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Aipb: ci vogliono più investimenti in economia reale

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

14 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • ll private banking ha registrato una raccolta netta positiva a conferma che le famiglie nelle fasi di forte incertezza guardano alla consulenza finanziaria professionale come un porto sicuro

  • La consulenza professionale ha evitato che i clienti disinvestissero contabilizzando le perdite improvvise e il valore dei portafogli è tornato nell’arco di un trimestre vicino ai valori antecedenti alla pandemia

ll sistema del private banking può puntare a svolgere un ruolo essenziale in questa fase molto complessa, aiutando le famiglie italiane facoltose a traghettare parte dei propri risparmi verso l’economia reale

Più obbligazioni e meno azioni. Questa la preferenza degli italiani. Rispetto ad altri paesi europei il nostro approccio culturale è totalmente sbilanciato verso questi strumenti piuttosto che altri più rischiosi. “Quello che deve fare l’Italia è avvicinarsi verso questa modalità di investimento (meno obbligazioni)” dichiara Antonella Massari, segretario generale e membro del consiglio di amministrazione di Associazione italiana private banking (Aipb) durante l’audizione presso la commissione permanente delle finanze della Camera dei deputati, sull’indagine conoscitiva sui mercati finanziari al servizio della crescita economica.

Ma come fare per far realizzare questo cambiamento? Secondo Aipb la leva fiscale potrebbe essere un ottimo strumento per perseguire l’obiettivo, in sinergia con le misure straordinarie già approvate dal Parlamento. Interventi che però devono collocarsi in un quadro regolamentare europeo coerente.

“A livello europeo, a nostro avviso andrebbero sciolti alcuni vincoli regolamentari che rendono ancora estremamente complicata la sottoscrizione per le famiglie Private di quote di strumenti finanziari specializzati in economia reale”, spiega il Presidente Aipb, Paolo Langè.

Secondo l’associazione nell’ambito dei lavori della capital market union e della Mifid review, sarebbe importante, per incrementare l’efficacia dell’industria dei servizi di investimento, che i rappresentanti delle istituzioni italiane promuovessero:

  • all’’introduzione di una definizione armonizzata di investitore semi professionalecon criteri di dimensione minima del portafoglio e con il riconoscimento esplicito del valore “abilitante” della consulenza finanziaria
  • all’introduzione di una definizione armonizzata di fondo di investimento alternativo riservato, con criteri di accesso uniformi per gli investitori non professionali e il relativo passaporto europeo per non pregiudicare i gestori italiani rispetto a quelli di altri paesi Ue
  • e ad una revisione mirata della disciplina dei Fondi di investimento di lungo periodo (Eltif) con l’ampliamento delle imprese destinatarie e l’armonizzazione dei requisiti per la commercializzazione

A livello nazionale, precisa Langè si dovrebbe invece puntare su una accelerazione della crescita del mercato italiano degli investimenti in economia reale. E questa può essere favorita da interventi coordinati di politica fiscale che interessino i risparmiatori, perché valutino conveniente investire in fondi specializzati in Pmi italiane, anche in considerazione delle importanti potenzialità che potrebbero riservare i Pir Pmi, le imprese, perché trovino conveniente ricorrere a fonti di finanziamento di lungo periodo complementari al credito bancario e infine i gestori specializzati in mercati privati, perché scelgano l’Italia e creino fondi di investimento specializzati nei settori di nicchia in cui operano le Pmi italiane.

“In particolare, i risparmiatori troverebbero maggiore stimolo a investire in Pmi e infrastrutture tramite quote di fondi (ad esempio Eltif) caratterizzate da un orizzonte temporale di lunghissimo periodo, con l’introduzione di un regime di detrazioni fiscali (analogo a quello già esistente per gli investimenti diretti o indiretti in startup e Pmi innovative) anziché dall’attuale esenzione dei rendimenti finanziari su investimenti in PirPmi,  misura che renderebbe pressoché certa, oltre che immediata, la fruttuosità dell’investimento”, spiega Langè.

Ci sono poi altri due aspetti da non sottovalutare e che devono essere sviluppati. Il primo è il mercato nazionale dei capitali. Questo può diventare più ampio solo assicurando continuità ai benefici fiscali per le imprese che aprono il proprio capitale e ricorrono a fonti alternative di finanziamento, attraverso il rafforzamento dell’agevolazione fiscale denominata “Aiuto alla crescita economica” (Ace) affiancando la possibilità di convertire il beneficio Ace in un credito d’imposta utilizzabile immediatamente e senza limiti in compensazione con altri debiti tributari e contributivi.  Altro punto è il  rifinanziamento e la rimozione del limite temporale previsto per il credito di imposta in relazione alle spese di consulenza connesse alla quotazione. E l’introduzione di un’analoga misura per le spese di consulenza sostenute dalle Pmi che intendano aprire il proprio capitale (oppure offrire in sottoscrizione propri strumenti di debito) ad Oicr imprese di assicurazione e Fia(quali, a mero titolo semplificativo: Eltif, fondi di private equity, fondi di private debt e fondi di credito).

“Infine – conclude Langè – per lo sviluppo di realtà professionali altamente qualificate, residenti in Italia e concentrate su investimenti italiani, in grado di alimentare la canalizzazione dei risparmi privati verso le Pmi potrebbe essere di stimolo un regime fiscale simile a quello previsto per i lavoratori cosiddetti “impatriati”.  Cioè un meccanismo di parziale esenzione per i redditi da lavoro realizzati da professionisti specializzati in possesso di un elevato livello di esperienza, che vengano assunti da società che offrono i servizi finanziari a start-up e Pmi”.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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