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Ecco cosa chiedono le donne ai private banker

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Livia Caivano
Livia Caivano

27 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 72% delle donne intervistate ritiene che le esigenze di uomini e donne, in fatto di investimenti, siano differenti

  • Il 67,4% delle donne reputano di essere più interessate all’impatto sociale delle loro operazioni e credono che gli uomini siano più interessati al profitto

Più di un terzo delle donne inglesi più ricche ritiene che i consulenti finanziari le sminuiscano. Secondo un report Wealthier vorrebbero invece meno linguaggio tecnico e un approccio più diretto e digitale

Secondo uno studio realizzato da Wealthiher, il network dedicato alla diversità di genere, il 36% delle donne inglesi che ha un patrimonio inferiore ai 6 milioni di euro si sente sottovalutato dal proprio private banker.  Il report prende in esame 2.500 donne, interrogandole sul loro rapporto con il mondo del wealth management. Più di un quarto di loro ritiene che il private banking si basi troppo sul linguaggio tecnico, che rende meno trasparenti le informazioni, abbassando la fiducia nei confronti dell’industria. Anche se negli ultimi dieci anni è cresciuto l’interesse dell’industria peril mondo femminile, molto rimane ancora da fare.

Carriera, ricchezza e matrimonio sono criteri considerati dai private banker inglesi nella gestione del patrimonio della platea femminile, dicono i soggetti intervistati. Il consulente è giudicato frettoloso,con poco tempo da dedicare alla cliente donna, che nella maggioranza dei casi sente che si sentirebbe invece più coinvolta da una comunicazione più frequente.

Il 72% delle donne intervistate ritiene che le esigenze di uomini e donne, in fatto di investimenti, siano differenti. Nel dettaglio reputano di essere più interessate all’impatto sociale delle loro operazioni (67,4%). Credono che le decisioni degli uomini siano più orientate in funzione del profitto e che assumano più rischi quando si parla di finanza (71%).

Le donne vorrebbero poi più educazione finanziaria, fin dalla giovane età, per potersi confrontare con il private banker con consapevolezza e in maniera educata: il 36% delle intervistate dichiara infatti di soffrire di una “sindrome da impotenza”, a causa di mancanza delle conoscenze necessarie e paura di prendere decisioni sbagliate.

Le intervistate vorrebbero poi avere un conto bancario privato, l’opportunità di entrare in contatto con altre donne e semplicemente vedere più operatori di sesso femminile.

Livia Caivano
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