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La fiduciaria come ponte per le operazioni di M&A

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Elio Macchia
Elio Macchia

10 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Una recente acquisizione di partecipazioni da parte di un’azienda italiana è stata realizzata con il ricorso a due mandati. Ecco l’architettura dell’operazione

Uno studio della società Kpmg, redatto alla fine del 2019, evidenzia come nei primi nove mesi dell’anno ci sia stato, rispetto all’anno precedente, un incremento del 18% delle operazioni di fusione e acquisizione tra imprese. Tali operazioni hanno coinvolto non solo le piccole e medie imprese residenti in Italia, ma l’interesse ha riguardato anche l’acquisizione di società aventi sede all’estero. Infatti, sono state rilevate ben 135 acquisizioni di società estere da parte di soggetti Italiani; un incremento del 20% rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente. La tendenza è che si assiste sempre più a un utilizzo di queste operazioni societarie per far crescere il proprio mercato. Recentemente una di queste acquisizioni ci ha visto protagonisti nel nostro ruolo di escrow agent, confermando come, nelle operazioni di acquisizione delle partecipazioni, la società fiduciaria svolga sempre più una funzione di garante per tutte le parti in causa.

Nel seguito, proverò a descrivere tale operazione societaria, pur nella consapevolezza di non poter entrare nelle sue peculiarità per una questione di riservatezza e di dimensione del presente intervento. L’operazione societaria consisteva nell’acquisizione, da parte di una società Italiana, di una società estera con lo scopo di rafforzare la propria posizione commerciale in Europa. I termini dell’operazione erano stati concordati direttamente tra le parti e oggetto di un contratto debitamente sottoscritto. Il costo della partecipazione veniva corrisposto in parte con liquidità e in parte con azioni della società cessionaria quotata in borsa. La quota parte del corrispettivo costituito dalle azioni della società cessionaria non veniva corrisposto subito, ma veniva trasferito in un deposito titoli intestato alla società fiduciaria. Le parti preferivano individuare per l’operazione una società iscritta nell’albo 160 Tub – sezione separata delle società fiduciarie -, vigilata da Banca d’Italia e che fosse indipendente, non appartenesse cioè a un gruppo bancario Italiano proprio per una questione di riservatezza.

Le clausole contrattuali prevedevano:
(i) l’obbligo per i componenti del consiglio di amministrazione di permanere alla guida della società, oggetto di compravendita, per un certo numero di anni (da considerare che i membri del consiglio erano gli stessi soci che si apprestavano a vendere la società);

(ii) il diritto a favore dei cedenti di esercitare un’opzione put sulle azioni oggetto di corrispettivo e solo entro un determinato periodo di tempo;

(iii) l’obbligo della cessionaria di costituire un fondo a garanzia in favore dei soggetti cedenti nel caso in cui avessero deciso di esercitare l’opzione put e il valore delle azioni fosse stato inferiore allo strike price convenuto contrattualmente;

(iv) il diritto dei cedenti di vendere le azioni ricevute se le stesse avessero raggiunto un determinato valore (superiore allo strike price). Le parti avevano concordato che Il fondo di cui al punto (iii) fosse intestato alla fiduciaria, la quale, al verificarsi di determinate circostanze, aveva l’obbligo di svincolare parzialmente o integralmente il fondo costituito in garanzia in favore dell’una o dell’altra parte.
Pertanto, sulla base di quanto sopra indicato, le parti conferivano alla società fiduciaria due mandati fiduciari: a) il primo avente ad oggetto il deposito delle azioni oggetto del corrispettivo e (b) il secondo avente ad oggetto il fondo in garanzia di cui al punto sub

(iii) unitamente a un mandato integrativo in cui venivano indicati gli obblighi della società fiduciaria in merito alla gestione del fondo di garanzia.

Tali obblighi prevedevano le attività di seguito descritte.
1. Nel caso in cui la parte cedente avesse deciso di esercitare l’opzione di put prevista nel punto sub (ii), avrebbe dovuto necessariamente inviare un’istruzione alla fiduciaria, la quale, prima di procedere alla vendita, avrebbe avuto l’obbligo di informare la parte cessionaria. Se il valore delle azioni fosse stato inferiore allo Strike Price, la fiduciaria avrebbe avuto l’obbligo di certifica- re la differenza di valore e svincolare la parte del fondo di cui al punto (iii) per un importo pari alla differenza tra il valore di mercato delle azioni e lo Strike Price.
2. Se, invece, si fosse realizzata l’ipotesi di cui al punto (iv), ergo le azioni avessero raggiunto un determinato valore, maggiore dello Strike Price, e la parte cedente avesse venduto i titoli, la fiduciaria, ricevuta la notifica dell’operazione di vendita, sarebbe stata autorizzata a svincolare il fondo costituito in garanzia e a restituirlo alla parte cessionaria.
3. Anche nel caso in cui l’organo amministrativo non fosse rima- sto in carica fino alla data convenuta, la fiduciaria avrebbe avuto l’obbligo di restituire il fondo vincolato alla parte cessionaria essendo venuto meno l’obbligo della garanzia.
Come si può desumere da questa rapida descrizione, la gestione dei mandati fiduciari è stata molto complessa, ma anche molto gratificante sotto l’aspetto professionale in quanto conclusa in modo soddisfacente per tutte la parti contrattuali coinvolte.

Elio Macchia
Elio Macchia
Dopo aver prestato la propria attività professionale in uno studio tributario internazionale ha collaborato con Unione Fiduciaria S.p.A. nell’ambito della pianificazione successoria e degli strumenti di protezione del patrimonio. Dal 2016 è legal counsel nella società fiduciaria Crossfid S.p.A. e amministratore delegato di una Trust Company Italiana.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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