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Investitori: le emozioni fanno perdere il rendimento

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

09 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Essere troppo aggressivi o in balia delle emozioni sono comportamenti che portano gli investimenti verso il baratro

  • Il consulente deve profilare bene il cliente e guidarlo nella giungla delle sue sensazioni

Decidere in modo autonomo seguendo la pancia, agendo in modo emotivo, ha delle ripercussioni negative sul mondo della finanza

Prendere decisioni finanziarie seguendo le emozioni porta ad una perdita in termini di rendimento intorno al 3%. Nel caso specifico della pandemia, a causa della volatilità del mercato, l’agire in questo modo ha portato ad un costo maggiore.

Secondo gli esperti di finanza comportamentale di Oxford risk, società nata nel 2002 da diversi accademici dell’Università di Oxford, per tutti quei clienti che hanno aumentato la loro allocazione di liquidità durante la crisi “si stima che il costo di questa riluttanza (all’investimento) si aggiri tra il 4 -5% l’anno, nel lungo periodo”. Ma non solo perché il “behaviur gap”, le perdite dovute a decisioni temporali causate dall’investimento di più denaro quando il periodo del mercato è positivo, porta a perdite dall’1,5 al 2% l’anno. Questo eleva dunque il ruolo del consulente, nel mondo della finanza. Peccato, che secondo gli studiosi di Oxford risk ci siano molti gestori patrimoniali e consulenti finanziari in Svizzera e nel mondo che non sono veramente attrezzati ad aiutare i clienti quando si tratta di affrontare le proprie emozioni nel mondo degli investimenti.

“I processi di molte attività di gestione patrimoniale sono in genere troppo pesanti, inefficienti e pre-impostati all’inizio della relazione con il cliente, per tenere il passo con le circostanze. La comprensione della personalità finanziaria di chi investe è tipicamente limitata alla profilazione del rischio – spesso male – e alla valutazione umana soggettiva. Pochissime proposte di gestione patrimoniale utilizzano il tipo di misure oggettive e scientifiche necessarie per fornire un quadro completo dei propri clienti. Ci sono troppe congetture e poca tecnologia” spiega Greg B Davies, PhD, Head of behavioural finance Oxford risk.

I consulenti dovrebbero dunque essere affiancati da migliori strumenti diagnostici che consentono una valutazione più accurata della personalità di un cliente e delle probabili tendenze comportamentali. Questo accompagnamento, deve però seguire una seria profilazione del rischio. Aspetto che molto spesso viene sottovalutato dai consulenti perché considerata come un adempimento burocratico inutile. Secondo Oxford risk la profilazione del rischio è invece essenziale per fornire una buona consulenza e garantire la conformità normativa. L’analisi sottolinea infatti come i consulenti troppo spesso confondono la propensione verso i rischi a lungo termine dei clienti con gli atteggiamenti incerti da loro mostrati in risposta ad eventi a breve termine, come le correzioni di mercato nel tempo.

La soluzione di investimento migliore deve essere fondata su delle valutazioni stabili e accurate della propensione al rischio. La profilazione del cliente fornisce dunque un’opportunità per conoscere gli atteggiamenti, le emozioni e i pregiudizi, aiutando i consulenti ad evitare che schemi nocivi si ripercuotano sul modo di investire.

Giorgia Pacione Di Bello
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