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Diamanti, Banco Bpm sospende tre top manager

Diamanti, Banco Bpm sospende tre top manager

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Francesca Conti
Francesca Conti

28 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • I manager ed ex manager sospesi sono Maurizio Faroni, Pietro Gaspardo ex responsabile pianificazione e marketing retail e Angelo Lo Giudice, in precedenza responsabile compliance

  • La banca è pienamente confidente nell’operato dell’Autorità Giudiziaria, a tutela di tutti i soggetti coinvolti

Banco Bpm prende provvedimenti dopo lo scoppio dello scandalo diamanti. Tre top manager dell’istituto milanese sono stati sospesi perché coinvolti nella vicenda. Tra questi anche il direttore generale del Banco, Maurizio Faroni

Prime conseguenze sul management degli istituti coinvolti nello scandalo dei diamanti. Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, in tarda serata del 27 gennaio, ha deciso di sospendere alcuni manager ed ex manager del gruppo, coinvolti nella vicenda dei diamanti. Si tratta del direttore generale della banca, Maurizio Faroni, di Pietro Gaspardo ex responsabile pianificazione e marketing retail e Angelo Lo Giudice, in precedenza responsabile compliance dell’istituto.

“Con riferimento a quanto comunicato in data 20 febbraio 2019, il consiglio di amministrazione della banca, in data odierna, ha preso atto dei contenuti del decreto di sequestro preventivo notificato dalla Guardia di Finanza in relazione alla vicenda diamanti, da cui emerge che le indagini in corso da parte della Procura di Milano riguardano alcuni manager o ex manager del gruppo”, si legge nella nota diffusa da Banco Bpm. Dopo aver elencato i manager coinvolti dal provvedimento, la banca spiega che “il consiglio di amministrazione ha disposto la sospensione cautelare dal servizio. Nel ribadire la natura cautelare del provvedimento assunto, la banca è pienamente confidente nell’operato dell’Autorità Giudiziaria, a tutela di tutti i soggetti coinvolti”.

Gli istituti coinvolti nello scandalo avrebbero favorito l’operatività del business dei diamanti e i reati ipotizzati sono quelli di truffa aggravata e autoriciclaggio. Nel dettaglio, lo scorso 19 gennaio sarebbero stati sequestrati 149 milioni in capo alla fallita Intermarket Diamond Business (Idb), 165 alla Diamond Private Investment (Dpi), 83 milioni al Banco Bpm – Banca Aletti, 32 milioni a Unicredit, 11 milioni a Banca Intesa Sanpaolo e 35 milioni a Mps. L’inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2016, quando le società Idb e Dpi avevano iniziato un’attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche, presentandoli come ‘beni rifugio’, investimenti sicuri e non soggetti speculazioni e oscillazioni di mercato.

Francesca Conti
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