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La campagna elvetica del private banking italiano

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

30 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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La Svizzera è il nuovo terreno di caccia degli operatori nostrani. Obiettivo: accelerare la crescita delle masse puntando sui clienti esteri attratti dalla flat tax. Il caso di Intesa Sanpaolo PB Suisse Morval e la mossa di Banca Generali

l private banking italiano guarda alla Svizzera per cercare masse. Il mercato domestico infatti inizia a mostrare segni di saturazione, in alcuni segmenti, e nei prossimi anni la situazione non è destinata a migliorare.

Anzi, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Aipb, il patrimonio delle famiglie benestanti italiane crescerà al di sotto della media europea. È infatti previsto un incremento del 4% fino al 2020, rispetto all’8% dei paesi europei, al 6% degli Stati Uniti e all’11% dei mercati emergenti. A questo si aggiunge il fatto che l’Italia non riesca a imporsi come centro finanziario a livello globale. Rispetto ai 15 principali hub finanziari il Belpaese si posiziona solo al nono posto. Non stupisce quindi che il private banking italiano stia iniziando a guardare all’estero e in particolare al mercato svizzero, inglese e americano per cercare di catturare nuove masse. “Questi tre paesi dovrebbero essere i primi mercati a cui gli attori del private banking dovrebbero guardare per migliorare le possibilità di successo delle iniziative di crescita”, spiega lo studio Il private banking italiano nel quadro competitivo internazionale, pubblicato da Aipb e Monitor Deloitte. Ed è proprio su questa scia che si è inserita Intesa Sanpaolo private banking Suisse Morval, che sta cercando di sensibilizzare la platea degli high net worth individuals (Hnwi) sulle agevolazioni fiscali introdotte di recente nel nostro Paese. In questo contesto si inserisce ad esempio l’incontro organizzato a Ginevra lo scorso ottobre con 40 selezionati ospiti – tra clienti e gestori esteri – per spiegare i vantaggi per chi decide di trasferire la sua residenza fiscale in Italia. Il gruppo sta infatti puntando molto sul regime res non dom (regime fiscale diventato noto in particolare dopo l’adesione di Cristiano Ronaldo) che impone una flat tax di 100mila euro l’anno sull’am- montare complessivo dei redditi di fonte estera. Questa norma avvantaggia molto chi desidera diventare residente fiscale in Italia e genera la maggior parte del suo patrimonio all’estero. Che ruolo giocherebbe il gruppo Intesa Sanpaolo private banking in questa situazione? Se un cliente di Morval (divisione del gruppo Ispb) dovesse decidere di avere la residenza fiscale in Italia, dovrebbe automaticamente aprire un conto corrente nel Belpaese.

E dunque è molto più probabile che lo apra con una banca del gruppo Intesa Sanpaolo, piuttosto che rivolgersi ad altri istituti. L’auspicio è che questo porti a un contestuale aumento delle masse.

Il vantaggio fiscale interessa soprattutto tutti quei soggetti che si sono trasferiti nel Regno Unito per poter godere del regime res non dom Uk e che sono vicini alla scadenza dei 15 anni (questa agevolazione aveva infatti una scadenza temporale, come nel caso italiano). Essendo vicina la fine del periodo di validità, alcuni di questi soggetti stanno dunque valutando dove trasferire la loro residenza fiscale ed eventualmente anche la propria attività imprenditoriale, se l’opzione dovesse risultare vantaggiosa. Il gruppo Intesa Sanpaolo private banking non è però l’unico che si sta muovendo sul terreno internazionale del wealth management.

Qualche mese fa Banca Generali è infatti sbarcata in Svizzera perfezionando l’acquisizione di una partecipazione pari al 90,1% di Valeur Fiduciaria, boutique finanziaria attiva nel private banking con sede a Lugano. Il prossimo passo per Banca Generali è di puntare ad ottenere la licenza bancaria sul territorio della Confederazione elvetica. Questa strategia sembra essere però ancora acerba e non è chiaro se vi siano progetti ambiziosi per il futuro. Al momento Generali non pare intenzionata a cogliere a pieno l’opportunità rappresentata dalla scadenza del regime del res non dom inglese e dalla flat tax dei 100 mila euro all’italiana. Banca Generali, interpellata da We Wealth, non ha dunque voluto aggiungere dettagli rispetto alla recente acquisizione in Svizzera, ribadendo l’intenzione di otte- nere la licenza bancaria sul territorio elvetico. Resta da capire se rimanga sullo sfondo l’obiettivo di creare un collegamento sempre più solido tra l’Italia e la Svizzera, per ancorare i clienti ad un unico gruppo bancario per tutte le sue attività (dalla ricerca della casa al conto corrente), come ha fatto Intesa Sanpaolo private banking Suisse Morvall. Vale la pena sottolineare come gli operatori italiani che guardano alla Svizzera in ogni caso si inseriscano in un contesto molto dinamico e competitivo dove sono già presenti soggetti nel mondo del wealth management con un forte posizionamento a livello internazionale.

Giorgia Pacione Di Bello
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