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Economia reale, cala lo stock investito dalle famiglie

Economia reale, cala lo stock investito dalle famiglie

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

21 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Lo stock totale integrato investito a giugno 2019 dal private banking nell’economia reale italiana è di 125,7 miliardi (in crescita di 5,1 miliardi nei primi 6 mesi 2019, contro un -12 miliardi delle famiglie italiane)

  • Nei 18 mesi di analisi lo stock totale delle famiglie è diminuito di 136 miliardi a vantaggio di impieghi verso l’estero e soprattutto verso il debito pubblico italiano, che ha drenato una parte importante di risparmio

Il private banking ha mostrato, invece, un atteggiamento decisamente più virtuoso. La quarta edizione dei “quaderni di ricerca Intermonte” offre un’analisi approfondita dell’impatto del settore sul paese

La crisi del credito che ha colpito l’Italia ha avuto come effetto collaterale una continua attenzione, nel corso degli ultimi anni, verso diverse forme di finanziamento all’economia reale. I vari attori però non si sono mossi tutti in eguale misura.

Se il private banking ha mostrato una maggiore resilienza verso l’economia reale, lo stock di ricchezza investito dalle famiglie in questo settore è, invece, diminuito, a vantaggio di impieghi verso l’estero e soprattutto verso il debito pubblico italiano, che ha drenato una parte importante di risparmio, con gli intermediari che hanno giocato un ruolo determinante in questo trasferimento di risorse (in particolare verso impieghi esteri).

Frenare la crescita del debito pubblico è quindi certamente una priorità per favorire il flusso di risorse verso questo mondo

Questo quanto è emerso all’interno della quarta edizione dei “quaderni di ricerca Intermonte”, che l’investment banker ha realizzato in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Dall’analisi “Economia reale e private banking: una analisi dell’impatto del settore sul paese”, elaborata su dati raccolti grazie al contributo di Aipb è emerso infatti che non tutti gli attori si muovono allo stesso modo ma che ci sono ampi spazi per incrementare il flusso di queste risorse.

I principali risultati emersi:

Famiglie

Per quanto riguarda le famiglie, a fine 2018 il valore degli impieghi diretti o indiretti nell’economia era 1.318 miliardi (contro i 1.442 miliardi di fine 2017), di cui 931 miliardi direttamente e il resto tramite intermediari, banche e investitori istituzionali. A fine giugno 2019, poi, il valore era sceso ulteriormente a 1.306 miliardi. Di contro, se si guarda al risparmio delle famiglie verso il debito delle publiche amministrazioni, a fine 2018 il valore era di 1.073 miliardi, di cui 209 miliardi direttamente e il resto tramite intermediari, banche, assicurazioni e investitori istituzionali. Proporzionalmente, quindi, questi soggetti utilizzano il risparmio dei cittadini per finanziare più il debito pubblico che l’economia reale.

“In Italia c’è un enorme potenziale di risorse finanziarie che oggi si disperdono spesso in impieghi indiretti e che potrebbero essere direttamente destinate alle imprese produttrici. Da questo punto di vista l’educazione finanziaria e le nuove tecnologie fintech sono elementi essenziali per rendere più efficiente il mercato” – ha commentato Giancarlo Giudici, professore associato della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della ricerca, che poi ha aggiunto: “È anche prioritario contenere la crescita del debito pubblico, perché si è dimostrato che ha distolto risorse importanti che potevano essere destinate alle imprese. Migliorare l’attrattività per gli investimenti dall’estero è un ulteriore obiettivo generale che richiede un’azione coordinata di sistema”.

Per agevolare l’accesso al mercato dei capitali alle pmi italiane un ruolo importante è ricoperto dal legislatore. In tal senso sono stati infatti realizzati numerosi interventi di policy, a livello sia nazionale sia europeo, che hanno introdotto diversi strumenti (tra cui Pir, Eltif, minibond, crowdfunding per le startup innovative, credito d’imposta per la quotazione e le iniziative di Invitalia, di Cassa Depositi e Prestiti e del Fondo Italiano di Investimento)

“A livello governativo la revisione della normativa sui Pir va sicuramente in questa direzione e ci auguriamo che l’iter autorizzativo degli Eltif venga finalizzato in tempi brevi, così da aggiungere un tassello importante alla gamma di strumenti disponibili per investire nell’Economia reale”, ha dichiarato Guglielmo Manetti, ad Intermonte sim.

