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Un'ondata di M&A sta per travolgere le banche svizzere

Un'ondata di M&A sta per travolgere le banche svizzere

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Laura Magna
Laura Magna

18 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Herbert Scheidt, presidente dei banchieri svizzeri (Abs) e di banca Vontobel, le acquisizioni e fusioni attese sono di taglia media e piccola, spinte dalla necessità di rafforzare la propria specializzazione e di avere una presenza sufficiente nelle nuove tecnologie, più che dal voler diventare campioni nazionali

  • Si è chiuso il deal tra la controllata svizzera della banca franco britannica Rothschild & Co sulla ginevrina Pâris Bertrand, con cui la prima si è rafforzata nel wealth management in Svizzera. Oggi ha un patrimonio in gestione superiore ai 20 miliardi di franchi svizzeri nel Paese e superiore ai 75 miliardi complessivamente

  • La Pkb di Lugano ha messo le mani sulla Cogesp, in un’operazione che “si inserisce nel più ampio percorso di crescita avviato dal gruppo e volto a rafforzare la base di clienti high net worth e la gamma di prodotti e servizi a loro dedicati”

Tornano fusioni e acquisizioni in Svizzera e si riaccendo i riflettori sulle voci di possibili avvicinamenti tra Ubs e Credit Suisse, le due maggiori banche del Paese. Il mercato del private banking in Svizzera è ancora molto frammentato e competitivo, e anche alcuni operatori italiani, come per esempio Banca Generali, stanno cercando una via di ingresso

Le banche svizzere hanno voglia di risiko. Le danze si sono riaperte attorno a due operazioni significative che rimescolano le carte del private banking. E riaccendo i riflettori sulle voci di possibili avvicinamenti tra Ubs e Credit Suisse, da cui si genererebbe un colosso capace di cambiare il volto del sistema bancario elvetico.

“Il mercato del private banking in Svizzera è molto interessante – conferma a We Wealth Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi Equita – è oggi ancora molto frammentato e competitivo, e anche alcuni operatori italiani, come per esempio Banca Generali, stanno cercando una via in ingresso per espandersi in quel contesto”.

 

Fermento in atto tra le banche rossocrociate

Le operazioni di cui dicevamo in apertura si sono chiuse entrambe il 16 dicembre: la prima ha visto la controllata svizzera di Rothschild & Co (banca franco britannica da non confondersi con la ginevrina Edmond de Rothschild, che fa capo a un altro ramo della famiglia), acquisire la ginevrina Pâris Bertrand per espandersi nel wealth management e rafforzare la sua posizione in Svizzera. Rothschild & Co ha raggiunto con la sua preda un patrimonio in gestione superiore ai 20 miliardi di franchi svizzeri nel Paese (circa 18,5 miliardi di euro) e superiore ai 75 miliardi complessivamente. Non si conosce il prezzo di questa come del secondo deal: quello che ha come protagonista la Pkb di Lugano, che fa capo alla famiglia italiana Togna e che ha messo le mani sulla Cogesp, in un’operazione che “si inserisce nel più ampio percorso di crescita avviato dal gruppo e volto a rafforzare la base di clienti high net worth e la gamma di prodotti e servizi a loro dedicati”. Gogesp è una boutique finanziaria con sede a Lugano, specializzata nella gestione patrimoniale e nella consulenza finanziaria, mentre la Pkb è un istituto specializzato nel private banking e opera attraverso le quattro sedi svizzere (Bellinzona, Ginevra e Zurigo oltre a Lugano) e l’affiliata PkbBanca Privada (Panamá). Il gruppo PKB, includendo Cassa Lombarda, partecipata al 99,5%, amministra un patrimonio di circa 12 miliardi di franchi svizzeri.

 

 

La ratio della nuova ondata di consolidamento in Svizzera

Le due operazioni rientrano probabilmente nella nuova ondata di M&A che era stata preconizzata da Herbert Scheidt, presidente dei banchieri svizzeri (Abs) e di banca Vontobel, non più tardi di novembre. Scheidt aveva dichiarato che in Svizzera si sarebbero viste acquisizioni e fusioni, “ma non necessariamente di grande taglia”. Anzi ritendendo che più probabilmente le grandi banche elvetiche avrebbero studiato acquisizioni anche importanti all’estero. Ma sul mercato locale sarebbero prevalse operazioni di taglia media e piccola, spinte dalla necessità di rafforzare la propria specializzazione e di avere una presenza sufficiente nelle nuove tecnologie, più che dal voler diventare campioni nazionali.

Possibile matrimonio tra Ubs e Credit Suisse?

Tuttavia, sotto i riflettori, dopo i deal dicembrini, sono tornati anche i rumor di fusione tra i due colossi elvetici. Ne aveva parlato a settembre il FT. Sarebbe stato lo stesso presidente di Ubs Axel Weber, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, a dare l’incarico a consulenti esterni per valutare la fattibilità di un accordo.

“Un’operazione tra Ubs e Credit Suisse – spiega De Bellis – permetterebbe sicuramente di creare scala e generare sinergie di costo, e creerebbe un market leader globale nel settore del wealth management, consentendo di far fronte allo scenario attuale di tassi d’interesse pari a zero o negativi. Sono in ogni caso da valutare eventuali temi Antitrust”.

Entrambe le banche si sono riposizionate negli anni recenti come wealth manager globali avendo subito il business commerciale una forte pressione da parte dei competitor Usa. Ed entrambe stanno cercando di conquistare il redditizio mercato dei nuovi ricchi asiatici. Le sinergie dunque sarebbero possibili. Intanto ai vertici dei due istituti intanto sono in corso grandi manovre: il presidente di Credit Suisse, Urs Rohner, dovrebbe concludere il suo mandato nel nel 2021 e Thomas Gottstein aveva assunto la carica di amministratore delegato a febbraio subentrando a Tidjane Thiam, coinvolto in uno scandalo di spionaggio aziendale. A novembre in Ubs l’ex capo di Ing Ralph Hamers è subentrato a Sergio Ermotti come amministratore delegato di Ubs. Un’eventuale fusione porterebbe alla creazione di una nuova banca sistemica e metterebbe a rischio fino a 15mila posti di lavoro.

Laura Magna
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