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Quando la fiduciaria è il viatico per un finanziamento

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Elio Macchia
Elio Macchia

22 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Quando occorre finanziare la propria azienda, il ricorso all’intermediario è necessario per risolvere aspetti fiscali legati all’articolazione del patrimonio ed alla complessità dell’operazione

Sono stato sempre un sostenitore dell’idea che l’attività di un consulente finanziario debba estendersi al di là della propria competenza professionale. Il promotore finanziario non può limitarsi solo a gestire gli investimenti, ma dovrebbe aspirare a diventare il “fiduciario” del proprio cliente in modo da poterlo consigliare nella gestione del patrimonio nella sua interezza. Per poter svolgere in modo ottimale tale ruolo è necessario che il consulente finanziario abbia una visuale completa del patrimonio del cliente.

Il compito diventa ancor più arduo laddove il cliente sia anche un imprenditore. In questi casi la situazione personale patrimoniale si intreccia con la situazione patrimoniale aziendale e, pertanto, fornire una consulenza che consenta di soddisfare i desideri dell’imprenditore e che sia ottimale da un punto di vista economico è molto importante.

Analogo discorso riguarda anche la società fiduciaria che svolge la propria attività in un’ottica di servizio di family office. Solitamente la persona che si affida a una società fiduciaria, proprio per il rapporto di fiducia che si instaura, tende a rendere noto l’impiego del proprio patrimonio al fine di addivenire a una sua gestione omogenea anche da un punto di vista fiscale.

Proprio in tale circostanza ho dovuto gestire la situazione di un cliente/imprenditore che aveva intenzione di finanziare la propria società e stava valutando le diverse possibili alternative. Analizzando la composizione del patrimonio del cliente è emerso che lo stesso aveva sottoscritto, per il tramite di un mandato fiduciario, una polizza unit linked con una compagnia assicurativa estera. La polizza era depositata presso un intermediario bancario estero. Tale circostanza ha comportato che l’attività di ricerca del finanziamento è iniziata consultando direttamente la banca estera depositaria della polizza. Quest’ultima ha manifestato la disponibilità a erogare il finanziamento richiesto domandando, quale garanzia, che parte della polizza assicurativa venisse assoggettata a pegno.

Ulteriore particolarità era che il finanziamento poteva essere erogato al cliente solo in presenza di un mandato fiduciario. Il ricorso alla società fiduciaria diventa indispensabile in quanto l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 89/E del 25 settembre 2012 precisa che i redditi di capitale (tra cui gli interessi attivi su finanziamenti) prodotti da soggetti non residenti in Italia devono essere assoggettati a una ritenuta a titolo d’imposta. Non avendo la banca estera una stabile organizzazione in Italia, è necessario che la ritenuta a titolo d’imposta sugli interessi attivi ricevuti venga applicata da un sostituto d’imposta quale la società fiduciaria. Quest’ultima provvederà a versare la ritenuta allo Stato Italiano per conto della banca estera, unico soggetto passivo d’imposta. Le condizioni economiche, se confrontate con altre entità bancarie, sono risultate estremamente vantaggiose e hanno indotto il cliente a optare per il finanziamento proposto dalla banca estera.

Per poter procedere in tal senso il cliente ha sottoscritto, con la stessa fiduciaria utilizzata per la sottoscrizione della polizza unit linked, (i) un nuovo mandato fiduciario ai sensi e per gli effetti della Legge 23 novembre 1939, n. 1969 avente ad oggetto la gestione della liquidità derivante dal finanziamento richiesto e (ii) le relative istruzioni operative.

Nelle istruzioni inviate alla fiduciaria, il fiduciante ha espresso la volontà di sottoscrivere un contratto di finanziamento con la banca estera da lui esclusivamente individuata mettendo a pegno la polizza assicurativa di cui risulta essere il contraente impegnandosi, altresì, a provvedere, a prima richiesta della banca, a corrispondere l’eventuale scoperto che dovesse sussistere a seguito della realizzazione della garanzia.

A seguito delle istruzioni rilasciate dal fiduciante e alla manifestata disponibilità della banca estera, tutte le parti (i.e. fiduciante, fiduciaria e banca) hanno sottoscritto un atto di riconoscimento di debito.

In tale atto viene:
■ espressa la volontà del cliente di sottoscrivere un contratto di finanziamento con la banca estera da lui individuata;
■ indicato l’obbligo della banca estera di provvedere al versamento della ritenuta sugli interessi attivi percepiti;
■ conferito l’incarico, da parte della banca estera alla fiduciaria, di provvedere a versare la citata ritenuta;
■ limitata la responsabilità della fiduciaria ai beni a essa intestati per conto del fiduciante; cosicché qualora i beni non fossero sufficienti a rimborsare il finanziamento, la banca estera sarà legittimata a intraprendere le azioni dirette al recupero delle maggiori somme dovute direttamente nei confronti del fiduciante, il quale si riconosce debitore della banca.

Sottoscritta la documentazione indicata, la fiduciaria ha proceduto a formalizzare alla banca la richiesta del finanziamento nonché a sottoscrivere l’atto di pegno della polizza. Ricevuto il finanziamento, la fiduciaria ha provveduto a inoltrarlo direttamente sul conto corrente del cliente/fiduciante, il quale ha provveduto a effettuare il finanziamento alla sua società.

Il pagamento degli interessi passivi da parte del cliente avviene, come detto, per il tramite della società fiduciaria, la quale provvede a calcolare e trattenere la ritenuta a titolo d’imposta per conto della banca estera.

Nella fattispecie sopra descritta il cliente ha realizzato diverse situazioni a lui favorevoli in quanto (i) ha mantenuto una discreta riservatezza non avendo l’obbligo di indicare il finanziamento ricevuto nel proprio quadro RW, (ii) non ha utilizzato risorse proprie e, infine, (iii) il rendimento realizzato dalla gestione della polizza, utilizzata quale garanzia, viene quasi integralmente impiegato nel pagamento degliinteressi passivi maturati dal finanziamento ottenuto.

Elio Macchia
Elio Macchia
Dopo aver prestato la propria attività professionale in uno studio tributario internazionale ha collaborato con Unione Fiduciaria S.p.A. nell’ambito della pianificazione successoria e degli strumenti di protezione del patrimonio. Dal 2016 è legal counsel nella società fiduciaria Crossfid S.p.A. e amministratore delegato di una Trust Company Italiana.
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