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Fideuram Ispb: I trimestrale sotto effetto Covid-19

Fideuram Ispb: I trimestrale sotto effetto Covid-19

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

13 Maggio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il primo trimestre che vede alla guida di Fiduram Ispb Tommaso Corocos, è all’insegna del coronavirus. L’utile arriva a 222 milioni di euro

  • Il private banking non delude, con una raccolta netta di 2,7 miliardi di euro (+163%) rispetto ai dati della prima trimestrale 2019

Fideuram Ispb registra una prima trimestrale tra luci e ombre. L’utile netto in calo del 3% ma il ramo private banking forte e reattivo, riesce a dare una sferzata ai conti finali

Fideuram- Intesa Sanpaolo private banking subisce il contraccolpo del coronavirus. I dati della prima trimestrale mostrano infatti un’utile netto in calo del 3% fermo a 222 milioni di euro. Dato che però gli permette di sovrastare tranquillamente Mediolanum che ha chiuso con 72 milioni,Azimut con 48,5 milioni e Fineco con 92,2 milioni.

“I risultati del primo trimestre 2020 sottolineano come il nostro modello di servizio sia valido e capace di affrontare ogni condizione di mercato, comprese quelle meno favorevoli. Lo dimostrano l’utile netto a € 222 milioni, la raccolta netta di € 2,7 miliardi ed una solidità patrimoniale ben al di sopra dei requisiti normativi, con il Common Equity Tier 1 ratio che sale al 27,5%”, dichiara Tommaso Corocos, Amministratore delegato e direttore generale di Fideuram.

Il private banking non delude, registrando una raccolta netta di 2,7 miliardi euro (+163%), rispetto ai dati dei primi tre mesi del 2019 (raccolta pari ad un miliardo). In questo modo riesce anche ad aggiustare alcuni altri dati non proprio brillanti. A fine marzo 2020 le masse amministrate sono infatti state pari a 233 miliardi di euro, dato in flessione dell’8% rispetto al 31 dicembre 2019, ma in linea con marzo 2019 (223,7 miliardi).

Ma entriamo più nel dettaglio. E dunque il conto economico evidenzia come nel primo trimestre le commissioni nette sono state pari a 427 milioni (+ 2 milioni rispetto al primo trimestre 2019). Le commissioni nette ricorrenti, componente predominante (oltre 93%) del margine commissionale, sono pari a 399 milioni (+1%) grazie a masse medie di risparmio gestito che, nonostante la forte correzione dei mercati avvenuta nel mese di marzo, sono risultate superiori a quelle del primo trimestre 2019.

Il margine di interesse, pari a 48 milioni (+12%) rispetto al primo trimestre dello scorso anno, quando si era fermato a 43 milioni, per effetto della crescita dei volumi medi investiti. I costi operativi netti sono in discesa del 3%, arrivando a 141 milioni, rispetto al corrispondente periodo del 2019 (146 milioni). Il Cost/Income ratio è migliorato di u punto percentuale rispetto al 2019 arrivando al 29%. L’analisi di dettaglio evidenzia come le spese del personale, pari a 78 milioni, si siano ridotte di 10 milioni (-11%), in particolare per l’accentramento di alcune funzioni di controllo presso Intesa Sanpaolo a partire dal 1° settembre 2019. A fronte di ciò, le altre spese amministrative, pari a 49 milioni, hanno registrato un aumento di 4 milioni (+9%) per effetto dell’aumento del contratto di service con la stessa Intesa Sanpaolo, connesso alle funzioni accentrate. Le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno segnato un saldo pari a 14 milioni (13 milioni nel primo trimestre 2019).

Giorgia Pacione Di Bello
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