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Fideuram Ispb: utile nei primi 9 mesi a 659 milioni

Fideuram Ispb: utile nei primi 9 mesi a 659 milioni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

18 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • “In questi nove mesi continuiamo a generare valore in modo consistente e sostenibile, grazie al lavoro di tutta la struttura, su cui investiamo in modo mirato, tanto sulla formazione quanto sull’innovazione di prodotto” dichiara Paolo Molesini, ad di Fideuram Ispb

  • Al 30 settembre 2019 il dei private bankerdelle reti risultava pari a 5.902, con un portafoglio medio pro-capite pari a circa 40 milioni  

Il gruppo Fideuram Intesa Sanpaolo private banking chiude i primi nove mesi in positivo. L’utile nei primi nove mesi dell’anno chiude a 659 milioni di euro. Nel 2018 ci si era fermati a 657 milioni di euro

Fideuram Intesa Sanpaolo private banking non delude le aspettative, chiudendo i primi nove mesi dell’anno con un risultato netto consolidato pari a 659 milioni di euro. Dato stabile rispetto all’anno scorso che si era fermato a 657 milioni di euro.

“Abbiamo proseguito nel 2019 il percorso di crescita avviato quattro anni fa: le masse amministrate raggiungono i 236 miliardi, aumentando dell’11% rispetto all’inizio dell’anno, cresce la componente di risparmio gestito (159,4 miliardi, +8%), così come le commissioni nette e l’utile netto. Anche i fondamentali si confermano solidi: il cost / income ratio è al 31% ed il common equity tier 1 ratio è al 19,7%, un livello ampiamente al di sopra dei requisiti normativi, che dimostra la nostra solidità patrimoniale. L’eccezionale lavoro quotidiano dei nostri 5.900 private banker e consulenti finanziari si evidenzia tanto nei dati complessivi della divisione, quanto nel loro portafoglio medio, cresciuto fino a quasi 40 milioni (rispetto ai 36 milioni del 2018)” spiega Paolo Molesini, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram, Intesa Sanpaolo private banking.

Al 30 settembre 2019 il numero complessivo dei private banker delle reti risultava pari a 5.902, con un portafoglio medio pro-capite pari a circa 40 milioni (in crescita rispetto a 36 milioni di inizio anno).

Spostando il focus sul conto economico si nota come nei primi nove mesi dell’esercizio le commissioni nette sono risultate pari a 1.276 milioni (+1%) rispetto al saldo di 1.269 milioni registrato nello stesso periodo del 2018. Mentre le commissioni nette ricorrenti, componente predominante (oltre 93%) del margine commissionale, sono risultate pari a 1.192 milioni, in lieve diminuzione (-2%) rispetto ai primi nove mesi del 2018 (1.217 milioni). Questo andamento riflette un product mix leggermente meno favorevole, parzialmente compensato da masse medie di risparmio gestito in lieve crescita (154,9 miliardi, +1%).

Notizie non così positive per quanto riguarda i costi operativi netti, pari a 448 milioni. Questi sono infatti aumentati di 21 milioni (+5%) rispetto al corrispondente periodo del 2018 (427 milioni). L’analisi di dettaglio evidenzia che le spese per il personale, pari a 263 milioni, hanno registrato un incremento del 4% legato anche al rafforzamento dell’organico in alcuni ambiti aziendali. Le altre spese amministrative, pari a 143 milioni, sono risultate sostanzialmente in linea (+1%) con quelle dell’analogo periodo del 2018. Le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali (42 milioni) hanno invece segnato un incremento di otto milioni, principalmente legato a maggiori costi di locazione immobiliare, ammortizzati ai sensi del principio contabile Ifrs16.

Giorgia Pacione Di Bello
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