Mondo private

Il private banking italiano, con un totale di 844 miliardi di euro di asset in gestione al 30 giugno 2029 rappresenta sicuramente il candidato ideale per veicolare risorse private allo sviluppo dell’economia reale. Dallo studio, è risultato un totale investito dal private banking nell’economia reale italiana di 120,6 miliardi a fine 2018 e di 125,7 miliardi a giugno 2019 (con un incremento quindi di 5,1 miliardi nei primi 6 mesi 2019, contro un -12 miliardi delle famiglie italiane). Inoltre nei primi 6 mesi del 2019, gli impieghi diretti del pb sono cresciuti di oltre mezzo miliardo di euro passando da 22,5 miliardi a 23,1 miliardi (restano invece stabili per le famiglie italiane).

“Gli investitori sono alla ricerca di performance che non trovano più nei mercati tradizionali e rivolgono sempre di più la loro attenzione verso nuove frontiere di investimento come quelle rappresentate dai ‘private market’. Il segmento private ha dimostrato una forte attenzione e consapevolezza rispetto a questa asset class – ha commentato Paolo Langé, presidente Aipb – Associazione italiana private banking – Auspichiamo, quindi, che negli interventi futuri di policy vengano tenute in considerazione tali sostanziali differenze, al fine di massimizzare le ricadute positive sulla crescita del nostro paese”.

“Per un investitore private, questo è un contesto particolare, dove ci sono 14 trilioni di titoli che danno rendimento negativo e, quindi, il nostro obiettivo di trovare rendimenti è particolarmente complesso”, ha dichiarato Saverio Perissinotto, dg di Intesa Sanpaolo private banking. Private equity, private debt, investimenti in infrastrutture e nel real estate, oggi, raccolgono l’attenzione della clientela, grazie alle prospettive di rendimento che offrono. Il costo di questa scelta è rappresentato dalla rinuncia alla liquidabilitá, per un arco di tempo di medio/lungo termine. “Affinché l’industria del private banking possa accelerare il suo contributo all’economia reale sarebbe auspicabile una certa semplificazione del prodotto, un vantaggio fiscale nei fondi di private equity e la possibilità di investire, all’interno di una consulenza evoluta, una quota percentuale, da decidere insieme al regolatore, in strumenti meno liquidi”, ha proseguito Perissinotto.

Una cosa è certa: negli ultimi anni si sta parlando tanto di mercati privati e di economia reale proprio perché i tassi sono sotto zero. Probabilmente se vivessimo nell’epoca degli anni ‘90, l’economia reale sarebbe rilegata e non se ne parlerebbe neanche. “Questo tipo di investimenti rappresenta una soluzione che i clienti privati non possono non avere in portafoglio, proprio perché i trend internazionali sono importanti”, ha detto Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, che ha spiegato che l’istituto lancerà a breve due prodotti (attualmente in corso di ottenimento delle relative autorizzazioni): un fia e un eltif. “In Italia ci sono 3,9 miliardi di investimenti in mercati privati contro i 1.500 miliardi in Europa, pari a quindi lo 0,25% circa. Considerando che il pil italiano pesa più o meno il 17% del pil europeo – ha proseguito Ragaini – abbiamo una prateria davanti di crescita”. Questo ci fa capire quanto potenzialmente i mercati dell’economia reale, sia che riguardano i mercati quotati sia che riguardino la gran parte dei non quotati, possono rappresentare una straordinaria opportunità di investimento.

“I clienti italiani vanno accompagnati in questi mercati privati perché il premio di illiquidità che oggi riusciamo ad avere da questi mercati va compreso e interpretato. Inoltre, bisogna aspettare del tempo per portarlo a casa, mentre il risparmiatore italiano è abituato ogni giorno a vedere il controvalore del suo investimento che varia nel tempo”, ha aggiunto il vicedirettore generale di Banca Generali, che poi ha concluso dicendo: “La consulenza è il centro delle attività di private banking e l’accompagnare il cliente a comprendere il premio di illiquidità e l’importanza di aspettare del tempo  per raccogliere dei frutti migliori è un percorso che penso continuerà anche nei prossimi anni”.

Stefania Pescarmona
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