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È l'Asia la meta delle banche private

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

20 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Bank of Singapore, Dbs Bank e Citi stanno potenziando la loro presenza nella zona asiatica

  • Gli ultimi dati, delle tre banche, danno risultati in netta crescita per quanto riguarda il private banking

Sempre più banche private stanno spostando o potenziando le loro filiali nel Medio oriente e in Asia. Zone dove la popolazione di individui ad alto reddito sta crescendo in modo esponenziale negli ultimi anni

Le banche private puntano sull’Asia. Bank of Singapore, Dbs Bank, Citi stanno infatti rafforzando sempre di più la loro presenza in Oriente. L’aumento strategico nei Paesi orientali è dovuto alla crescita di Ultra hight net worth individuals (Uhnwi) avvenuta negli ultimi anni. E dunque, per cercare di catturare questi nuovi potenziali clienti alcune banche hanno deciso di spostarsi direttamente a casa loro. Inoltre, secondo i dati del “Knight Frank 2018 Wealth Report”, il numero di Uhnw con più di 500 milioni di asset nel Medio oriente dovrebbe aumentare del 28% entro il 2022*. Il ramo private della Bank of Singapore ha aperto la nuova sede a febbraio 2017 a Dubai. E Vikram Malhotra, capo del market for south asia e del Medio Oriente, ha dichiarato come fino al 30 settembre c’è stato un aumento su base annua, sulle entrate della banca, del 20%.

Dbs Bank ha invece annunciato di voler far diventare il suo hub di Dubai una base strategica di tutta l’aria mediorientale e di voler aumentare il numero di private banker nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è dunque passare dagli attuali 20 a 40 nuovi dipendenti. La banca ha inoltre riferito che gli incassi del distaccamento in Medio oriente sono cresciuti del 20% negli ultimi sette anni. Trend che confermano gli ultimi dati della ricchezza, verso le zone dell’Asia e del Medio Oriente.

Per quanto riguarda City bank, anche lei spera di poter  potenziare il suo lato private banking in Asia e Medioriente. Per potenziare il settore ha infatti nominato Varun Chugh come global India business, e Puneet Sanwalka come capo dell’India onshore business.

 

*Ricerca Credit Suisse 2018

A livello di paesi la ricchezza è così suddivisa. Gli Usa hanno registrato un aumento di 6,3 mila miliardi di dollari, portando il loro patrimonio complessivo a 98 milia miliardi di dollari. Questo risultato non deve però sorprendere perché gli Usa dal 2008 in poi hanno sempre fatto registrare un aumento della ricchezza totale (e per adulto). Anche nel 2014 e nel 2015 quando a livello globale si era registrata un’inversione di tendenza.
La Cina è arrivata, invece, a occupare il secondo gradino più altro del podio, con un aumento della ricchezza di 2,3 mila miliardi di dollari e raggiungendo un patrimonio totale di 52 mila miliardi di dollari. Una crescita stimata di altri 23 mila miliardi di dollari nei prossimi cinque anni – sottolinea il report – porterebbe dunque la quota cinese della ricchezza globale dall’attuale 16% a poco più del 19% nel 2023.

Giorgia Pacione Di Bello
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