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Esg: la sostenibilità? Vale il peso dell’informazione

Esg: la sostenibilità? Vale il peso dell’informazione

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il 31% dei portafogli totali è investito in tematiche sostenibili; il 17% degli investitori dichiara di aver ricevuto un’opportunità Esg dal proprio consulente

  • Esg è un tema sul quale, comunque, prevale sempre l’obiettivo chiave della gestione finanziaria, vale a dire avere un ritorno sull’investimento

  • Il 59% del campione intervistato ignora che la sostenibilità sia applicabile anche in ambito di investimenti finanziari

  • Gli inglesi hanno definito la transizione Esg con due acronimi: da un’economia di tipo “wild” (wasteful, idle, lopsided, dirty economy) ad una di tipo “clic” (circular, lean, inclusive, clean economy)

Quel che manca per tradurre tematiche di sostenibilità in investimenti non è l’interesse nel farlo, ma la giusta dose di formazione ed informazione in materia Esg. Cosa percepiscono gli investitori del messaggio sostenibile? Perché, spesso, non arrivano a scegliere prodotti che includono i criteri Esg?

Evironment è l’ambiente, “ormai noto a tutti per l’emergenza climatica che incombe”.
Social è la società, “ove si parla forse troppo spesso di teoria, ma che ha risvolti pratici nella vita di ogni giorno”.
Governance è il governo societario, “forse l’ambito meno noto, ma che tocca da vicino e che riguarda tematiche chiave. Tra queste, la parità di genere”.

Esordisce così Laura Corti, private banker di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, nonché organizzatrice dell’evento Quanto vale la sostenibilità? Il futuro nelle nostre mani, tenutosi a Milano martedì 26 novembre in collaborazione con Vontobel.

“Esg: è con queste tre lettere che sintetizziamo il recepimento dell’agenda studiata dalle Nazioni Unite, che si prefigge di raggiungere 17 obiettivi sostenibili entro il 2030. Obiettivi, che hanno validità universale. La domanda da porsi ora è la seguente: come viene concepita questa sostenibilità e cosa si conosce di tali criteri?”.

Investimenti sostenibili: il 59% ne ignora l’esistenza

Dal sondaggio online Act Esg 2019, commissionato da Vontobel a Longitude, società del Financial Times, è emersa un’evidenza: quel che manca all’investitore per tradurre tematiche di sostenibilità in investimenti sostenibili non è l’interesse nel farlo, ma la giusta dose di formazione ed informazione in materia Esg. “Per capirlo”, ha argomentato Fabrizio Capati, Head of Retail Distribution per l’Italia di Vontobel “abbiamo posto agli intervistati, un campione di circa 4600 persone, da 14 Paesi del mondo diversificati per fasce di età e sesso, alcune domande”: cosa percepiscono gli investitori del messaggio sostenibile? Perché non arrivano ad investire in sostenibilità?

“Oggi il gap informativo in materia di Esg è troppo ampio” ha proseguito Capati. Sebbene il 73% del campione si sia detto interessato ad un approccio di tipo sostenibile, “il 59% del totale ignora che la sostenibilità sia applicabile anche in ambito di investimenti. Un dato, questo, figlio del fatto che per il 49% degli intervistati si registra una mancanza di supporto”.

Esg come strumento di risk management

Tra informazione e investimento Esg, “c’è un grosso divario da colmare” che si sostanzia nei numeri: attualmente, solo il 31% dei portafogli totali è investito in tematiche sostenibili, mentre “il 17% appena degli investitori dichiara di aver ricevuto un’opportunità Esg dal proprio consulente”.

Se è vero che sostenibilità significa anche sostenibilità del business sul lungo periodo, “fare valutazioni che tengono conto di tutte e tre le componenti Esg è il miglior strumento di risk management che possediamo” ha concluso Capati. “Integrare i criteri Esg in portafoglio ha riflessi economici che possono giocare a favore all’interno di un processo di investimento strutturato”.

Esg: ambiente, persone, governance e… profitto

A proposito di Esg, “il tema del quale parliamo è un tema in cui devono comunque, sempre, prevalere gli obiettivi di gestione finanziaria”, vale a dire, “avere un ritorno sull’investimento”. Duccio Regoli, Professore ordinario presso l’Università Cattolica di Milano e partner dello studio Gattai, Minoli, Agostinelli, inquadra il problema della sostenibilità in portafoglio partendo da un presupposto: l’investitore va là, ove l’investimento rende.

“La tematica di governance si lega sempre con la tematica del profitto” ha proseguito Regoli. “Parlando di governance in modo a-tecnico ci sono due profili da considerare. Un profilo interno, più legato alla struttura di governo, al quale si associano una serie di iniziative che hanno rilevanza all’interno dell’impresa e riguardano la gestione delle risorse umane e i temi collegati alla sicurezza sul lavoro, all’organizzazione aziendale, all’efficienza d’impresa e alla gestione degli impianti, degli spazi e delle risorse. Uno profilo esterno, che è quello del social impact: l’attività d’impresa, talvolta, può servire ad educare e a migliorare una serie di condizioni che sono là fuori sul mercato”, ponendo ad esempio un codice di condotta da rispettare per gli stakeholders e le aziende fornitrici.

Diversity significa più competenze, idee e spunti

Tra gli argomenti più caldi in materia di governance, quello della diversity si è fatto largo in modo preponderante. “Diversity, oggi, significa valorizzare una diversità qualitativa nei consigli direttivi, mettendo assieme persone che hanno expertise, esperienze e competenze diverse, tali da portare a riflettere anche su temi che non sono strettamente di carattere economico o finanziario. La diversità” ha chiosato Regoli, “mette a disposizione dell’organo amministrativo nuove competenze, idee e spunti” che portano il capo azienda e gli organi competenti ad agire in maniera più integrata e ponderata, e con orizzonti più ampi.

Dal modello wild al modello clic: cosa cambia?

Sempre più sul mercato si sta imponendo un nuovo modello economico, che passa da una struttura caratterizzata da sprechi e sporcizia, ad un’economia circolare più pulita. Gli inglesi hanno definito tale transizione con due acronimi: da un’economia di tipo wild (wasteful, idle, lopsided, dirty economy) verso una di tipo clic (circular, lean, inclusive, clean economy).
“Il nuovo modello di realtà” ha precisato Gianluca Serafini, Responsabile Marketing e Rete Bancaria di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking “si caratterizza come circolare, snello, inclusivo (che include il tema della diversity) e pulito”.

Ad avere un ruolo centrale nell’allocazione dei prodotti Esg, ancora una volta, sono e saranno i consulenti finanziari: “Sugli assi cartesiani della nuova consulenza finanziaria, si vanno ad aggiungere al rischio e ai risultati finanziari quelli che sono i valori di sostenibilità. Tale combinazione è ciò che si definisce impact investing, ed è quello che fa ottenere risultati nel rispetto dell’obiettivo di investimento”.

In tal senso, ha concluso Serafini, “people planet profit devono sempre essere considerati assieme”.

Gloria Grigolon
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