce l’interesse per gli asset illiquidi?

C’è un dato di fatto. Le attese di rendimento sulle asset class tradizionali (fixed income e equity) sono al livello più basso di sempre con stime non particolarmente confortanti. Per far sì che ingenti patrimoni detenuti da grandi famiglie o istituzioni possano servire allo scopo cui sono destinate è necessario che una quota del 20-30 sia allocata nel mondo dell’illiquido dove le attese di rendimento sono almeno sei-sette volte maggiori. Per elevare il rendimento medio degli investimenti non c’è altra strada. Nei patrimoni delle grandi famiglie americane ormai già da qualche anno gli asset illiquidi pesano per il 25-30 per cento. Sarà così anche in Europa. In un lungo orizzonte d’investimento è fondamentale il commitment tra gestore e cliente.

In che modo si realizza un allineamento degli interessi?

A differenza di quel che avviene nei fondi d’investimento aperti, nei fondi private normalmente c’è una quota di performance annuale – si chiama hurdle rate – esente da commissioni. Oltre quella soglia prestabilita scattano commissioni di performance. Tutto questo realizza un allineamento di interesse perchè il gestore guadagna soltanto se ottiene performance elevate. Oltre a questo Mediobanca compartecipa agli investimenti proposti alla clientela con una quota del 20 per cento. Poiché gli asset non sono quotati in mercati pubblici il compito di calcolare il Nav spetta ad un advisor esterno attraverso le metodologie tipicamente utilizzate per valutare simili asset.

In questo modo tra l’altro i portafogli subiscono in modo più attenuato, le conseguenze della volatilità dei mercati liquidi. Si, ma soprattutto si riesce a mitigare la volatilità della finanza comportamentale. I clienti non sono soggetti allo stress della volatilità del portafogli che nei mercati liquidi li spinge spesso a vendere nei momenti peggiori, cristallizzando le perdite. Chi ha investito nel mondo private nel 2007 con un orizzonte medio lungo di investimento, nel 2012 aveva portato a casa rendimenti medi tra l’8 ed il 12 per cento, a dispetto della crisi dei mercati e del fallimento di Lehman Brothers.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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