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Metamorfosi del family office

Metamorfosi del family office

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

29 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Anche i family office fanno i conti con l’emergenza sanitaria, ridefinendo modalità di relazione e aggiustando i portafogli

  • A fine 2018 le strutture che offrivano servizi di family office in Italia erano 139, per oltre 78,9 miliardi di euro di asset sotto consulenza

  • La digitalizzazione aprirà in futuro nuove strade anche per i family office, dai contratti a distanza alla comunicazione online

Anche le società di servizi impegnate nella gestione del patrimonio delle grandi famiglie stanno ridefinendo alcune modalità di relazione e sono intervenute sui portafogli. Gli esempi di Cfo sim ed Euforia

In un periodo in cui l’emergenza epidemiologica ha imposto una ridefinizione dei rapporti scavando solchi difensivi tra gli esseri umani, la digitalizzazione si è trasformata in un abilitatore delle relazioni, riuscendo a far prendere un po’ di fiato a settori che, altrimenti, sarebbero rimasti travolti. Sull’onda del cambiamento, anche alcuni family office hanno iniziato a ridisegnare le modalità di interazione con la clientela, oltre a ridefinire le scelte di portafoglio. Ma qual è l’identikit dei family office e come stanno evolvendo nel tempo?

I family office sono società di servizi impegnate nella gestione non solo del patrimonio di una o più famiglie facoltose ma anche di tutte le esigenze dei loro singoli componenti. Secondo i dati dell’ultimo report di Magastat sul private banking in Italia, a fine 2018 le strutture che offrivano servizi di family office in Italia erano 139, per oltre 78,9 miliardi di euro di asset sotto consulenza. Di questi, i single family office (che amministrano il patrimonio di una singola famiglia) rappresentavano il 79,9%, mentre i multi-family office (che offrono servizi a un gruppo di famiglie e possono anche indossare le vesti di azionisti della struttura) raggiungevano il 20,1% del totale. Inoltre, bisogna distinguere i family office indipendenti da quelli di matrice bancaria che, generalmente, “hanno costi nettamente più bassi e prodotti e servizi meno personalizzati”, spiega Marco Mazzoni, fondatore e presidente di Magstat, interpellato da We Wealth.

In questo contesto, secondo Andrea Caraceni, amministratore delegato di Cfo Sim, stiamo assistendo ad alcuni trend che sono partiti ben prima della diffusione del coronavirus. In particolare, le banche e le istituzioni finanziarie si stanno aggregando sempre di più e questo gigantismo porterebbe a una riduzione delle commissioni, anche se i costi fissi continuano ad aumentare. Un contesto che aprirebbe di conseguenza la strada ai family office indipendenti che, se da un lato “stanno crescendo sempre meno”, dall’altro potrebbero avere delle buone opportunità per “prendere il posto delle vecchie banche private, offrendo servizi sempre più personalizzati”, spiega Caraceni.

Ma in che misura la diffusione della pandemia sta incidendo oggi sulle scelte di portafoglio? “Quando il mercato va in crisi, bisogna coprirsi dal rischio – continua il manager –. Si iniziano a sviluppare così delle strategie di gestione con un orizzonte temporale più lungo, che possono prevedere anche dei titoli un po’ meno liquidi”. Secondo Caraceni, i family office devono puntare in particolare su tre linee d’azione: occuparsi della ricchezza delle famiglie e, sulla base delle loro esigenze, creare dei meccanismi che permettano di continuare a garantire una rendita, e infine supportare la corporate finance, vale a dire la finanza al servizio delle aziende di proprietà della famiglia o gli investimenti diretti in attività produttive.

Secondo Gianmario Corniola, managing partner di Euforia, family office focalizzato esclusivamente sull’asset allocation strategica e sulla rendicontazione contabile dell’intero patrimonio finanziario, l’esposizione del portafoglio alle diverse classi di attivo è la principale determinante del suo profilo di rischio e rendimento. “In questa fase è stato fondamentale assistere i clienti nel valutare se la loro asset allocation strategica fosse ancora attuale e coerente con le esigenze della famiglia e verificare che i singoli portafogli d’investimento riflettessero tale allocazione”, spiega. Se il mix tra le varie asset class è corretto, precisa, “la volatilità del breve o medio-periodo è più facilmente sopportabile”. In caso contrario, se, ad esempio, il peso azionario effettivo oggi risultasse inferiore a quello strategico di lungo periodo, si aprirebbe una “finestra interessante per procedere a un ribilanciamento del portafoglio”. “Siamo in una situazione che, oltre alla volatilità, genera anche delle opportunità – precisa Corniola – se c’è spazio per rivedere l’asset allocation assumendo qualche rischio in più, questa potrebbe essere l’occasione più favorevole per farlo”.

Il cerchio si chiude con la digitalizzazione, vero volano del settore. “Stiamo migliorando il rapporto con il cliente, accelerando anche la firma dei contratti a distanza – interviene Caraceni –. È un processo dal quale non si torna indietro, ma la digitalizzazione deve essere un supporto, i rapporti continueranno a essere personali”. “Il nostro è anche un lavoro di supporto psicologico – aggiunge Corniola – le piattaforme per le video conferenze sono strumenti che permettono di sentirsi più connessi. Anche in futuro, quando non saranno più l’unica strada percorribile, potremo mantenere attivo il dialogo attraverso queste modalità. Si tratta di un cambiamento irreversibile”.

Rita Annunziata
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