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Il bello di essere private banker

Il bello di essere private banker

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Contributor
Contributor, Nicola Ronchetti

27 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Sono più motivati e soddisfatti rispetto agli altri consulenti finanziari. Vengono coccolati dalla società mandante. E percepiscono un ritorno economico mediamente più gratificante. I risultati di un’indagine

Ha aperto formalmente le danze Azimut creando quasi nove anni fa la divisione wealth management. A seguire tutte le reti hanno formalizzato, chi prima o chi dopo, la costituzione di una rete nella rete: quella dei consulenti finanziari private, con portafogli superiori alla media ed elevata presenza di clienti private. Banca Generali, chiama i suoi cf private banker, Banca Mediolanum ha ulteriormente rafforzato la sua divisione private prendendo Alberto Martini, una vita in Ubs, Fideuram ha da sempre un team di cf con portafogli e clienti hnwi, Allianz Bank ha una divisone private, Fineco, la banca multicanale per eccellenza, ha una divisione private, Deutsche Bank financial advisor ha una unit private. Anche Widiba ha recentemente varato un servizio private.

Oggi le reti dei consulenti finanziari gestiscono oltre il 30% del totale delle masse riconducibili a clienti private, ovvero a clienti con un patrimonio finanziario mediamente superiore al milione di euro.

Il 77% dei clienti private si dichiara molto sodisfatto del proprio consulente finanziario di cui apprezza soprattutto la disponibilità (74%), la professionalità (69%), la capacità di offrire servizi che vadano al di là della pura gestione del patrimonio finanziario, e abbraccino anche la protezione individuale e famigliare, i crediti e gli asset illiquidi (59%) (fonte: Finer Finance mirror 2019, base campionaria 1.097 interviste a clienti private e hnwi).

Dal canto loro i private banker, sono mediamente molto più soddisfatti dei loro colleghi, per l’impegno e l’attenzione che la mandante riserva loro (74%), la possibilità di interagire direttamente con la direzione (66%) e il supporto nelle attività di pianificazione patrimoniale, che sempre più spesso la stessa mandante tramite un servizio di advisory mette a disposizione dei consulenti private per i loro clienti (59%). Inoltre poiché i private banker hanno mediamente grossi portafogli (in qualche caso superiori ai 100 milioni di euro) anche la soddisfazione per i ritorni economici della propria professione è elevata (79%). Un altro elemento che caratterizza i consulenti private è la qualità della formazione ricevuta dalla mandante, di cui sono soddisfatti (82%). Anche la presenza sul territorio con sedi prestigiose e di rappresentanza in cui poter incontrare i clienti è elemento di orgoglio e soddisfazione (75%).

I cf private hanno molto spesso a disposizione piattaforme digitali e app tra le più evolute per l’operatività bancaria e finanziaria dei loro clienti, in grado di soddisfarli massima- mente oltre che a fornire un valido supporto ai consulenti stessi (81%). A rendere ancor più forte la figura del consulente finanziario private è l’autostima superiore alla media (+17% verso altre figure professionali), il fatto che creda maggiormente nel proprio lavoro di private banker (+15%) e nella sua mandante (+11%) (fonti: Finer cf, Cf top, Bank manager, Pb explorer 2019, base: 7.190 interviste complessive ad altrettanti professionisti).

Soddisfatti, motivati, incentivati e coccolati dalla mandante, stimolati a servire una fascia di clientela molto importante dal punto di vista finanziario, i cf private rappresentano dunque l’avanguardia di una professione che si sta sempre più polarizzando. La crescita del portafoglio medio del consulente, passata nel giro di pochi anni da 15 a 25 milioni di euro, la riduzione dei margini provigionali derivanti dall’attività finanziaria, hanno dato un’accelerazione ad un processo di auto-selezione dei professionisti iniziato ormai da qualche anno. In un mercato che si fa di giorno in giorno più complesso, a vincere saranno i migliori professionisti. Tra questi certamente i consulenti finanziari private godono di una posizione di vantaggio.

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Contributor , Nicola Ronchetti
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